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Home - Tribunale Foggia, presidente prima sezione penale guida il fronte del “No” alla riforma della giustizia

Tribunale Foggia, presidente prima sezione penale guida il fronte del “No” alla riforma della giustizia

Cresce il movimento “Giusto dire No”, nato per opporsi al referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati. “Non è una battaglia di categoria, ma per i diritti dei cittadini”

Di Redazione
31 Ottobre 2025
in Foggia, Politica
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Un costituzionalista e avvocato penalista, non un magistrato, deciso ad aprire un confronto a tutti i livelli. Il popolo dei contrari alla riforma della Giustizia gioca la sua prima carta contro il referendum per la legge sulla separazione delle carriere dei magistrati: è Enrico Grosso il presidente onorario del comitato ‘Giusto dire No’, uno slogan riferito alla consultazione che si svolgerà in primavera.

“Gli interlocutori sono tutti egualmente degni di essere coinvolti, compresa la premier Meloni e l’esecutivo, ma bisognerebbe però cominciare a far sì che del dibattito sulle riforme si riappropriassero i cittadini”, spiega Grosso alla sua presentazione nella sede dell’Anm in Cassazione a Roma. Al suo fianco l’altro leader del comitato, il presidente della prima sezione penale del tribunale di Foggia, Antonio Diella, che chiarisce: “Il nostro non è il comitato dei magistrati, ma è di tutti: docenti universitari, avvocati o qualsiasi altro cittadino. Non rappresenta una casta né una corporazione e non possono farne parte persone che hanno, oppure hanno avuto, incarichi di natura politica. Vogliamo soltanto spiegare che questa riforma non accorcia i tempi dei processi, ma colpisce i diritti dei cittadini”.

Parole a cui replica il Guardasigilli Carlo Nordio: “Nessuno ha mai detto che la riforma avrebbe reso i processi più veloci. Su questo stiamo operando con altri provvedimenti”, spiega il ministro. E una sorta di replica arriva anche dal sottosegretario Alfredo Mantovano, che prima allude a futuri interventi sulla responsabilità civile dei magistrati, spiegando che “è qualcosa che può incidere anche sull’efficienza”, poi dà l’affondo: “I pieni poteri – dice – sono di chi per via giudiziaria blocca la politica dell’immigrazione impedendo le espulsioni” o “di chi blocca la politica industriale fermando gli impianti” o ancora di chi non dà seguito alle indagini per i disordini a Roma. E il centrodestra, come i fautori del ‘No’, non resta fermo. I parlamentari di maggioranza si sono già attivati per la richiesta del referendum e dalla prossima settimana partirà la raccolta delle firme. Per i deputati servono in tutto 80 firme, mentre al Senato ne bastano 41. Il passaggio segue la richiesta formale che i capigruppo del centrodestra delle due camere hanno inviato ai rispettivi segretari generali. Ci sono tre mesi di tempo per raccogliere le firme e il successivo passaggio sarà il loro deposito in Cassazione.

“Noi siamo tutti un comitato del Sì – dice Maurizio Gasparri – non c’è bisogno di una struttura centrale. Servono dieci, cento, mille comitati”. L’intento principale, forse il più impegnativo, per il fronte del ‘No’, sarà di riuscire a far comprendere ai cittadini le proprie motivazioni con parole prive di tecnicismi. Proprio per questo nei prossimi giorni saranno ufficializzati i nomi di personaggi dello spettacolo e della cultura, pronti a scendere in campo: tra questi, gli attori Sabina Guzzanti e Antonio Albanese.

“Spiegheremo le nostre ragioni andando al cuore. Tutti gli altri discorsi non c’entrano nulla con la riforma, che non è il caso Garlasco, né i processi televisivi, né i sogni irrealizzati di qualcuno”, prosegue Diella, mentre Grosso aggiunge che “è in gioco la credibilità del sistema giustizia e perciò questa deve essere la battaglia dei cittadini contro una riforma sbagliata, non contro il governo”. Per il costituzionalista la separazione delle carriere non c’entra nulla.

“Si è voluto toccare la Costituzione – dice – perché la posta in gioco è ben altra: si mina l’indipendenza della magistratura. Viene depotenziato il Csm sdoppiandolo, si introduce il sorteggio e infine viene sottratta la funzione disciplinare: questi tre pezzi attenuano e indeboliscono il principio di autonomia e dipendenza della magistratura da altri poteri, in particolare dalla politica”. Infine la stoccata ad Antonio Di Pietro, l’uomo simbolo di Mani Pulite, favorevole alla riforma, che ora i fautori del ‘Sì’ vorrebbero come propria bandiera. “Lui se la prende con le correnti, ma il sistema opaco di Palamara è ormai consegnato alla storia e gli stessi magistrati hanno fatto pulizia, quindi l’obiettivo polemico di Di Pietro è in ritardo”, dice Grosso. Intanto l’Anm, attraverso il suo segretario generale Rocco Maruotti, annuncia la disponibilità del sindacato ad un confronto in tv – la proposta è arrivata da SkyTg24 – con il ministro Nordio. (Ansa)

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Tags: Alfredo MantovanoAnmantonio diellaattualitàCarlo Nordiocomitato Giusto dire NoCostituzionediritti cittadiniEnrico GrossoFoggiamagistraturaPoliticareferendum giustiziariforma giustiziaseparazione carriereTribunale di Foggia
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