In Italia, raccontare la verità può costare caro. Non solo in termini di fatica, ma anche – e troppo spesso – di paura. L’ultimo inquietante segnale è arrivato da Pomezia, dove un ordigno è esploso sotto l’auto di Sigfrido Ranucci, giornalista e conduttore di Report. Un attentato vero e proprio, contro un cronista che da anni porta avanti inchieste scomode sui rapporti tra potere, affari e criminalità.
L’episodio, condannato da tutte le principali istituzioni, è stato definito da Roberto Saviano “un attacco al diritto di informare e di essere informati”. Ma non si tratta di un caso isolato: Ranucci è anche uno dei giornalisti più querelati d’Italia, con 176 denunce ricevute per aver fatto il suo lavoro. E qui entra in gioco la parola chiave del dibattito sollevato da Saviano: SLAPP, acronimo di Strategic Lawsuits Against Public Participation, ovvero le azioni legali bavaglio.
“Non servono per cercare giustizia – spiega Saviano nei suoi post – ma per zittire chi critica il potere”. Denunce o richieste di risarcimento esorbitanti, intentate da politici o imprenditori contro giornalisti e attivisti. Anche se nel 90% dei casi vengono archiviate, il danno è già fatto: anni di stress, spese legali, reputazione compromessa. “L’obiettivo non è vincere, ma intimidire”, scrive Saviano.
E i numeri sono allarmanti. L’Italia è prima in Europa per numero di SLAPP, con il 25,5% di tutte le querele bavaglio dell’Unione Europea. E nella classifica mondiale sulla libertà di stampa 2025, il nostro Paese è sceso al 49° posto su 180, il peggiore dell’Europa occidentale.
Non è un problema astratto. È una realtà che viviamo anche noi, nella redazione de l’Immediato, in provincia di Foggia. Da anni siamo destinatari di numerose querele, spesso da parte di politici e pubblici amministratori, ma anche da esponenti della criminalità organizzata. Persino l’ex sindaco di Manfredonia Gianni Rotice ci ha querelati, arrivando a utilizzare carta intestata del Comune – come fece, a livello nazionale, Matteo Salvini, che querelò Saviano da ministro dell’Interno su carta del Viminale.
Sono azioni che pesano come macigni sul lavoro di una redazione locale. Ogni udienza è un dispendio di energie e risorse che potrebbero essere impiegate per continuare a raccontare un territorio difficile, dove potere politico, affari e mafia spesso si intrecciano.
Saviano, nel suo appello, invita a un gesto concreto: “La solidarietà vera si manifesta ritirando le querele”. Ma serve anche una risposta strutturale. L’Unione Europea ha approvato una direttiva contro le SLAPP, che dovrà essere recepita dagli Stati membri entro maggio 2026. L’Italia, però, “non ha ancora fatto nulla”, denuncia lo scrittore.
Intanto, nel nostro territorio, attendiamo con fiducia l’arrivo del nuovo procuratore di Foggia. A lui rivolgiamo un auspicio: che il suo mandato segni un cambio di passo nella gestione delle querele temerarie, con un vero filtro preventivo capace di distinguere le denunce legittime dagli abusi del diritto.
Perché il giornalismo non va protetto solo quando esplodono le bombe, ma ogni giorno, quando un cronista apre un fascicolo, fa una domanda scomoda o scrive una verità che qualcuno non vuole leggere.










