Chi ha ucciso Leonardo Ricucci e perché? Dagli investigatori vige il massimo riserbo sull’ultimo omicidio dell’anno in provincia di Foggia, avvenuto il 16 settembre scorso a Bosco Quarto, località “Sitizzo”, area impervia di Monte Sant’Angelo. Telefonini irraggiungibili e vegetazione fitta hanno reso subito complicato il lavoro dei carabinieri, giunti faticosamente sul posto dopo l’allarme lanciato dai familiari di Ricucci.
Sullo sfondo di questo agguato ci sarebbe ancora una volta la mano della mafia garganica. Il sospetto nasce dalle modalità cruente dell’attentato, tipiche della criminalità montanara. Ricucci sarebbe stato colpito con un fucile a pallettoni, l‘arma che ha sempre contraddistinto i clan del promontorio. La vittima sarebbe stata sfigurata, raggiunta da almeno 5 proiettili, anche al volto. Un’esecuzione in piena regola come se ne sono viste a decine nell’area garganica dagli anni ’70 ad oggi. L’uomo era a bordo della sua Jeep nera quando uno o più sicari l’hanno raggiunto e trucidato senza pietà.
Al momento il caso resta nelle mani della Procura di Foggia, più che altro per motivi tecnici e procedurali, presto potrebbe passare alla DDA, la Direzione distrettuale antimafia di Bari.
La parentela di spicco
Ricucci, 38 anni, detto “Fic secc”, il soprannome della famiglia, faceva il panettiere e si occupava di portare i prodotti appena sfornati anche nei comuni limitrofi a Monte Sant’Angelo. Un precedente penale nel 2013 quando insieme a D’Ercole, uomo noto della criminalità garganica, soprattutto nella zona di Macchia, aggredì un poliziotto a morsi. Ma mentre D’Ercole è ricomparso nell’operazione antimafia “Omnia Nostra” del 2021, Ricucci non è mai figurato nei blitz contro i clan.
Suo cugino di secondo grado era il boss Pasquale Ricucci, all’inizio erroneamente indicato dalle cronache come zio di Leonardo. I padri dei due erano cugini diretti. Pasquale “Fic secc” venne ammazzato la sera dell’11 novembre 2019 a Macchia, davanti alla sua abitazione, mentre rincasava. Per anni nelle fila dei montanari Li Bergolis-Miucci-Lombardone, Pasquale Ricucci, dall’indubbio carisma criminale, era poi passato al vertice degli scissionisti insieme a Matteo Lombardi “A’ Carpnese”, anche lui “ex Li Bergolis”. Il suo clan è stato indicato dai carabinieri per qualche anno con la dicitura Lombardi-Ricucci-La Torre, ma oggi si può parlare di Lombardi-Scirpoli, un’organizzazione criminale messa alle corde da arresti, condanne e collaboratori di giustizia. I vertici, tra cui il mattinatese Francesco Scirpoli, un tempo alleato di Ricucci, sono in attesa della sentenza di “Omnia Nostra”, processo in corso a Foggia.
Nel frattempo un nuovo capitolo sembra potersi aggiungere alla storia, quello di Leonardo Ricucci, all’apparenza un insospettabile, padre di due figli, panettiere, componente dei “Muli Bardati”, gruppo folkloristico che ogni anno sfila verso l’Abbazia di Pulsano per onorare la festa patronale. Qualcuno però lo ha voluto morto, a tal punto da riservargli una morte violenta ed efferata, con le modalità tipiche della mafia garganica.










