Dodici anni dopo. Tanti ne son passati di anni da quando, il 30 aprile 2013, l’ENEA, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie e lo sviluppo economico sostenibile, decise ex abrupto di dismettere l’impianto di ricerca sperimentale delle tecnologie del fotovoltaico per la produzione di energia pulita, aveva impiantato su Monte Aquilone che domina il Tavoliere, nel mezzo della statale Manfredonia-Foggia. Cinque gli ettari per la maggior parte impegnati da apparecchiature sperimentali. L’inaugurazione avvenne nel dicembre del 1986 con grande clamore e tante promesse di sviluppo tecnologico e economico. Un sogno e una speranza durata ventisette anni.
L’abbandono di quella attrezzata sede di una importante ricerca scientifica, è stato repentino e senza alcuna precauzione. I dieci operatori traferiti in altra sede. Quell’oasi altamente tecnica ove si sperimentavano impianti fotovoltaici tra cui quello che veniva definito il rivoluzionario sistema “Delphos” della potenza di 300KW, il più grande impianto fotovoltaico mai costruito in Europa frequentato da scienziati e tecnici e visitato da studenti. Più che un abbandono, una fuga improvvisa: suppellettili, arredi, strumentazioni, attrezzature di lavoro, pannelli fotovoltaici, impianti sperimentali, tutto lasciato lì com’erano. Quella sede fiore all’occhiello della ricerca fotovoltaica votata alla distruzione vandalica, al saccheggio indiscriminato, divelta persino la ringhiera zincata che cingeva l’area dell’Enea.
Un’area rimasta terra di nessuno e nonostante le denunce, nessuno si è preoccupato di intervenire. Nel tempo quel sito è divenuto riferimento e ricettacolo di ogni nefandezza, compreso il deposito dei rifiuti di ogni sorta. A riportare a galla il degrado di quel sito, è arrivata una interrogazione dell’on. Giandiego Gatta, rivolta al sottosegretario all’ambiente e sicurezza energetica, nel corso di un “Questione Time” in Commissione ambiente chiedendo «l’adozione di misure per la bonifica delle aree dismesse, il ripristino dello stato dei luoghi e agli obblighi previsti dal codice dell’ambiente».
Ministero che aveva già interessato l’Enea le cui attività finalizzate alla bonifica del sito, sono sottoposte a monitoraggio, vigilanza e controllo da parte del Ministero dell’ambiente e della sicurezza ambientale. Un iter avviato solo nel febbraio del 2024 allorquando i carabinieri della forestale di Manfredonia hanno accertato lo sversamento di materiali indifferenziati e hanno sottoposto a sequestro il sito, convalidato dalla Procura e affidata la custodia al Comune di Manfredonia. Accertato che quei rifiuti non costituivano minaccia per l’ambiente, l’Enea ha chiesto il dissequestro del sito che è arrivato dopo circa un anno, ad agosto scorso, e avviato, sia pure tra mille difficoltà, le procedure di messa in sicurezza dell’area e delle analisi dei rifiuti.
“Non appena disponibili i risultati delle analisi – è detto nella risposta del Ministero – Enea provvederà prontamente al loro smaltimento, avendo già effettuato in via preventiva un sopralluogo congiunto con l’operatore economico che si occuperà dello smaltimento dei materiali”. Lo stesso Ministero ha nel frattempo richiesto a Regione Puglia, Provincia di Foggia e Comune di Manfredonia, “di fornire ogni informazione sullo stato dei luoghi che possa risultare utile al fini delle valutazioni di competenza del Ministero relative alle funzioni e ai compiti spettanti allo Stato in materia di tutela, prevenzione e riparazione del danno subito”. Un monitoraggio, si spera, che prosegua nel tempo.










