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Home - “Mari e Monti”, rinviate a giudizio 50 persone: alla sbarra il boss Enzo Miucci assieme a parenti e sodali

“Mari e Monti”, rinviate a giudizio 50 persone: alla sbarra il boss Enzo Miucci assieme a parenti e sodali

Udienza a Bari, la decisione dei giudici: tutti a processo. La DDA accusa il clan dei montanari di associazione mafiosa, detenzione e porto abusivo di armi, traffico di stupefacenti ed estorsione

Di Francesco Pesante
19 Settembre 2025
in Cronaca, Gargano
Enzo Miucci, Dino Miucci, Roberto Prencipe, Lorenzo Scarabino, Raffaele Palena e Giovanni Caterino

Enzo Miucci, Dino Miucci, Roberto Prencipe, Lorenzo Scarabino, Raffaele Palena e Giovanni Caterino

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Rinvio a giudizio per 50 persone in “Mari e Monti”, maxi processo al clan dei montanari Li Bergolis-Miucci. Oggi a Bari l’udienza preliminare che ha sancito il destino dell’organizzazione criminale garganica guidata da Enzo Miucci detto “Renzo”, “U’ Criatur” o “Mutanda”, detenuto a Sassari, boss reggente dopo le lunghe carcerazioni inflitte ai fratelli Li Bergolis.

Rito abbreviato per 43 imputati, sette vanno invece a dibattimento, si tratta di Giacomo Loperfido, Fatma Dridi, Michele Guerra, Mario Totta, Alessandra Muraglione, Lorenzo Ricucci detto “Ciacciamucc” e Pasquale Vignola. Il prossimo 24 settembre sarà sciolta la riserva su Dino Miucci (fratello di Enzo) e Raffaele Palena inerente all’ascolto dei pentiti Matteo Pettinicchio e Matteo Lauriola e delle parti offese.

Il procedimento ruota attorno ad una serie di accuse mosse al clan dalla Direzione distrettuale antimafia: si va dall’associazione mafiosa alla detenzione e porto abusivo di armi, dal traffico di stupefacenti a numerosi episodi di estorsione. Determinante potrebbe essere l’apporto proprio dei collaboratori di giustizia, su tutti il 40enne Matteo Pettinicchio, anche lui imputato, ex braccio destro di Miucci, che ha deciso di pentirsi pochi mesi dopo il blitz dell’ottobre 2024.

Parti civili nel procedimento penale i Comuni di Monte Sant’Angelo, Mattinata, Vieste e Manfredonia, la Regione Puglia, alcuni privati (tra le parti offese figurano ditte e società), la FAI Antiracket e l’associazione antimafia di Foggia, “Giovanni Panunzio”.

Il volto del clan 

Nell’elenco degli imputati, ben 50, spiccano nomi noti alle cronache giudiziarie: oltre al già citato Enzo Miucci c’è suo fratello maggiore, Leonardo Miucci detto “Dino”, presunto “uomo degli appalti” tra Manfredonia e Monte Sant’Angelo, Giovanni Caterino (ergastolano, basista della strage di San Marco), Antonio Miucci (figlio di Enzo), Raffaele Palena detto “Strizzaridd”, Roberto Prencipe detto “Roberto della Montagna” o “il Cacciatore” o “Piter”, Marilina Scarabino (compagna di Enzo Miucci) e il fratello Lorenzo. Alla sbarra anche i pentiti, oltre a Pettinicchio c’è Matteo Lauriola (il barbiere del clan), Giuseppe Stramacchia detto “il secco”, Marco Raduano alias “Pallone” e Gianluigi Troiano detto “il minorenne”, questi ultimi due riferimento di Miucci a Vieste.

L’intera inchiesta è il frutto di anni di indagini condotte da carabinieri e polizia giudiziaria sotto la direzione della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, e ha permesso di delineare con precisione la struttura del clan, i ruoli, le alleanze, i territori di influenza e il modus operandi delle attività illecite.

I reati contestati e la strategia del fuoco

Tra le contestazioni figurano episodi violenti, intimidazioni a imprenditori locali, racket su lavori pubblici e attività commerciali, controllo delle piazze di spaccio e una gestione militare del territorio attraverso una rete capillare di affiliati. In alcuni casi, i clan si sarebbero avvalsi anche di roghi dolosi e danneggiamenti per affermare il proprio dominio. Non sono contestati omicidi ma nelle sue dichiarazioni, Pettinicchio ha parlato anche di fatti di sangue accusando il suo ex capo della strage di San Marco in Lamis che Miucci avrebbe compiuto personalmente insieme a Roberto Prencipe, Saverio Tucci e Girolamo Perna, questi ultimi due morti ammazzati a ottobre 2017 e aprile 2019. Al momento non ci sono stati risvolti giudiziari in questo senso e l’unico colpevole accertato resta il basista Caterino.

L’indagine “Mari e Monti” rappresenta l’ennesimo tassello del lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine per smantellare la cupola mafiosa del Gargano, ritenuta responsabile di una lunga scia di sangue e di terrore che ha marchiato a fuoco il territorio. Il processo a Miucci&co. potrebbe diventare la nuova pietra angolare nella lotta alla mafia garganica.

Tutti gli altri nomi

Completano la lista delle persone rinviate a giudizio in “Mari e Monti”, Raffaele Prencipe detto “Arafat”, Nicola Ciliberti, Giuseppe Pio Ciociola detto “Pannone”, Gianmichele Ciuffreda, Libero Colangelo, Giulio Guerra, Claudio Iannoli detto “Cellino”, Giovanni Iannoli detto “Smigol”, Tommaso Tomaiuolo, Pasquale Totaro detto “Farfaridd”, Orazio Pio La Torre, Piergiorgio Quitadamo, Carmine Romano detto “Chicill”, Angelo Totaro detto “Farfaridd”, Michele Guerra, Raffaele Miucci, Marco Primavera, Filomena Primosa, Giacomo Loperfido, Michele Pellegrino, Michele La Torre, Mario Totta, Luigi Mazzamurro, Matteo Armillotta detto “Babbione”, Angela Basta, Donato Bisceglia, Davide Carpano detto “Il ciotto”, Marino Arturo Ciccone, Fatma Dridi, Francesco Gallo, Alessandra Muraglione, Maria Francesca Palumbo, Lorenzo Ricucci detto “Ciacciamucc”, Maria Gaetana Santoro detta “Nella”, Giuseppe Vitulano detto “Tuteppe”, Luigi Ferri detto “Gino”e Pasquale Vignola.

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Tags: garganoLi BergolismafiaMari e MontiMiuccipettinicchioscarabino
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