“La mafia è tornata ad uccidere. Un fatto grave, che scuote profondamente la nostra comunità e che ci richiama ad una consapevolezza fondamentale: non dobbiamo mai abbassare la guardia”. Così il sindaco di Monte Sant’Angelo, Pierpaolo D’Arienzo dopo l’omicidio di Leonardo Ricucci, 38 anni, detto “Fic secc”, come suo cugino, il boss Pasquale Ricucci ammazzato nel 2019. Un altro suo cugino, Giuseppe Ricucci, fratello di Pasquale, scampò invece ad un attentato nel 2021.
Indagini in corso dei carabinieri in località Sitizzo, zona Bosco Quarto, in un’area molto impervia di Monte Sant’Angelo dove è stato ritrovato il cadavere. Il 38enne, che lavorava per il forno di famiglia e portava il pane anche nei comuni limitrofi, sarebbe stato ucciso ieri mentre era in auto nei pressi di una masseria. L’allarme è scattato grazie alla famiglia che non vedendolo rincasare aveva contattato le forze dell’ordine.
Sposato, padre di due figli, Ricucci aveva precedenti: uno dei più noti risale all’estate del 2013 quando morse l’orecchio ad un agente di polizia intervenuto, libero dal servizio, per sedare una rissa stradale.
“Se per tanti anni Monte Sant’Angelo non ha vissuto episodi così drammatici, è grazie alla risposta forte e decisa dello Stato, delle forze dell’ordine, della magistratura, ma anche della comunità, delle sue istituzioni, delle associazioni, delle parrocchie, delle scuole, dei cittadini che hanno scelto da che parte stare – ha proseguito D’Arienzo in una nota pubblicata sui social -. Monte Sant’Angelo è e deve continuare ad essere una città che si oppone con fermezza a ogni forma di violenza e di condizionamento criminale. Le istituzioni e la società civile devono restare unite, oggi più che mai, in un fronte comune di legalità, giustizia e sicurezza. Ai cittadini rivolgo un appello: non lasciamoci intimorire, non cediamo all’indifferenza, custodiamo i valori della nostra comunità. Solo insieme possiamo difendere il futuro dei nostri figli e affermare che la cultura della vita e della legalità è più forte di qualsiasi mafia”.
Al momento l’inchiesta dei carabinieri, che stanno cercando di ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto, è coordinata dalla procura di Foggia ma non è escluso il passaggio alla Direzione distrettuale antimafia di Bari. Il cugino Pasquale Ricucci era negli ultimi anni in guerra con il clan dei montanari Li Bergolis-Miucci che, stando ai pentiti, avrebbe giustiziato “Fic secc” in quel ormai lontano 2019 mentre il boss rincasava nella sua abitazione di Macchia, frazione di Monte Sant’Angelo.









