Il Consiglio comunale di Manfredonia ha nominato il nuovo Collegio dei Revisori dei Conti scegliendo il ragioniere Raffaele Ciccone come presidente, affiancato da Concetta Laura Di Donna e Giovanni Ladisa, estratti a sorte in Prefettura. Un atto che avrebbe dovuto rappresentare un semplice adempimento istituzionale si è trasformato, invece, in un momento di frattura politica. La maggioranza non è riuscita a mostrarsi compatta: un consigliere di Europa Verde e un “franco tiratore” hanno disatteso le indicazioni di coalizione, aprendo crepe che la minoranza non ha mancato di sottolineare.
La linea della minoranza: “Atto politico, non tecnico”
I consiglieri di opposizione Antonio Tasso (Sipontum) e Massimiliano Ritucci (AgiAMO) hanno scelto la scheda bianca, come tutto il fronte della minoranza, spiegando le ragioni di una decisione che non voleva passare inosservata. Entrambi hanno rivendicato la necessità di un vero cambio di passo rispetto al passato, quando il rapporto tra controllori e controllati aveva sollevato dubbi sulla reale indipendenza dei Revisori.
Per Tasso si è trattato del “primo vero atto di discontinuità” rispetto a un’amministrazione segnata da commissariamenti e opacità. Ma, ha aggiunto, la scelta non basta: “Manca un’Operazione verità sui conti, resta irrisolta la vicenda delle cartelle Tari, ci sono silenzi sulla questione C&C e alcune nomine che ripropongono vecchie logiche politiche. Così il cambiamento rischia di restare solo uno slogan”.
Ritucci, dal canto suo, ha insistito sul carattere politico della nomina: “Il presidente dei Revisori non è una figura neutra: i verbali e le relazioni guidano le decisioni dei consiglieri e incidono sulla vita della città. Dopo decenni di squilibri e controlli mancati, non è più tempo di ambiguità. Se vogliamo trasparenza, bisogna fugare i sospetti di legami tra controllore e controllato e avviare verifiche serie e puntuali sui conti pubblici”.
Una maggioranza già divisa
Il vero nodo emerso dal Consiglio è la difficoltà della maggioranza a mantenere l’unità. La spaccatura sul voto ha rappresentato un segnale politico che la minoranza ha colto al volo per rilanciare la propria linea: disponibilità a collaborare sui temi concreti, ma solo a fronte di garanzie su una riorganizzazione radicale del settore economico-finanziario.
Così, una nomina che avrebbe potuto passare sotto silenzio si è trasformata in un banco di prova politico. Da un lato una maggioranza che fatica a tenere le fila, dall’altro una minoranza che, pur scegliendo la scheda bianca, è riuscita a orientare il dibattito portando al centro la questione cruciale: la trasparenza dei conti pubblici e la reale discontinuità con un passato che ha condotto il Comune fino al predissesto.











