Una notte di fuoco, un’auto che va in cenere e una ferita che resta impressa nella carne viva di chi subisce. È quanto accaduto nei giorni attorno a Ferragosto a Margherita di Savoia, dove diverse vetture sono state incendiate. Tra le vittime c’è anche un cittadino che, durante il viaggio di rientro, ha deciso di mettere nero su bianco i suoi pensieri in una lunga lettera, chiedendo che venisse diffusa in forma anonima. Un testo che non è solo sfogo personale, ma il racconto di un dolore e insieme l’appello a una comunità intera.
Di seguito riportiamo integralmente la lettera.
La lettera
“Questa volta non sono riuscito a trattenere le lacrime. Le ho versate non solo per l’incendio della mia auto, ma per tutto quello che esso significa. Una macchina si può ricomprare, ma la ferita che resta dentro è un’altra cosa. È un marchio che segna l’anima.
Ho visto con i miei occhi le fiamme divorare ciò che con sacrificio avevo comprato. Ho visto la cattiveria, l’inciviltà, la mano di qualcuno che ha deciso che io dovevo essere la sua vittima. Non so chi sia, non so perché l’abbia fatto. Ma so che dietro quel gesto c’è un mondo marcio, che non può essere lasciato passare come se nulla fosse.
Non è solo un’auto a bruciare: è un pezzo di vita, è il segno di un paese che rischia di abituarsi all’illegalità, di accettarla come fosse normale. E questo non possiamo permetterlo. Non lo posso permettere io che l’ho subito sulla mia pelle, e non lo possono permettere i miei concittadini.
Scrivo questa lettera non per suscitare pena, ma per chiedere che da questo ennesimo episodio nasca una riflessione collettiva. Che serva a scuotere le coscienze, a dire basta all’indifferenza, a dire che non è normale vivere nella paura.
Io non ho paura di firmarla con il mio nome, ma scelgo l’anonimato per un motivo semplice: perché ciò che conta non è chi sono io, ma il messaggio che voglio lanciare. Voglio che arrivi forte e chiaro a tutti: non si può più far finta di niente.
La politica, le istituzioni, le forze dell’ordine, i cittadini: tutti dobbiamo fare la nostra parte. Non servono solo parole, non bastano più le promesse. Serve una svolta concreta, serve il coraggio di cambiare davvero.
Ho pianto, sì. Ma dalle lacrime nasce anche la determinazione. La determinazione a non rassegnarmi, a non lasciare che la mia città venga soffocata dalla violenza e dal silenzio.
Questo è il mio addio: un addio al silenzio, all’indifferenza, alla rassegnazione. È l’addio con tutto l’amore possibile verso questa terra, che nonostante tutto resta la mia. Un amore che mi spinge a chiedere a gran voce: cambiamo, insieme. Perché non ci sia mai più un’altra notte di fuoco a Margherita di Savoia”.
Un appello che riguarda tutti
Le parole affidate a questa lettera non sono solo lo sfogo di chi ha perso un bene materiale, ma il grido di dolore di chi chiede sicurezza, giustizia, comunità. Un grido che non può restare inascoltato.










