Raffaele Tolonese, 66 anni, detto “Rafanill”, storico boss della “Società foggiana” e volto di spicco del clan Trisciuoglio-Tolonese, è tornato dietro le sbarre. L’arresto risale a qualche settimana fa, ma la notizia è emersa solo ora: il mafioso è stato colto in flagranza di reato per ricettazione, alterazione di un’arma e violazione della sorveglianza speciale. L’arma in questione è una pistola-giocattolo modificata, che secondo gli investigatori sarebbe potenzialmente in grado di sparare.
Il ritrovamento è avvenuto durante una perquisizione nell’abitazione di Orta Nova, dove Tolonese si era stabilito nel marzo 2013, dopo la scarcerazione per il maxi-processo “Corona”, che lo aveva condannato per mafia, estorsioni e traffico di droga. La pistola era nascosta sul pianerottolo, accanto a un bidone della spazzatura.
L’interrogatorio e la difesa: “Sono innocente”
Davanti al gip, l’imputato ha negato ogni addebito: “L’arma non è mia”. La difesa ha chiesto la scarcerazione sostenendo che non ci sono prove del possesso dell’arma e che la stessa non è effettivamente funzionante. Il legale ha chiesto l’incidente probatorio per una valutazione tecnica, ma il giudice ha convalidato l’arresto e disposto il ritorno in carcere, ritenendo fondata l’ipotesi che l’arma possa effettivamente sparare.
La scalata nella “Società foggiana”
La figura di “Rafanill” è storicamente centrale nella cronaca giudiziaria della mafia di Capitanata. Becchino di professione, il boss ha attraversato quarant’anni di indagini e processi: dalla condanna per mafia nel maxi-processo Panunzio degli anni ’90, alla latitanza e successiva cattura nel 2001, fino alla sua ascesa al vertice del clan Trisciuoglio-Prencipe-Tolonese, una delle tre batterie della Società foggiana.
Nel 2006, scarcerato dopo una condanna per mafia, stringe un’alleanza con Federico Trisciuoglio detto “Enrichetto lo zoppo”, morto nel 2022 dopo una lunga malattia, e l’ex rivale Roberto Sinesi alias “Lo zio” gestendo il lucroso settore dei funerali a Foggia. Secondo le indagini, le agenzie funebri estranee al cartello dovevano pagare 500 euro di pizzo per ogni servizio. Da quell’inchiesta scaturì l’operazione Osiride del 2007, con 38 imputati e 20 condanne. A Tolonese furono inflitti 5 anni.
L’assoluzione per omicidio e le nuove inchieste
Nel 2010 fu accusato anche dell’omicidio di Francesco Vodola, ucciso a Carapelle da un killer travestito da donna, ma fu assolto. Dopo la scarcerazione del 2011, seguì un nuovo arresto nel blitz “Hurt Locker”, da cui uscì assolto. L’ultimo pesante colpo giudiziario arrivò con il blitz “Corona” del 2013: 10 anni di condanna per mafia, sei estorsioni, traffico di droga dalla Spagna, armi, ricettazione e riciclaggio. Tolonese scontò quasi dieci anni, in parte al 41 bis a Sassari, prima di uscire il 10 marzo 2023.
Trasferitosi a Orta Nova, aveva ricominciato una vita apparentemente tranquilla, ma la recente perquisizione ha riacceso i riflettori sul boss dei funerali. Per gli inquirenti, l’arma modificata non è un semplice giocattolo, ma un potenziale strumento di offesa, e la violazione delle regole della sorveglianza è stata evidente. Da qui il nuovo arresto.
Un passato ingombrante e un presente di nuovo in carcere
Il curriculum criminale di Tolonese comprende oltre venti procedimenti, tra condanne e assoluzioni, per reati che vanno dall’associazione mafiosa all’estorsione, dal traffico di droga alle armi, dalla rapina alla ricettazione. Un passato ingombrante che continua a seguirlo, come dimostra quest’ultimo arresto. E se lui continua a proclamarsi innocente, per la giustizia la sua ombra sul territorio è tutt’altro che svanita.
Tolonese era l’unico boss storico di Foggia in libertà. Gli altri, Rocco Moretti, il figlio Pasquale, Roberto Sinesi, il figlio Francesco e i fratelli Francavilla sono tutti in galera da tempo mentre gli ex alleati di “Rafanill”, Federico Trisciuoglio e Salvatore Prencipe sono deceduti, il primo per una malattia, il secondo ammazzato alla periferia di Foggia due anni fa.









