Colpo della Guardia di Finanza al patrimonio illecito di due noti imprenditori di Brindisi, marito e moglie, già condannati in via definitiva nel 2020 per una lunga serie di reati, tra cui estorsione ai danni dei lavoratori, autoriciclaggio, lesioni colpose e falso. Si tratta di Vincenzo Magrì, 72 anni e Maria Lucia Scatigna, di 52, riconducibili alla società MagrìArreda, Su disposizione della Procura della Repubblica di Brindisi, i finanzieri del Comando provinciale hanno dato esecuzione a un’ordinanza di confisca definitiva di beni mobili, immobili, quote societarie e disponibilità finanziarie, per un valore complessivo di circa 3,5 milioni di euro.
L’operazione riguarda aziende attive nel commercio al dettaglio di mobili per la casa, con numerosi punti vendita distribuiti in Puglia (Brindisi, Lecce, Bari, Foggia), Basilicata (Matera) e Lombardia (Milano).
Un patrimonio sproporzionato ai redditi
La confisca rappresenta l’epilogo di una complessa inchiesta giudiziaria avviata anni fa. Dopo la condanna penale, il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria ha avviato accertamenti patrimoniali volti a disporre la cosiddetta confisca “allargata” ai sensi dell’articolo 240-bis del codice penale. Le indagini hanno ricostruito nel dettaglio gli investimenti effettuati con i proventi illeciti e rilevato come il patrimonio accumulato, direttamente o tramite prestanome, risultasse nettamente sproporzionato rispetto alla capacità reddituale ufficialmente dichiarata.
Decisivo è stato il lavoro investigativo svolto attraverso analisi di documentazione bancaria, acquisizioni di atti e informazioni, che hanno permesso di svelare un vero e proprio impero economico occulto.
Obiettivo: sottrarre ricchezza al crimine
“La confisca – spiegano dalla Guardia di Finanza – ha permesso l’ablazione definitiva della ricchezza accumulata illegalmente, in linea con la missione primaria del Corpo: colpire i patrimoni illeciti per ripristinare le condizioni di trasparenza e legalità nel tessuto economico”.
L’operazione testimonia l’impegno costante delle Fiamme Gialle nella lotta all’inquinamento dell’economia legale, contrastando chi costruisce fortune economiche sfruttando il lavoro e violando la legge, a discapito delle imprese oneste.
“Solo restituendo alla collettività quanto illecitamente sottratto – si legge nella nota – si può ristabilire un sano equilibrio tra legalità e concorrenza nel mercato, creando un contesto favorevole allo sviluppo e alla sicurezza sociale”.










