Si terrà il 9 settembre 2025 davanti al giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Bari l’udienza camerale a carico di cinquanta imputati nel procedimento “Mari e Monti” che ricostruisce l’organizzazione e le attività criminali del clan Li Bergolis-Miucci, operante sul Gargano, e guidato — secondo l’accusa — da Enzo Miucci, 42 anni detto “Renzino”, “Mutanda” o “U’ Criatur”, detenuto e considerato il capo dell’omonimo gruppo mafioso legato alla cosiddetta mafia dei montanari.
Il procedimento punta a decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Direzione distrettuale antimafia per un mosaico di accuse che vanno dall’associazione mafiosa alla detenzione e porto abusivo di armi, dal traffico di stupefacenti a numerosi episodi di estorsione.
Il volto del clan
Nell’elenco degli imputati spiccano nomi noti alle cronache giudiziarie: oltre al già citato Enzo Miucci c’è suo fratello maggiore, Leonardo Miucci detto “Dino”, Giovanni Caterino (ergastolano, basista della strage di San Marco), Antonio Miucci (figlio di Enzo), Raffaele Palena detto “Strizzaridd”, Roberto Prencipe detto “Roberto della Montagna” o “il Cacciatore”, Marilina Scarabino (compagna di Enzo Miucci) e il fratello Lorenzo. Alla sbarra anche i pentiti Matteo Pettinicchio, ex braccio destro del boss, Matteo Lauriola (il barbiere del clan), Giuseppe Stramacchia detto “il secco”, Marco Raduano alias “Pallone” e Gianluigi Troiano detto “il minorenne”, questi ultimi due riferimento di Miucci a Vieste. Lunga la lista delle parti offese tra cui i Comuni di Manfredonia, Monte Sant’Angelo, Mattinata e Vieste.
L’intera inchiesta è il frutto di anni di indagini condotte da carabinieri e polizia giudiziaria sotto la direzione della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, e ha permesso di delineare con precisione la struttura del clan, i ruoli, le alleanze, i territori di influenza e il modus operandi delle attività illecite.
Alcuni imputati, come risulta dal decreto, risultano già detenuti in diversi istituti penitenziari del Paese. Enzo Miucci si trova a Sassari, il fratello Dino a Siracusa.
I reati contestati e la strategia del fuoco
Tra le contestazioni figurano episodi violenti, intimidazioni a imprenditori locali, racket su lavori pubblici e attività commerciali, controllo delle piazze di spaccio e una gestione militare del territorio attraverso una rete capillare di affiliati. In alcuni casi, i clan si sarebbero avvalsi anche di roghi dolosi e danneggiamenti per affermare il proprio dominio.
L’indagine rappresenta l’ennesimo tassello del lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine per smantellare la cupola mafiosa del Gargano, ritenuta responsabile di una lunga scia di sangue e di terrore che ha marchiato a fuoco il territorio. Il processo a Miucci&co. potrebbe diventare la nuova pietra angolare nella lotta alla mafia garganica.
Tutti gli altri nomi
Completano la lista delle persone coinvolte in “Mari e Monti”, Raffaele Prencipe detto “Arafat”, Nicola Ciliberti, Giuseppe Pio Ciociola detto “Pannone”, Gianmichele Ciuffreda, Libero Colangelo, Giulio Guerra, Claudio Iannoli detto “Cellino”, Giovanni Iannoli detto “Smigol”, Tommaso Tomaiuolo, Pasquale Totaro detto “Farfaridd”, Orazio Pio La Torre, Piergiorgio Quitadamo, Carmine Romano detto “Chicill”, Angelo Totaro detto “Farfaridd”, Michele Guerra, Raffaele Miucci, Marco Primavera, Filomena Primosa, Giacomo Loperfido, Michele Pellegrino, Michele La Torre, Mario Totta, Luigi Mazzamurro, Matteo Armillotta detto “Babbione”, Angela Basta, Donato Bisceglia, Davide Carpano detto “Il ciotto”, Marino Arturo Ciccone, Fatma Dridi, Francesco Gallo, Alessandra Muraglione, Maria Francesca Palumbo, Lorenzo Ricucci detto “Ciacciamucc”, Maria Gaetana Santoro detta “Nella”, Giuseppe Vitulano detto “Tuteppe”, Luigi Ferri detto “Gino”e Pasquale Vignola.










