Sono cinque le richieste di condanna, due le proposte di patteggiamento e una posizione ancora sub iudice nel processo abbreviato in corso davanti al gup del Tribunale di Foggia per otto dei nove imputati accusati di far parte della cosiddetta “banda della marmotta”, specializzata in assalti esplosivi ai bancomat in varie regioni italiane.
Una banda ramificata e mobile
Il gruppo, composto da sette foggiani, un torinese e un cittadino bulgaro, avrebbe messo a segno 17 colpi tra il 14 agosto e il 2 ottobre 2024 in Capitanata, nel Barese, in Basilicata, Campania, Lombardia e Piemonte. Secondo l’accusa, in nove casi l’azione è andata a segno per un bottino complessivo di circa 290mila euro, mai recuperato; in otto occasioni invece i tentativi fallirono.
L’operazione dei carabinieri, coordinata dalla Procura di Foggia, scattò il 17 dicembre con otto fermi. Le accuse spaziano dall’associazione per delinquere al furto aggravato, dal porto illegale di esplosivi alla ricettazione: tra i beni rubati figura anche una Maserati.
Le richieste del pm e i nomi coinvolti
Il pubblico ministero, tenendo conto della riduzione di un terzo della pena prevista dal rito abbreviato, ha chiesto 10 anni di reclusione per Angelo Pallotta, 44 anni di Orta Nova, ritenuto il capo del sodalizio. Chiesti inoltre 9 anni e 4 mesi per il compaesano Antonio Battaglini, 46 anni; 6 anni ciascuno per gli ortesi Gabriele Bruno, ventenne, e Domenico Di Leo, diciannovenne, e per Lorenzo Di Michele, 28enne di Ordona.
Sono invece stati pattuiti due patteggiamenti: 3 anni, 7 mesi e 7 giorni per Leonardo De Luca, 52enne di Ordona; 3 anni, 10 mesi e 20 giorni per Georgi Vasilev Ivanov, 28enne bulgaro residente a Carapelle. Rimane ancora da definire la posizione di Pasquale Lagioia, 46enne di Orta Nova: inizialmente si era ipotizzato un patteggiamento a 4 anni, ma anche lui ha scelto il rito abbreviato e la discussione della sua posizione è stata rinviata alla prossima udienza.
Colpi studiati e compiuti in pochi minuti
Stando alla ricostruzione accusatoria, basata su intercettazioni telefoniche e ambientali, la banda pianificava meticolosamente i colpi: sopralluoghi, azione notturna, tempi rapidi. La tecnica era quella della “marmotta”, un ordigno artigianale composto da una pala piatta imbottita di esplosivo che veniva infilata nella bocchetta del bancomat per farlo saltare e accedere ai contanti.
Per agevolare l’operazione, gli assalitori utilizzavano carte di credito prepagate intestate a cittadini stranieri, così da far aprire la bocchetta di erogazione degli sportelli ATM. In caso di successo, bastavano pochi istanti per arraffare i soldi. Non sempre, però, le esplosioni portavano al bottino: diversi bancomat erano dotati di sistemi antifurto che macchiavano le banconote in caso di accesso forzato. Secondo gli inquirenti, la banda aveva escogitato un metodo per ripulire i soldi macchiati e reimmetterli nel circuito economico.
Cinque colpi tra Foggia e provincia
Tra i diciassette assalti, cinque furono messi a segno in provincia di Foggia. Il 14 agosto 2024 colpo riuscito alla Bper di San Nicandro Garganico con un bottino da 6.300 euro. Il 28 agosto e il 6 settembre, ancora a San Nicandro, due tentativi alla Banca Popolare di Milano andarono a vuoto. Il 26 settembre fallì anche l’assalto alla Bpm di San Marco in Lamis, mentre il giorno seguente fu colpita con successo la filiale della stessa banca ad Ascoli Satriano, dove furono portati via 58mila euro.
Ruoli e gerarchie del sodalizio
Secondo la procura, Angelo Pallotta era il promotore e organizzatore dell’associazione: metteva a disposizione una base logistica, coordinava i furti, forniva l’attrezzatura necessaria, assegnava i ruoli e spartiva il bottino. Antonio Battaglini e Lorenzo Di Michele avrebbero seguito le sue direttive, prendendo parte attiva agli assalti e alle spese dell’organizzazione.
Leonardo De Luca era considerato il tecnico esperto nella costruzione degli ordigni esplosivi. Il bulgaro Georgi Vasilev Ivanov avrebbe procurato le carte di credito prepagate, intestate a terzi, indispensabili per l’apertura degli sportelli. Gabriele Bruno, infine, avrebbe svolto funzioni di staffetta o palo durante alcune operazioni. L’udienza per la discussione finale e la sentenza del gup è attesa nelle prossime settimane.











