“Sono Nicola Canonico, presiedo il Foggia da quasi tre anni. La prima volta che vidi Marco Lombardi fu circa due anni e mezzo fa, nella sede della mia azienda a Modugno. Si presentò alla trattativa per la vendita della società. A che titolo? Non ne ho la più pallida idea”. Così comincia l’interrogatorio reso l’8 febbraio 2024 dal presidente del Foggia calcio ai magistrati Bruna Manganelli, della Direzione Distrettuale Antimafia, e Enrico Infante, della procura di Foggia. A riportarlo è La Gazzetta del Mezzogiorno, che ha pubblicato le dichiarazioni del dirigente sentito come testimone a Bari, alla presenza di agenti della squadra mobile e della Digos.
Un mese prima, l’8 gennaio, un chilo di esplosivo era stato piazzato accanto all’auto del figlio di Canonico, Emanuele, anche lui dirigente della squadra con la carica di vice presidente. Un gesto che, secondo gli inquirenti, si inserisce in un disegno più ampio di pressioni mafiose messe in atto da Marco Lombardi, arrestato il 19 maggio insieme ad altri tre indagati foggiani, per costringere l’imprenditore barese a cedere la proprietà del club.
Pressioni, intimidazioni e post contro la dirigenza
Secondo la ricostruzione della Dda, dopo essere stato escluso dalla società sportiva per i suoi precedenti penali, Lombardi avrebbe organizzato una doppia strategia per mettere sotto assedio la presidenza Canonico: da un lato azioni intimidatorie violente — fucilate, incendi e ordigni esplosivi — contro calciatori e dirigenti; dall’altro una campagna diffamatoria pubblica, con attacchi social in cui si accusava Canonico di una gestione fallimentare del club.
“Se Lombardi mi ha mai chiesto qualcosa? Assolutamente no”, ha dichiarato Canonico ai pm. “Non so se si sia innervosito quando ho licenziato la fidanzata, ma da allora ha cominciato ad avere atteggiamenti denigratori tramite la sua pagina Facebook. Ha attaccato tutti: me, chi ci lavora, chi ci aiuta. Sono tutte cose pubbliche”.
L’esplosivo a Modugno e la paura per il figlio
L’imprenditore ha raccontato anche l’episodio dell’esplosivo ritrovato presso la sede della sua azienda edile a Modugno: “In 28 anni non era mai successa una cosa simile. Mio figlio Emanuele ha trovato il pacco ed è rimasto impaurito, è stato un colpo durissimo. Non è facile per un padre vedere il proprio figlio che ha paura anche a camminare”.
E ha precisato che il figlio, pur essendo vice presidente, non ha incarichi gestionali: “Non può nominare nessuno, né firmare contratti”.
La decisione di vendere e l’addio annunciato
Nello stesso interrogatorio, Canonico ha confermato l’intenzione di lasciare la guida del Foggia a fine stagione, spiegando che la decisione era maturata già nell’estate precedente, dopo la sconfitta nello spareggio promozione contro il Lecco: “Ho subito offese per un anno intero. Ma se non viene nessuno a comprare, è un dramma. Mi arrivano soggetti che poi, quando vai a verificare, non sono raccomandabili. Giudice, si metta nei miei panni: io devo lasciare il club a qualcuno di solvibile”.
Il secondo incontro con Lombardi e l’allontanamento
Canonico ha ricordato anche un secondo incontro con Lombardi, circa un mese dopo il primo. Questa volta negli uffici dello stadio Zaccheria: “Lo vidi durante un allenamento e gli chiesi che ci facesse lì. Mi rispose che aveva accompagnato la compagna, appena assunta. Gli dissi che da quel momento in poi chi non era dipendente non poteva entrare. Non lo cacciai, ma gli spiegai le regole. Da allora non l’ho più rivisto”.
Solo dopo, ha aggiunto, venne a conoscenza dei precedenti penali di Lombardi: “Mi dissero di stare attento, che non era un soggetto affidabile. Noi lavoriamo con gli enti pubblici, non possiamo avere rapporti con chiunque”. La donna fu poi licenziata in un’ottica di riduzione del personale, dopo circa un anno di collaborazione: si occupava di merchandising, biglietti e gestione dello store.
La vicenda resta al centro di una delicata indagine per estorsione con metodo mafioso. Il futuro del Foggia, nel frattempo, è ancora tutto da scrivere.









