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Home - Uccise la figlia 16enne e un vicino di casa, poi filmò tutto. Chiesto l’ergastolo per Taulant Malaj

Uccise la figlia 16enne e un vicino di casa, poi filmò tutto. Chiesto l’ergastolo per Taulant Malaj

Il 47enne albanese è accusato del duplice omicidio avvenuto a Torremaggiore due anni fa, uno dei fatti di sangue più cruenti degli ultimi tempi in provincia di Foggia

Di Redazione
30 Maggio 2025
in Cronaca, San Severo e Alto Tavoliere
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È stata avanzata oggi in Corte d’Assise a Foggia la richiesta di condanna all’ergastolo con un anno e mezzo di isolamento diurno per Taulant Malaj, il 47enne albanese accusato del duplice omicidio avvenuto a Torremaggiore due anni fa, uno dei fatti di sangue più cruenti degli ultimi tempi in provincia di Foggia.

A chiedere la massima pena i pubblici ministeri Antonio Laronga e Sabrina Cicala, che hanno ricostruito in oltre due ore di requisitoria l’intera sequenza dell’orrore, evidenziando non solo la lucidità dell’autore ma anche il movente e la volontà di punire. L’accusa ha escluso ogni elemento che potesse sminuire la responsabilità di Malaj, soffermandosi sull’intenzionalità e sulla ferocia dell’azione.

L’efferatezza dei fatti

Secondo quanto emerso in aula, la furia omicida di Malaj fu scatenata dalla scoperta di un presunto tradimento da parte della moglie Tefta, che avrebbe intrattenuto una relazione con il vicino di casa Massimo De Santis, il primo a essere ucciso con 23 coltellate. Subito dopo, Malaj si accanì contro la figlia di 16 anni Jessica, uccisa mentre cercava di fermare il padre e salvare la madre, miracolosamente sopravvissuta all’aggressione.

A supportare le accuse ci sono anche i video, proiettati durante le udienze, in cui lo stesso Malaj si autoaccusa dell’eccidio con frasi inquietanti: “Guardate, li ho uccisi io, l’ho fatto da solo”. Per i pm non c’è solo la pacifica attribuzione degli omicidi, ma anche la volontà di “spettacolarizzare” il gesto, mostrando un “compiacimento per ciò che aveva fatto”.

La sopravvissuta e il processo

Tefta Malaj, la moglie sopravvissuta, è parte civile nel processo. Ha anche cambiato cognome. Le immagini di quella mattanza, gli audio e le testimonianze hanno delineato un quadro agghiacciante e senza attenuanti. Il movente, legato alla gelosia e al presunto tradimento, non ha trovato nei magistrati alcuna giustificazione per ridurre l’enormità della violenza compiuta.

La sentenza è attesa nelle prossime settimane. Intanto, la comunità di Torremaggiore, ancora scossa, attende giustizia per una tragedia familiare che ha scosso l’intera Capitanata.

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Tags: taulantTorremaggiore
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