Con la morte di Dino Marino se ne va un importante pezzo di storia politica del centrosinistra di San Severo e di tutta la provincia di Foggia.
70 anni da poco compiuti, Marino è stato dirigente alla fine degli anni ottanta della organizzazione del PCI di Capitanata, di casa nella sede del partito di Via Lecce a Foggia, e poi per diversi anni segretario provinciale del Pds e dei Ds, temuto e rispettato da alleati e avversari, tra i maggiori sostenitori dell’Ulivo.
Consigliere regionale per tre legislature, con Nichi Vendola governatore della Puglia, da presidente della Commissione Sanità, era stato tra gli artefici di quella coraggiosa e audace “rivoluzione” giuslavoristica attuata con la mega stabilizzazione di Sanitaservice, che vide in provincia di Foggia la sua prima sperimentazione e realizzazione. Decine e decine di lavoratori e lavoratrici delle cooperative della sanità, OSS, soccorritori e autisti del 118, spesso malpagati, sono stati stabilizzati nella stagione politica della prima “primavera pugliese”. Marino era stato un tassello fondamentale per il leader di Terlizzi.
Per anni ha diviso il suo consenso nella sua città con lo storico avversario democristiano e fittiano Cecchino Damone, poi riscopertosi vendoliano.
Capace di dialogare, Dino Marino ha sempre cercato la sua personale via riformista tanto che, di fronte a certi massimalismi e chiusure presenti nel Pd, ha poi tentato la strada del terzo polo, sostenendo anche a San Severo con suo figlio Gigi Marino, oggi assessore, l’esperienza civica e trasversale di Lidya Colangelo.
Avvicinatosi a Matteo Renzi segretario del Pd, lo ha seguito poi, con convinzione, in Italia Viva. Generosissimo con la stampa, era una fonte preziosa – di notizie, analisi, aneddoti, visioni – per qualsiasi giornalista del territorio.
Forte la sua passione per il calcio, era interista, ma prima di tutto sanseverese. Della squadra calcistica dell’Alto Tavoliere è stato a lungo presidente, promuovendo con la società storie di riscatto per molti giovani talenti africani.
Dopo la lunga degenza in terapia intensiva nel 2015, da cui era risorto, si divideva tra San Severo e New York, dove vivono i suoi nipotini.
Un’altra sua forte passione, insieme alla tavola e alle grandi chiacchierate tra politica e società, era il mare.
Simpaticissimo e amante della vita in tutte le sue sfaccettature non era difficile trovarlo in un noto ristorante di Peschici a cantare con gli amici le canzoni di Lucio Dalla. Mancherà a tanti e tante.











