Potrebbe cambiare volto il destino giudiziario di Roberto Sinesi, storico boss della “Società foggiana” detto “Lo zio”, detenuto al regime di 41 bis e attualmente condannato a 42 anni di reclusione. La Corte d’Appello di Bari il prossimo 27 giugno sarà chiamata a valutare la richiesta di applicazione del principio della continuazione tra reati, che potrebbe ridurre sensibilmente il cumulo delle pene inflitte al 62enne capomafia del clan Sinesi-Francavilla.
Il nodo giuridico: continuazione tra reati commessi tra il ’92 e il 2018
Alla base della nuova istanza difensiva c’è l’argomentazione secondo cui i reati commessi da Sinesi nell’arco di oltre venticinque anni sarebbero tutti riconducibili a un unico disegno criminoso, legato alla sua appartenenza stabile e apicale al clan Sinesi-Francavilla, una delle tre batterie della “Società foggiana”. Se la Corte dovesse accogliere questa tesi, le condanne emesse in distinti processi verrebbero ricalcolate e sommate in modo molto più favorevole all’imputato, con l’effetto di un possibile sconto complessivo di oltre 20 anni di carcere.
La lunga carriera criminale e il carcere a fasi alterne
Dal 1991 a oggi, a Sinesi sono stati inflitti circa 63 anni di reclusione per una lunga serie di reati: mafia, estorsione, traffico di droga, armi, corruzione, tentato omicidio e violazioni della sorveglianza speciale. Negli ultimi 32 anni ne ha trascorsi quasi 29 in cella, con diverse detenzioni al 41 bis: dal 1993 al 2006, dal 2007 al 2012, dal 2014 al 2016, e di nuovo dal settembre 2016, quando fu arrestato nel blitz “Saturno” sul racket dei parcheggi.
Sinesi sta attualmente scontando 26 anni di condanne definitive per estorsione, mafia e armi, più 16 anni inflitti in primo grado nel novembre 2024 come presunto mandante del tentato omicidio del rivale Vito Bruno Lanza “U’ lepr”, ferito in un agguato nel 2015.
La scarcerazione-lampo del 2024 e la sentenza “Grande Carro”
Il tema della continuazione è già stato oggetto di un precedente clamoroso. Il 10 febbraio 2024, la Corte d’Appello di Bari aveva accolto la tesi della difesa, rideterminando il cumulo pene di Sinesi in 22 anni e 7 mesi e scarcerandolo. Ma dopo appena 48 ore il boss fu riportato in cella: la Procura Generale fece ricorso, e la Cassazione, il 16 maggio, annullò il provvedimento ordinando un nuovo esame.
A dare slancio alla difesa è ora la sentenza “Grande Carro”, emessa dalla stessa sezione della Corte che valuterà il caso Sinesi. In quella pronuncia, a Franco Delli Carri detto “U’ Mal’t” – nipote di Sinesi – è stata riconosciuta la continuazione tra reati di mafia commessi negli anni ’90 e quelli tra il 2008 e il 2020, con una drastica riduzione della pena da 16 a 7 anni e 8 mesi.
La partita decisiva il 27 giugno
Il futuro carcerario di Roberto Sinesi si giocherà tutto nell’udienza fissata per il 27 giugno. Se i giudici dovessero riconoscere la continuazione, il boss potrebbe ottenere un nuovo, consistente sconto di pena. La difesa punta tutto sul ruolo di continuità verticistica mantenuto nel clan per tre decenni. La procura, invece, ritiene che non vi sia alcuna logica unitaria tra reati distanti decenni nel tempo.
Una decisione attesa non solo per i suoi riflessi sul singolo imputato, ma anche per il significato simbolico e giurisprudenziale che avrà all’interno del contrasto alla mafia foggiana.









