In Puglia, e in particolare nella provincia di Foggia, cresce il numero di padri separati che scivolano in situazioni di povertà e fragilità. Il dato, contenuto in una recente inchiesta di Repubblica Bari, è allarmante: due uomini separati su cinque non riescono ad arrivare a fine mese, spesso costretti a rinunciare anche al tempo con i propri figli per mancanza di risorse economiche. Il fenomeno, secondo quanto riportato dalle associazioni che operano sul territorio, è in aumento del 15% rispetto al 2024.
Una dinamica che travolge con forza anche la provincia foggiana, dove i dati più aggiornati collocano il capoluogo dauno tra i territori più colpiti da questo disagio invisibile, fatto di affetti lontani, pasti saltati e mantenimenti insostenibili.
“Mia figlia vive a Milano, ma se non mi pagano il treno non riesco neanche ad abbracciarla”
Giacomo Loiodice, 37 anni, originario di Trani, è disoccupato da gennaio e vive con i genitori. Fino a poco tempo fa lavorava in un’agenzia di sorveglianza a Bari, ma il contratto non è stato rinnovato. Da quel momento è cambiato tutto: “Non riesco più a vedere mia figlia con la stessa frequenza – racconta – se non fosse stato per la mia ex-moglie, che lo scorso mese mi ha pagato il biglietto del treno, avrei dovuto inventare una scusa per non andare a Milano”.
Con meno di mille euro al mese di NASpI, e 400 euro da versare per il mantenimento, Giacomo deve rinunciare a tutto ciò che non è strettamente necessario. “I bambini hanno bisogno di gesti, di presenza – spiega – non si può spiegare a parole che non hai più i mezzi”. Il timore è che, col passare del tempo, la distanza si trasformi in allontanamento affettivo. “Se non fosse per i miei genitori, non potrei garantire nemmeno quei pochi momenti che mi restano con lei”.
Dalla mensa alla casa dei genitori: il percorso di Antonio
A raccontare un’altra sfaccettatura del disagio è Antonio Fisichella, 52enne di Brindisi, che per alcune notti ha dormito in un camper dopo la separazione. “Avevo vergogna a dire ai miei genitori che la mia casa era stata assegnata alla mia ex-moglie – racconta – alla fine ho chiesto aiuto e mi hanno accolto”. Oggi vive con loro, ma in passato ha dovuto rivolgersi a una mensa di volontariato per riuscire a mangiare la sera.
Meccanico con entrate variabili, paga 650 euro di mantenimento. “Per un periodo sono rimasto al verde. Ho saltato i regali a mio figlio, ho avuto paura di non poter soddisfare nemmeno i suoi bisogni essenziali. E mi sono allontanato. Non per mancanza d’affetto, ma per imbarazzo”. Un silenzio figlio della fatica quotidiana, che ha lasciato in sospeso un rapporto che ora Antonio spera di poter ricucire.
L’allarme delle associazioni: “Una povertà silenziosa, ma crescente”
Secondo le associazioni di supporto per padri separati, tra cui diverse attive anche nel Foggiano, il 40% degli uomini separati si ritrova con assegni di mantenimento sproporzionati rispetto alle reali possibilità economiche. A questi si aggiungono la mancanza di lavoro stabile, l’assenza di politiche di welfare mirate e una rete di sostegno spesso affidata solo alla famiglia di origine.
Il fenomeno resta sottotraccia, ma sempre più diffuso. Ed è alimentato anche da sentimenti di vergogna, rassegnazione, senso di fallimento. Sentimenti che, oltre a compromettere la dignità individuale, rischiano di spezzare definitivamente legami familiari fragili, costruiti con fatica e oggi messi a rischio da condizioni economiche sempre più precarie.










