Lucera è in lutto per la scomparsa di Pierluigi Esposito, il netturbino 59enne brutalmente aggredito lo scorso 15 luglio mentre era al lavoro in viale Canova. Dopo otto mesi di sofferenza e cure in diverse strutture ospedaliere della Puglia e del Lazio, Esposito si è spento ieri pomeriggio a Bari, lasciando la città sconvolta da dolore e rabbia.
La vicenda
Il giorno dell’aggressione, Esposito stava prestando servizio per la raccolta dei rifiuti quando fu avvicinato e colpito con violenza. Ricoverato in condizioni gravissime, venne trasferito al Policlinico di Foggia, dove rimase in coma farmacologico per dodici giorni e fu sottoposto a un delicato intervento chirurgico. Nelle settimane successive, nonostante una timida ripresa, è stato costretto a un lungo percorso riabilitativo tra Foggia, Roma e infine Bari. È proprio in una clinica barese che il suo stato è precipitato a causa di una nuova emorragia. Il trasferimento d’urgenza al Policlinico del capoluogo non è bastato: Esposito è morto poche ore dopo.
Le indagini e le possibili aggravanti
Le forze dell’ordine avevano già fermato l’aggressore poco dopo i fatti. Fondamentale, per l’arresto, fu lo stesso Esposito che – durante la fase di convalescenza – riuscì a riconoscere l’autore dell’aggressione tramite una fotografia. L’uomo arrestato potrebbe ora vedere trasformata l’imputazione da tentato omicidio a omicidio. Gli inquirenti, coordinati dalla procura, stanno vagliando anche la posizione di un possibile complice, ipotizzando la presenza di un secondo individuo.
All’origine del gesto, secondo quanto emerso dalle indagini, ci sarebbero dissidi legati all’ambiente lavorativo. In passato, infatti, Esposito aveva segnalato presunti episodi persecutori da parte di familiari dell’aggressore, all’interno di un contesto ancora da chiarire del tutto.
La città si stringe nel dolore
Il decesso del netturbino ha lasciato sgomento e amarezza tra colleghi, amici e concittadini. In molti lo ricordano come un uomo gentile e riservato, dedito al lavoro e alla famiglia. Il suo coraggio – testimoniato anche dalla determinazione con cui ha contribuito alle indagini – è diventato un simbolo per la città, che ora chiede giustizia. La comunità di Lucera si unisce al dolore dei familiari, chiedendo che non venga dimenticato il valore della sicurezza sul lavoro e il rispetto per chi ogni giorno svolge servizi essenziali.
La risposta del sindaco Pitta alle polemiche
In queste ore, tuttavia, il lutto cittadino è stato accompagnato da una polemica sulla comunicazione istituzionale dell’accaduto. Il sindaco Giuseppe Pitta ha scelto di non pubblicare post ufficiali sui social per Esposito e Giovanni Antonio Amodeo, un altro concittadino morto pochi giorni fa durante il lavoro in un cantiere a Termoli.
Una consigliera comunale ha pubblicamente rimproverato l’amministrazione per la mancanza di un post di cordoglio su Facebook, accusando il sindaco di indifferenza. Pitta ha risposto con fermezza, spiegando che le condoglianze dell’amministrazione sono state espresse “con due formali lettere inviate alle famiglie”, evitando comunicazioni social per rispetto e per non alimentare polemiche.
“Non si può cavalcare il dolore per ottenere visibilità – ha scritto il sindaco in un post –, la vera violenza è questa. Se ho arrecato inavvertitamente dolore alle famiglie, porgo le mie più sentite scuse pubbliche. Ma non permetterò che si strumentalizzi la morte di due nostri concittadini”. A tutela dei familiari, ha infine disattivato i commenti al post.
Lucera, intanto, continua a stringersi nel silenzio e nella preghiera, in attesa che la giustizia faccia il suo corso.








