In un clima di incertezza e contrasti interni al centrosinistra regionale, il panorama politico pugliese subisce un cambiamento significativo. Mentre il Movimento 5 Stelle decide di non tornare nella giunta regionale e altre defezioni hanno già minato la solidità della maggioranza, la notizia del ritorno di Fabiano Amati nel PD, riportata da Repubblica Bari, promette di ribaltare gli scenari e di alimentare nuove tensioni.
Defezioni e instabilità della maggioranza
Il recente passaggio di Anita Maurodinoia all’opposizione, seguito dalla ritirata di Francesco Lanotte – il quale aveva transitato dai Popolari con Emiliano in Forza Italia, dove pochi mesi prima era approdato Giuseppe Tupputi – ha intaccato seriamente i numeri della maggioranza guidata dal governatore. La situazione si fa ancor più precaria se si considerano gli equilibri futuri, in cui da un solo cenno del coordinatore regionale, Leonardo Donno, dipenderà il futuro assetto politico del Consiglio regionale.
Il ritorno di Fabiano Amati nel PD
La svolta più rilevante riguarda il ritorno nel Partito Democratico di Fabiano Amati, assessore al Bilancio, eletto a Fasano con oltre 10mila voti nel 2020 dopo aver sfidato Emiliano nelle primarie del PD. Amati, che aveva abbandonato il partito a dicembre 2022 in dissenso e si era poi orientato verso Azione – guidata da Carlo Calenda, critico nei confronti del governatore – torna ora “a casa”. Il suo rientro, per una Maurodinoia che va, destabilizza ulteriormente il panorama politico brindisino, soprattutto considerando che il partito non ha mai perdonato il suo precedente appoggio a Pino Marchionna, eletto sindaco con il centrodestra. Il ritorno di Amati trova però il sostegno dell’eurodeputato Antonio Decaro, figura chiave alle europee, che ha più volte mostrato benevolenza nei suoi confronti.
Le difficoltà e le alleanze in maggioranza
Nonostante il ritorno di Amati rafforzi in parte il PD, la maggioranza regionale resta in bilico. Da un lato, il mantenimento in Azione di Ruggiero Mennea e Sergio Clemente – rimasti in disaccordo sin da quando Emiliano nominò l’ex sfidante al Bilancio – rappresenta una sfida per il governatore, che potrà contarci soltanto se garantirà loro un ruolo di rilievo nelle prossime liste elettorali. Dall’altro, la presenza nel PD di Donato Metallo, consigliere regionale gravemente malato e non in grado di garantire la presenza costante in Consiglio, indebolisce ulteriormente il nucleo della maggioranza. La prospettiva di ulteriori defezioni, ad esempio con Stefano Lacatena, delegato all’Urbanistica di Forza Italia, è vista come una potenziale catastrofe per l’equilibrio dei numeri, se non si contano i quattro consiglieri 5 Stelle che, invece, offrono una boccata d’aria al governo Emiliano.
Le richieste dei 5 Stelle e il caso Taranto
Nel contesto di un centrosinistra in subbuglio, il Movimento 5 Stelle non sembra intenzionato a cedere il proprio ruolo di controllo. Pur non volendo apparire poltronari – “non vogliamo poltrone, non le abbiamo mai pretese”, assicura Leonardo Donno – i pentastellati puntano a far avanzare riforme concrete. Tra queste, l’introduzione dei nuclei ispettivi regionali, una selezione morale nelle liste e l’approvazione della legge contro il consumo di suolo, proposta dal consigliere Cristian Casili, il cui punto all’ordine del giorno rimane congelato.
Parallelamente, il caso Taranto aggiunge ulteriore pepe alla situazione. Dopo la caduta del sindaco Rinaldo Melucci, si profila la possibilità di una candidatura di Mario Turco, lanciato anche per alzare la posta in vista della presidenza della Regione contro Antonio Decaro. Leonardo Donno ha già marcato il territorio, auspicando la fine dell’era del trasformismo e del primato dell’interesse personale a scapito dei cittadini e della città di Taranto. In vista delle prossime regionali, il M5S ha annunciato assemblee provinciali in tutta la Puglia per definire, prima di individuare nomi e candidati, le strategie per il futuro dei cittadini e delle imprese pugliesi.













