“Se da sindaco sei intimidito e non fai ciò che devi secondo la legge, devi andare a casa”. Con queste parole Antonio Laronga, magistrato della Procura di Foggia, ha parlato agli studenti dell’istituto professionale “M.Lecce” di Manfredonia in un incontro dedicato alla legalità. Nel suo intervento, Laronga ha affrontato temi delicati, dalla criminalità organizzata al ruolo delle istituzioni, ponendo l’accento sui recenti scioglimenti comunali per infiltrazioni mafiose.
Laronga ha citato esplicitamente Salvatore Zingariello, ex vicesindaco di Manfredonia, sottolineando i legami con Giovanni Caterino, condannato all’ergastolo come basista della strage di San Marco in Lamis. “Se vai in vacanza con qualcuno che poi viene condannato all’ergastolo, nessuno ti obbliga a restare, ma dovresti avere la decenza di lasciare l’incarico”, ha dichiarato, evidenziando come comportamenti di questo tipo compromettano la credibilità delle istituzioni agli occhi dei cittadini.
Un altro caso emblematico citato da Laronga è quello di Adriano Carbone, ex consigliere comunale di maggioranza eletto nel 2021 nelle fila di Fratelli d’Italia. Nonostante il partito gli abbia chiesto di dimettersi dopo l’emergere del suo coinvolgimento nel processo Omnia Nostra, Carbone è rimasto in carica. “Se fosse successo a me, mi sarei nascosto per la vergogna”, ha aggiunto il magistrato, parlando di una “questione di etica e opportunità” che va oltre il semplice rispetto delle leggi. Carbone è stato poi condannato.
Manfredonia e Foggia: territori colpiti dallo scioglimento per mafia
Laronga ha ricordato che Manfredonia, con i suoi 60.000 abitanti, è uno dei comuni sciolti per infiltrazioni mafiose. “Questo non riguarda solo i piccoli centri dove tutti si conoscono. Manfredonia e Foggia, città rispettivamente di 60.000 e 150.000 abitanti, dimostrano quanto sia pervasiva la criminalità organizzata nel nostro territorio”. Foggia, ha aggiunto, è il secondo capoluogo di provincia in Italia sciolto per mafia dopo Reggio Calabria.
Il magistrato ha anche spiegato il ruolo delle interdittive antimafia, provvedimenti che impediscono alle imprese colluse o condizionate dalla criminalità organizzata di lavorare con la pubblica amministrazione. “È una misura necessaria per evitare che i soldi pubblici finiscano nelle casse della mafia”, ha spiegato, citando la prefettura di Foggia come una delle più attive in Italia nell’adozione di questi provvedimenti.
Un appello ai giovani: “Reagite per un futuro migliore”
Laronga ha concluso il suo intervento sottolineando l’importanza della reazione collettiva. “La transizione verso un modello di mafia degli affari è un pericolo reale. L’incontro tra criminalità e mondo economico crea un effetto tossico che pregiudica lo sviluppo del territorio. Bisogna reagire”. Un messaggio forte, rivolto alle nuove generazioni, affinché diventino protagoniste del cambiamento e custodi della legalità.












