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Home - Mafia, alla sbarra la sorella del capoclan “Rafanill” Tolonese. Per la donna accuse di usura ed estorsione

Mafia, alla sbarra la sorella del capoclan “Rafanill” Tolonese. Per la donna accuse di usura ed estorsione

La vicenda giudiziaria di Anna Filomena Tolonese entra nel vivo: in arrivo il processo abbreviato per la foggiana arrestata lo scorso settembre

Di Redazione
17 Dicembre 2024
in Cronaca, Foggia
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Anna Filomena Tolonese, 51 anni, residente a Orta Nova e sorella del noto capo-clan Raffaele Tolonese detto “Rafanill”, è accusata di usura ed estorsione aggravata dalla mafiosità. Arrestata il 26 settembre dai carabinieri, la donna si trova attualmente in carcere, dove continua a dichiararsi innocente. Secondo la Direzione Distrettuale Antimafia (Dda), avrebbe sfruttato il nome del fratello, pur estraneo alla vicenda, per intimidire le sue vittime.

Le accuse: tassi d’interesse fino al 600%

L’inchiesta, coordinata dal pm Alessio Marangelli e condotta dalla Dda, ricostruisce una serie di prestiti erogati dalla Tolonese tra l’inverno del 2021 e il settembre 2023 a una coppia di compaesani. Secondo le accuse, la donna avrebbe prestato complessivamente 2.100 euro in quattro tranche, ricevendo in cambio 5.800 euro, con un debito che continuava a crescere a causa di tassi d’interesse annuali che oscillavano tra il 280% e il 600%.

Ecco i dettagli dei prestiti contestati. Inverno 2021: 300 euro prestati, con la promessa di restituire 1.000 euro in otto mesi (tasso del 280%). Agosto 2022: 400 euro prestati, con interessi mensili di 200 euro; 1.800 euro restituiti in nove mesi (tasso del 467%). Inverno 2022: 1.000 euro prestati, con 3.000 euro restituiti entro agosto 2023 (tasso del 302%). Settembre 2023: 400 euro prestati, con interessi mensili di 200 euro (tasso del 600%).

Estorsioni e minacce

Alla contestazione di usura si aggiunge quella di estorsione aggravata dalla mafiosità. La Tolonese avrebbe costretto i debitori a consegnarle un libretto postale, su cui veniva accreditato un sussidio di invalidità, come garanzia per i pagamenti. Inoltre, avrebbe minacciato i genitori della debitrice, intimandoli a farsi carico dei debiti contratti dalla figlia e dal genero. Le minacce, riferisce l’accusa, erano sia verbali sia telefoniche e accompagnate dalla promessa di interventi violenti evocando il potere intimidatorio della “Società foggiana”.

Il processo: giudizio abbreviato e parti civili

L’avvocato difensore ha richiesto il rito abbreviato, che consente, in caso di condanna, una riduzione di un terzo della pena. Gli atti sono stati trasmessi al giudice per l’udienza preliminare (gup), che ora dovrà fissare la data del processo. Le parti offese, ovvero la coppia di debitori e i genitori della donna, potranno costituirsi parte civile.

La decisione di optare per il giudizio abbreviato arriva dopo che il pm Marangelli aveva ottenuto il processo immediato, grazie all’evidenza delle prove raccolte. La prima udienza era stata fissata per il 7 gennaio presso il Tribunale di Foggia, ma la richiesta del rito alternativo ha modificato il calendario procedurale.

Caduta un’accusa: niente attività finanziaria abusiva

Inizialmente, la Tolonese era indagata anche per violazione del decreto legislativo 385/1993, relativo all’esercizio abusivo dell’attività finanziaria. Tuttavia, il gip ha rigettato questa accusa per “difetto di gravi indizi di colpevolezza”. La posizione della seconda persona inizialmente indagata insieme alla Tolonese è stata stralciata.

L’inchiesta aveva ipotizzato che i due avessero erogato crediti a un numero potenzialmente illimitato di persone, tra cui almeno sei individui oltre alla coppia ritenuta vittima dei prestiti usurari. Questa linea investigativa non è stata confermata.

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Tags: Tolonese
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