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Home - Revenge porn a Manfredonia, a processo un 65enne. Avrebbe perseguitato la vicina di casa sposata

Revenge porn a Manfredonia, a processo un 65enne. Avrebbe perseguitato la vicina di casa sposata

Rinvio a giudizio per l'uomo al quale si contesta anche di aver inviato foto compromettenti ai parenti della vittima

Di Redazione
21 Ottobre 2024
in Cronaca, Manfredonia
Manfredonia

Manfredonia

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Rinvio a giudizio F.M., 65 anni, imputato nel processo su un presunto e torbido caso di “revenge porn” a Manfredonia. Si tornerà in aula a dicembre. L’uomo è accusato di atti persecutori e diffusione illecita di immagini/video sessualmente espliciti ai danni di una concittadina con cui sostiene d’aver avuto in passato una relazione.

I fatti contestati vanno dal giugno 2023 all’aprile 2024. Per il 65enne c’è l’aggravante “d’aver commesso il fatto con sistemi informatici o telematici ed essendo stato legato alla persona offesa da una relazione affettiva”. Analoga aggravante il pm la contesta anche in relazione all’accusa di stalking. A dare il via alle indagini fu la querela sporta dalla donna nel marzo scorso.

Il 65enne, difeso dall’avvocato Michele Guerra, è accusato di aver perseguitato una donna di 40 anni, sposata, sua vicina di casa. Per l’accusa, l’uomo le avrebbe provocato un perdurante stato di ansia dopo il rifiuto della vittima ad intraprendere una relazione con l’indagato. La polizia sequestrò telefonini, pc e tablet per una serie di verifiche.

La donna, rappresentata dalla legale Innocenza Starace, denunciò F.M. spiegando che “prima con modi gentili, poi con pressioni psicologiche, ricatti e minacce, l’aveva costretta a rendersi sua schiava“. In un primo momento sarebbe stata contattata su Messenger con messaggi cortesi (buongiorno, buonanotte); successivamente le sue scritture sarebbero diventate sempre più personali, intime e pesanti. Oltre a contattarla l’avrebbe guardata con insistenza e, quando la incontrava nel portone, le avrebbe detto: “Io so dove vai, che fai, ti controllo, so tutti i tuoi spostamenti, so tutti i tuoi orari. E non soltanto i tuoi, anche quelli di tuo marito, quindi non mi prendi in giro“. L’avrebbe anche pedinata con l’auto.

Dopo essersi procurato il numero di telefono della donna, “la contattava sull’applicazione di messaggistica istantanea Whatsapp – riporta l’ordinanza cautelare della gip Valente – e le chiedeva di inviarle delle foto, anche di natura sessuale. La vittima, impaurita, gli inviava foto che la ritraevano sia in abbigliamento sia con il seno scoperto”.

Stando alle carte giudiziarie, “le condotte dell’indagato procuravano alla donna ansia, paura e disagi psichici e psicologici sfociati in un tentativo di suicidio come si evince dalla numerosa documentazione medica in atti”.

Il 65enne inviò foto esplicite al marito e ad un parente della donna che mostravano le videochat a luci rosse tra lui e la donna. Lo avrebbe fatto per isolare la vittima e costringerla a riprendere la relazione. Per l’accusa sarebbe revenge porn, ma secondo la difesa dell’avvocato Guerra l’uomo avrebbe agito soltanto per far emergere le bugie della 40enne agli occhi del marito. “Non fu una vendetta ma una forma di autotutela per far capire ai familiari quale fosse la natura dei suoi rapporti con la vicina, altro che incontri casuali”.

Nell’ordinanza di revoca dei domiciliari la gip ha scritto che le esigenze cautelari “pur se persistenti possono ritenersi attenuate, considerato che nel corso dell’interrogatorio di garanzia l’indagato ha sostanzialmente ammesso gli addebiti”. Così Guerra: “Il mio assistito ha sì ammesso d’aver inviato messaggi alla parte offesa dettati però dalla rabbia per la situazione in cui si è venuto a trovare con i familiari di lei che nega di aver avuto una relazione”. Stando alla tesi dell’avvocato, i due si sarebbero frequentati dal 2020 al 2023. Sta al tribunale, ora, chiarire ogni aspetto della vicenda. Non tanto sull’esistenza o meno della storia sentimentale ma sulle presunte persecuzioni denunciate dalla 40enne.

“Quando questa storia non fu più segreta – ha spiegato Guerra -, la donna raccontò in famiglia che l’indagato la importunava. In seguito a un primo litigio del giugno 2023, il mio cliente dovette lasciare Manfredonia; tornato in città a ottobre per sbrigare alcune faccende fu picchiato dal marito di lei e da un altro parente, aggressione per la quale fu sporta una querela. Mandò quindi le foto perché riteneva che in tal modo avrebbe fatto capire ai parenti che tra lui e la vicina c’era stata una relazione, senza alcun atto persecutorio da parte sua”. L’indagato proverà a dimostrare la sua innocenza attraverso una lunga serie di messaggi e screenshot.

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Tags: Manfredonia
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