Nulla di fatto né per le aziende comunali né per la Stazione Unica Appaltante per un Consiglio comunale incartatosi sulla questione del numero dei componenti dei CdA delle partecipate del Comune di Foggia. Intorno alle 13.30 è mancato il numero legale, dopo che gli animi si erano abbastanza surriscaldati con le opposizioni e pure nei gruppi di maggioranza, in particolare tra gli emilianisti Pasquale Ciruolo e Antonio Pio Mancini.
Sebbene la sindaca Maria Aida Episcopo abbia detto espressamente di voler riportare i CdA da 3 membri a 5 membri non mancano nel campo largo progressista gli eletti che preferiscono non votare una delibera che cristallizzi una decisione del genere, impopolare e controversa dal punto di vista della spending review. Proprio per questo la coalizione ha deciso di dare mandato alla sola sindaca quale rappresentante dell’assemblea dei soci delle partecipate (che hanno socio unico pubblico nel Comune di Foggia) per la modifica del regolamento, senza passare dalla deliberazione di Consiglio.
I dubbi però sono rimasti a molti. È possibile, per esempio, aumentare il numero dei componenti dei Consigli di amministrazione senza passare per il voto dell’assise?
Più di un eletto ha dei tentennamenti. “Con Mongelli deliberammo per il passaggio all’amministratore unico, oggi avrei problemi ad affermare cose così distanti da quella scelta”, ammette una decana.
Ebbene le nomine dei CdA, per i quali è pronto da tempo l’elenco dei 200 idonei alle cariche, dovrebbero scattare dopo il 30 giugno, termine di scadenza naturale dell’incarico degli amministratori unici indicati dai commissari prefettizi. A fronte del dimissionario amministratore di Amgas, c’è chi come l’amministratore attuale di Ataf ha scelto di stare nell’azienda di trasporto pubblico fino all’ultimo giorno, impedendo di fatto di ricondurre la governance delle aziende all’azione politica dell’amministrazione eletta.
“Le partecipate al momento non sono condotte in maniera ottimale. Perché abbiamo corse con dei mezzi che prendono fuoco ? C’è una linea di indirizzo che rispetto all’attuale condizione non ci può fare perdere altro tempo”, ha tuonato il meridionalista Pasquale Cataneo, sempre assai critico col campo largo.
Sull’adeguamento alle previsioni normative del Testo Unico in materia di società a partecipazione pubblica, l’assessore al ramo Davide Emanuele ha spiegato che sono attualmente in vigore 3 distinti atti, il regolamento dei controlli interni del 2013, una delibera dell’aprile 2015 – la numero 50 – con la quale l’allora amministrazione Landella passò dall’amministratore unico ai Cda a 3 componenti e l’atto del 2022 con un regolamento di esercizio del controllo analogo.
“Gli statuti delle società sono stati modificati e hanno recepito il dettato normativo del decreto. Il controllo analogo come atto di indirizzo è disciplinato con una produzione di atti mai esercitato in questi anni. Nessun adeguamento ex lege, questo atto serve a voi per duplicare i pani e i pesci. Vi state attrezzando per far ripiombare la città nel baratro del pre dissesto. Mi fa specie che poniate l’amministrazione di fronte ad un vulnus del difetto di volontà dell’assemblea. Perfezionate gli atti, parliamo di diritto societario e non di festicciole a Borgo Croci. Per quanto sia deprecabile rimettere in circolo il circo delle società partecipate pubbliche se volete aumentare i membri fatelo ma fatelo legittimamente”, è stato il sunto dei lunghi interventi di Giuseppe Mainiero, che hanno messo a dura prova la stabilità della maggioranza. Dello stesso avviso tutte le opposizioni, guidate da Claudio Amorese e Raffaele Di Mauro.
Intanto emergono le prime crepe nel campo largo progressista. E non solo in ordine ad alcuni malumori sui piccoli lavori pubblici bloccati. Oggi i due consiglieri socialisti Mino Di Chiara e Stefania Rignanese hanno partecipato solo all’appello, per poi lasciare l’aula.
In una riunione di coalizione, gli altri partiti non hanno riconosciuto le richieste di Mino Di Chiara, che reclamerebbe un assessorato in Giunta. Azione avendo perso un rappresentante non potrebbe più avere, secondo il capogruppo del garofano, due assessorati.
“Non ci vogliono riconoscere come gruppo, abbiamo un appuntamento della segreteria politica cui seguirà una nostra presa di posizione. Nessuno di noi ha chiesto la testa di Frattarolo, noi abbiamo chiesto dignità al gruppo. Non ci hanno voluto riconoscere niente. Pare evidente che Azione non può avere due assessori e due postazioni nei CdA con due consiglieri. Sono tante le criticità che abbiamo espresso alla sindaca”, spiega a l’Immediato Di Chiara.
Secondo più di un eletto sono state mortificate alcune individualità. A cominciare dalla dottoressa Carmen Russo, ormai in forza a Foggia e non più specializzanda a Roma, prima dei non eletti di Azione, e Pino Lonigro.
La rottura potrebbe sanarsi con la nomina di Luigi Iorio alla presidenza di una partecipata e la vicepresidenza a Russo.
Nel Pd invece le cose dovrebbero essere chiare. Nel CdA si darà priorità a chi ha avuto più preferenze in lista. E dunque: Sandrino Brescia, Gianluca Ruotolo e Titti Augelli, attuale segretaria particolare del presidente della Provincia Giuseppe Nobiletti, assai apprezzata e data in pole position per una casella importante.
Sembra inapplicabile l’idea di preservare una quota della rappresentanza dei CdA alle opposizioni, che pure avevano indicato per l’avviso pubblico alcuni tecnici d’area. “Non c’è paglia per la ciuccia nostra, non possiamo pensare alle minoranze”, scherza il dem Italo Pontone.
















