“Quello dei suicidi in carcere dei detenuti è un problema che deve interessare la società perché il recupero di chi ha sbagliato ed è stato condannato è argomento di sicurezza sociale”. Così il presidente delle camere penali di Capitanata l’avvocato Giulio Treggiari stamane alla maratona oratoria per fermare i suicidi in carcere organizzata anche a Foggia. “Noi dobbiamo tendere, come dice la Costituzione – ha evidenziato – a programmi di reinserimento nel corso della detenzione che evitino il problema della recidiva. La lotta che stiamo facendo non è per garantire un piacere ai detenuti ma perché è un problema di sicurezza sociale”.
“Noi – ha sottolineato – crediamo che se non si rivisitano le strutture in gran parte vetuste e prive di una serie di accorgimenti importanti, se non si aumenta il personale di polizia penitenziaria che vive la stessa condizione dei detenuti, se non si aumenta l’organico degli psicologi e altre figure, se non si applica l’ordinamento penitenziario per le pene sostitutive nella maniera migliore possibile il problema non si risolve”.
“È un’occasione per riflettere su una situazione su cui ho avviato da tempo una riflessione. C’è un problema che è quello di capire che senso ha oggi la detenzione. Oggi il carcere è il luogo di detenzione, di segregazione senza ricostruzione di prospettive future”. Così il capo della procura di Foggia, Ludovico Vaccaro, nel corso della maratona oratoria.
“Non deve poi meravigliare – prosegue – se la recidiva raggiunge livelli ingiustificati e inaccettabili. I problemi sono tanti, dal sovraffollamento alla mancata assistenza psicologica. Ma il problema più in generale è la promiscuità. È impossibile pensare di tenere insieme lo stupratore con lo spacciatore con il maltrattante. Sono situazioni che richiedono trattamenti penitenziari diversi. A noi quello che interessa è il recupero”. “Credo – conclude – che l’essenza della pena non sia la restituzione di un male ad un male commesso ma l’ottica del recupero. Interessa la pena efficace, la rieducazione, il reinserimento sociale e la prospettiva lavorativa. Vanno create opportunità di lavoro, convenzioni con il mondo imprenditoriale. Faccio questo appello a considerare che le persone che sono in carcere sono una risorsa della società, non reietti, ma risorse”. (Ansa)









