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Home - Mafia Gargano, Raduano svela i retroscena dell’omicidio Trotta. “Era arrivato il momento di eliminarlo, ecco perché”

Mafia Gargano, Raduano svela i retroscena dell’omicidio Trotta. “Era arrivato il momento di eliminarlo, ecco perché”

L'ex boss, oggi collaboratore di giustizia, ha spiegato che la decisione era già stata presa da altri elementi di vertice del clan. "Io ho acconsentito e ho dato il mio contributo"

Di Francesco Pesante
7 Giugno 2024
in Gargano, Inchieste
A sinistra, Marco Raduano; nei riquadri, da sinistra, Bonsanto, Quitadamo e Fabbiano; in alto, Trotta

A sinistra, Marco Raduano; nei riquadri, da sinistra, Bonsanto, Quitadamo e Fabbiano; in alto, Trotta

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“L’omicidio Trotta? Allora, io in quel periodo mi incontravo periodicamente con Francesco Scirpoli, La Torre, Lombardi, Ricucci. Almeno una volta a settimana… almeno! Sempre in posti dove avevamo precedentemente – diciamo – individuato… nei boschi, nelle campagne, in posti impervi”. Inizia così il racconto di Marco Raduano detto “Pallone”, 41 anni, ex boss del clan Lombardi-Scirpoli-Raduano per la frangia di Vieste. L’uomo collabora con la giustizia dal 15 marzo scorso e ai pm della Dda sta fornendo molti dettagli su alcuni fatti di sangue avvenuti sul Gargano negli ultimi anni. Tra questi c’è l’omicidio di Omar Trotta nella sua bruschetteria di Vieste, all’ora di pranzo del 27 luglio 2017. La spedizione di morte sarebbe stata organizzata meticolosamente durante alcuni summit tra i vertici del clan.

Per questa e altre vicende Raduano è già stato condannato all’ergastolo nel processo abbreviato “Omnia Nostra”, per i giudici fu il mandante. 12 anni e 4 mesi al 48enne mattinatese Antonio Quitadamo detto “Baffino” e 11 anni al viestano Danilo Della Malva alias “U’ Meticcio”, entrambi pentiti di mafia da pochi anni. Quitadamo avrebbe fornito un’arma ai killer, Della Malva si sarebbe occupato della logistica.

Il 34enne di San Severo Angelo Bonsanto detto “Il napoletano” e il 33enne di Vieste Gianluigi Troiano alias “il minorenne” sono invece sotto processo a Foggia, il primo con l’accusa di essere stato uno degli esecutori materiali, il secondo sospettato di aver indicato ai sicari la vittima da colpire mostrando loro la foto di Trotta.

“Facemmo scappare le forze dell’ordine”

Stando alla ricostruzione di Raduano, il ristoratore andava ucciso perché faceva parte del gruppo rivale Li Bergolis-Miucci, guidato dal reggente boss montanaro Enzo Miucci detto “U’ Criatur”, 41 anni, erede designato degli storici boss di Monte Sant’Angelo.

“Ad uno di questi incontri ci sono stati dei controlli da parte di Forze dell’Ordine – ha ricordato Raduano ai pm antimafia -. Presso la masseria dei fratelli Quitadamo a Mattinata. Sono stati fermati, se non ricordo male, Antonio Renzulli, Antonio Quitadamo, Francesco Scirpoli. In un’altra occasione non è stato fermato nessuno, siamo scappati tutti, diciamo che più che altro sono scappate… abbiamo fatto scappare le Forze dell’Ordine perché appena è arrivata la pattuglia… abbiamo visto la volante diciamo, il lampeggiante, ci siamo allontanati tutti. Poi quando ci siamo resi conto… che li avevamo lasciato l’auto, maschere, guanti, sottocaschi, armi… non tutte le armi, qualche arma.. e abbiamo visto che si trattava di Forestale, abbiamo preso i kalashnikov, ci siamo avvicinati e abbiamo minacciato di… in pratica, hanno visto che eravamo in forza rispetto a loro e sono andati via. Abbiamo raccolto le armi, abbiamo raccolto le cose che c’erano lì a terra e ci siamo allontanati”.

“Doveva essere eliminato”

Ai summit di mafia, l’ex boss “Pallone” ha spiegato che l’argomento in quel periodo era la guerra con Miucci: “Ci aggiornammo su Trotta ché era arrivato il momento che doveva essere eliminato. Perché era una persona che veniva menzionata continuamente perché era inserito nel gruppo di Miucci, di Iannoli e di Perna. Quindi, mi dissero: ‘Guarda che abbiamo deciso che si deve colpire Omar, si deve colpire Trotta’, e mi disse: ‘Ti mando due persone a Vieste per compiere questo omicidio’. Diciamo che io, quando sono arrivato, avevo già trovato loro che erano lì presenti… era come una decisione che avevano già preso, a me mi hanno solo notiziato. Non è che mi dispiacesse che si doveva fare questo omicidio, perché Trotta era uno che era anche coinvolto nell’omicidio di mio cognato. Quindi ho acconsentito e ho dato il mio contributo a commettere questo omicidio“.

Enzo Miucci

Alcune parti del verbale di interrogatorio di Raduano sono coperte da segreto per via di indagini in corso ma emerge che un uomo disse a Raduano: “Ti mando due persone”. E ancora: “Ci mettemmo d’accordo che lui mandò anche Antonio Quitadamo a Vieste per dare sempre supporto a questi killer”.

I partecipanti si incontrarono nella masseria di Emanuele Finaldi: “E lì arrivo ‘omissis’ che accompagnò Angelo Bonsanto e questo ‘omissis’“. Bonsanto è indicato da Raduano quale componente del gruppo Moretti-La Piccirella, famiglie criminali di Foggia e San Severo.

L’ex boss ha tirato in ballo anche un suo vecchio sodale, Antonio Fabbiano detto “Pistillino”, ammazzato un anno dopo: “Si occupò di portare Bonsanto a far vedere il percorso e il ristorante dove si trovava. Indicammo una porta laterale dove doveva entrare… perché il ristorante aveva due porte: la porta principale che dava sulla via principale e una porta laterale che dava su una strada adiacente, ed era da quella porta che dovevano entrare per commettere l’omicidio perché sapevamo che Trotta mangiava proprio a ridosso di questa porta. Ce lo disse Gianluigi Troiano. Le telecamere? Io non avevo paura, non dovevo andare io. Bonsanto mi disse che lui era uno che aveva già commesso altri reati sotto le telecamere. Non si sarebbe fatto nessun problema“.

Tommaso Tomaiuolo

Raduano si procurò un alibi: “Sono andato a mangiare in un ristorante munito di sistema di videosorveglianza. Dove i carabinieri venivano a prendere il mangiare da asporto per la caserma. Quindi, quando sono stato interrogato, poi ho anche detto dove ero stato, con chi, a chi avevo incontrato. E tutto. Ho temporeggiato al ristorante fin quando non avrei saputo la notizia. L’avevo saputo tramite – diciamo – i social che era stato commesso un omicidio. E sono andato via dal ristorante”.

Poi “Pallone” ha ricordato quanto riferitogli da Quitadamo, l’uomo che aveva il compito di recuperare i killer: “Mi diceva che quando ha recuperato questi due ragazzi, in macchina raccontavano l’omicidio, sospettavano che avevano colpito la moglie o la bambina. Lui diceva: ‘L’ho ammazzato’… lui pensava: ‘L’altro è scappato, non sono riuscito a…’… perché dovevano ammazzare anche Tommaso Tomaiuolo però non… è stato ferito, ma è riuscito a scappare. Insomma, hanno raccontato le fasi concitate dell’omicidio. Poi me ne parlò anche, che hanno avuto… diciamo… non so a che altezza fra Vieste e Mattinata, avevano incontrato una pattuglia dei carabinieri in borghese e che fortunatamente non erano riusciti a farsi fermare con Bonsanto”.

E ha concluso: “Penso che l’omicidio è stato deciso e sollecitato anche perché Trotta ospitava Tomaiuolo a Vieste per compiere l’omicidio ai miei danni. Questo mi fu riferito sia da Troiano e sia da chi mi disse: ‘Guarda che non possiamo… ci dobbiamo muovere a commettere questo omicidio perché Miucci ha mandato a Vieste Tomaiuolo per commettere un omicidio’. Tomaiuolo era un referente di Enzo Miucci”.

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Tags: Omar TrottaRaduano
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