L‘ultimo appuntamento con le presentazioni dei libri in gara della quinta edizione del Premio Letterario I fiori blu di Foggia è stato ricchissimo di spunti e contenuti in una delle location culturali più preziose dell’Unifg e della città, la nuova biblioteca economica recentemente ristrutturata e consegnata ai dipartimenti. Uno spazio, come ha rimarcato la delegata rettorale al sistema bibliotecario, la professoressa Stefania Montecalvo, che è destinato ad avere più funzioni per la cultura a Foggia.
La direzione artistica di Alessandra Benvenuto ha proposto per il pomeriggio di maggio 3 libri, molto particolari che non sono veri e propri saggi né memorie o biografie classiche.
La prof Chiara Mercuri con il suo “Storia del femminismo medievale”, presentato insieme all’accademico Salvatore Valerio ha indagato il ruolo di Maria di Francia nel riportare al centro lo sguardo femminile in un’epoca fortemente patriarcale in cui le donne erano ridotte a mera materia organica. Il libro sovverte la lettura che il Romanticismo fece dell’amore cortese, da cui nasce tutta la letteratura europea col ciclo bretone di Camelot. La donna non era angelicata ma piena di desideri.
Seconda presentazione quella del bellissimo libro di Emanuele Trevi “La casa del mago” edito da Ponte alle Grazie. Lo scrittore in collegamento ha ripercorso insieme ad Alessandra Benvenuto la figura del padre, il mago appunto, un famoso psicalista e psichiatra di formazione junghiana.
Infine la biografia di Carlo Greppi intervistato dalla giornalista Annalisa Graziano, “Un uomo di poche parole. Storia di Lorenzo che salvò Primo”, edito da Laterza.
In Se questo è un uomo Primo Levi ha scritto: “Credo che proprio a Lorenzo debbo di essere vivo oggi”. Ma chi era Lorenzo? Lorenzo Perrone, questo il suo nome, era un muratore piemontese che viveva fuori dal reticolato di Auschwitz III-Monowitz. Un uomo povero, burrascoso e quasi analfabeta che tutti i giorni, per sei mesi, portò a Levi una gavetta di zuppa che lo aiutò a compensare la malnutrizione del Lager. E non si limitò ad assisterlo nei suoi bisogni più concreti: andò ben oltre, rischiando la vita anche per permettergli di comunicare con la famiglia. Si occupò del suo giovane amico come solo un padre avrebbe potuto fare. La loro fu un’amicizia straordinaria che, nata all’inferno, sopravvisse alla guerra e proseguì in Italia fino alla morte struggente di Lorenzo nel 1952, piegato dall’alcol e dalla tubercolosi. Primo non lo dimenticò mai: parlò spesso di lui e chiamò i suoi figli Lisa Lorenza e Renzo, in onore del suo amico. Questo libro è la biografia di una ‘pietra di scarto’ della storia, di una di quelle persone che vivono senza lasciare, apparentemente, traccia e ricordo di sé. Ma che, a ben guardare, sono la vera ‘testata d’angolo’ dell’umanità.









