“Tarzan” inguaia Lombardi junior. Il pentito manfredoniano Antonio La Selva, detto appunto “Tarzan”, è stato sentito nel processo “Omnia Nostra” al clan Lombardi-Scirpoli-Raduano, egemone tra Manfredonia, Macchia, Mattinata e Vieste. Incalzato da pm e pool difensivo, La Selva – collegato da località protetta – ha ricordato le prepotenze subite da Michele Lombardi detto “Cumparill”, 33enne compaesano, figlio del boss Matteo.
La Selva, già condannato in “Omnia Nostra” ma nel processo con rito abbreviato che si è svolto a Bari, ha ricostruito il periodo nel quale lavorava in un’azienda del settore ittico che avrebbe subito estorsioni ma avrebbe fatto anche da “lavanderia” del clan, con in più la costrizione di ingaggiare parenti dei malavitosi. Ecco i passaggi più rilevanti della lunga testimonianza di La Selva.
“Sono Antonio La Selva, nato a Manfredonia il 9/6/1982. Michele Lombardi aveva un amico che si chiamava Alessandro Coccia che lavorava presso un’azienda Marittica, che era della suocera, però questa azienda all’epoca andò… diciamo non andava bene economicamente e stavano per chiudere e lui nel 2018 mi venne a trovare dicendomi che doveva dare una mano ad Alessandro Coccia a rilevare questa società vecchia da Markittica (l’avrebbero rilevata cambiando leggermente il nome, ndr). Si chiamava Marittica e avevano questa… hanno portato avanti questa azienda insieme Alessandro Coccia e Michele, Marittica. Nel frattempo quello che so è che lavorava in azienda, aveva un’auto, mò non ricordo bene che auto aveva o no, nel frattempo poi lui nel duemila mi sa 21, fine 2020 ebbe una interdittiva antimafia e chiuse l’azienda, poi questa azienda stesse chiusa per un bel po’ e lui cercava qualcuno che la rilevava, tant’è che ha fatto svariate proposte a me e al Gibilisco (altro imputato, ndr) di rilevare quest’azienda, però noi volevamo sempre stare lontani dai guai e non l’abbiamo rilevata e so che si è messo d’accordo con una cooperativa chiamata Papa Woytila, che poi la rilevò questa cooperativa e riaprirono questo negozio, cioè questo magazzino di nuovo insomma”.
Il pizzo
“Il nostro calvario a pagare… a pagare il pizzo era finito nel 2019 quando arrestarono al padre (Matteo Lombardi, ndr), quando morì Pasquale Ricucci (alias “Fic secc”, ucciso l’11 novembre 2019, ndr), quando La Torre (Pietro detto “U’ Muntaner”, ndr) andò in latitanza, e iniziò il calvario con lui, in pratica lui (Michele Lombardi, ndr) nel 2021, a 2/3.000 euro ogni 15/20 giorni, un mese, la scusa di essere prestati, mi ricordo che tolse 25.000 euro al Gibilisco. Altre entrate non lo so quali erano perché come so non lavorava insomma.
Noi pagavamo il pizzo al padre prima del 2021, però il 2020 non lo pagammo, perché? Perché il padre non ci stava, non c’era più nessuno, lui prese la palla in balzo, venne al magazzino, la scusa ogni due per tre mandava messaggi, messaggi, messaggi, messaggi, che ce li ho tutti conservati, che voleva essere prestato soldi che lui diceva sempre che quando vendeva l’azienda ce li doveva ridare a Gibilisco, però perché si vergognava che ogni due per tre, ogni 20, 25, massimo un mese chiedeva 2.000, 3.000, 2.000, 3.000, mi metteva sempre in mezzo a me perché sapeva che io ero molto facile da intimidire insomma e il Gibilisco prendeva queste 2.000, 3.000, 1.000 dall’azienda e li dava a lui, sempre nascosto, cioè queste erano cose sempre nascoste alle nostre mogli perché in azienda ci lavorava la moglie del Gibilisco, ci lavorava mia moglie, c’erano ragionieri estranei, allora per far uscire sti soldi ci inventavamo ogni volta, Gibilisco si inventava che noi ci spartivamo sti soldi, ma sti soldi noi li davamo a lui. Mi ricordo prima che ci arrestavano gli tolse 25.000 euro”.
E ancora: “Prima di Michele Lombardi, che c’era Ricucci, La Torre, il padre, che erano più aggressivi, imponevano delle forze, il figlio nel 2021 era più soft, lo metteva sotto forma di prestito, ma noi sapevamo che non era un prestito, era sempre il pizzo che prendevano il padre e gli amici del padre, sapevamo in cuor nostro che era incominciato un’altra volta il nostro calvario, tant’è che subito dopo, quando uscì La Torre, il La Torre ci mise… cinque giorni prima che ci arrestavano uscì La Torre dalla galera, venne al magazzino e ci mise non 2.000 euro al mese di tangente, ci mise 4.000 euro al mese di tangente, più il figlio a lavorare voleva”.
La Selva ha ricordato che “tutti hanno estorto sulla nostra azienda, il La Torre, il Matteo Lombardi, il Ricucci defunto, il Michele Lombardi, pure loro hanno estorto sempre, in pesci, in soldi, hanno sempre estorto”.
A Lombardi junior sarebbero serviti soldi persino per una bella villa alla periferia di Manfredonia. Nel frattempo viveva a Siponto, come ha affermato sempre La Selva. “Quella è una zona abusiva, anche perché non vi nego che pure io volevo costruire, all’epoca avevo pensato di fare un mutuo e costruire una villetta in quella zona, ma la banca mi disse: non si può perché quella è tutta zona di terra di possesso, cioè hai un possesso, una carta di possesso e la banca non ti darà mai dei soldi per costruire su una terra che non si può insomma, ma lo sanno tutti al nostro paese che Siponto è tutta abusiva insomma”.
“Sotto scacco”
“Come hanno aperto mi tenevano sotto scacco, cioè ogni due per tre mi chiamavano, volevano consigli, qualsiasi cosa perché Michele Lombardi proprio di pesce non conosceva né la testa né la coda, Alessandro Coccia ha lavorato cinque o sei mesi per la sua azienda della suocera, ma ha fatto l’operaio, ma non è che capiva così tanto da aprire un magazzino, in pratica erano due ragazzi che volevano essere aiutati e ogni due per tre mi chiamavano e io ero costretto ad andare là e a dare le indicazioni per portare avanti questa azienda, ogni tanto mi chiedevano del pesce, venivano al magazzino, si sceglievano tutto il pesce buono che volevano loro, lo pagavano come e quando dicevano loro, poi hanno preso in mano i frutti di mare, hanno messo il monopolio sui frutti di mare, sui frutti di mare… tutti i frutti di mare di Manfredonia in entrata e in uscita li doveva vendere esclusivamente Michele Lombardi. Mi disse: ‘Senti, vedi che io devo rilevare insieme a un mio amico questa azienda e devo dare una mano chissà riesco a farla riprendere, però da oggi in poi ti devi mettere a disposizione su qualsiasi punto di vista e per quanto riguarda i frutti di mare, tutti i frutti di mare che entrano ed escono dal paese devono uscire dal mio magazzino'”. La Selva sarà sentito per la continuazione del controesame verso la fine di febbraio.













