Una protesta ordinata sulla Statale 16 per ribaltare il concetto di sfruttamento in agricoltura. Con i propri mezzi, diversi contadini si sono radunati questa mattina all’Incoronata, per poi dirigersi verso Foggia scortati da diversi mezzi della Polizia e dei Carabinieri.
“Veniamo considerati ‘sfruttatori’, invece siamo ‘sfruttati’ – dichiarano dal comitato spontaneo di Borgo Incoronata -. ‘Sfruttatori’ era il termine con il quale venivano identificati i datori del lavoro agricolo stagionale che qualche anno fa, più di ogni altra stagione, erano sulle prime pagine delle testate nazionali e la Capitanata era al centro di ogni inchiesta, di ogni articolo, di ogni dossier. Ogni trasmissione televisiva e radiofonica si dichiarava a favore degli ‘sfruttati’, solitamente extracomunitari, che pur di lavorare erano sottoposti a condizioni spesso veramente disumane ed a misere contribuzioni. Inutile negare l’esistenza del problema, che in parte si risolse con l’utilizzo del sistema ‘voucher’.
Riteniamo che sia giusto, allora, che gli ‘sfruttati’ lancino il loro grido di protesta nei confronti dell’opinione pubblica e contro gli sfruttatori e troviamo anche giusto che la società civile, politica ed economica, insorga per condannare questi modi di fare che nessuno vorrebbe mai affrontare. A nostro avviso esiste però una nuova categoria di ‘sfruttati’, quella rappresentata dai produttori agricoli. Sì, proprio loro, i famosi ‘sfruttatori’ che a loro volta subiscono le pressioni del mercato e della politica che non li sostiene in maniera adeguata e che li spingono nella categoria degli ‘sfruttatori sfruttati'”.
“Facciamo qualche breve considerazione – aggiungono in una nota -. Vivere di campagna deve essere proprio una scelta convinta che spesso viene ereditata da genitori a figli con tutto il carico di sacrifici, di duro lavoro e di rinunce continue a vita sociale. Per esempio anche programmare una meritata vacanza per chi vive di campagna è quasi impensabile perché si rischia di vedersi derubati dei mezzi (sempre costosi) e dei prodotti e quindi meglio non rischiare e convincersi a godere del silenzio notturno della campagna e del risveglio romantico dell’alba, quando non si è già al lavoro nei campi ad organizzare la manodopera pronta ad iniziare la giornata lavorativa. A proposito di manodopera, bisogna sapere che il suo costo incide tra 15 e 16 euro per ogni ora di lavoro, contributi compresi, e per il produttore di uva da vino, per esempio, le spese di produzione hanno già richiesto un esborso di più o meno 20 euro a quintale tra lavori di mantenimento e prodotti vari. Tutto compreso, lavori, sacrifici, manodopera, piantine, trattamenti e cure finiscono in un frullatore economico che, per esempio, nel 2022 ha riconosciuto al produttore un prezzo di vendita di 15 euro al quintale. Incoraggiante vero? Gli sfruttatori non si arrendono facilmente e tentano la “svolta” producendo non più uva da vino, ma uva da tavola per il quale fatto, prima del raccolto, spendono dai 40 ai 45 euro a quintale tra mille attenzioni per poter arrivare ad un buon prodotto da vendere sui mercati. Come rispondono i mercati? L’uva da tavola, raccolta con i costi di cui sopra, viene pagata dai 25 ai 30 euro al quintale di prodotto e parte dell’uva da tavola che non risponde ai requisiti viene declassata c inviata alle cantine che producono succo d’uva dietro una valutazione di circa 9 euro sempre al quintale.
Gli ‘sfruttatori’ però devono proprio essere ‘fissati’ per questo lavoro perché anche in questo caso non si arrendono e decidono di produrre grano che, per la sua buona crescita, richiede oltre 1000 euro di ‘attenzioni’ tra lavori conto terzi, preparazione del terreno, sementi, concimi, diserbanti, trebbiatura per ciascun ettaro che, alla fine, rimborserà l’agricoltore con una produzione di più o meno 30 quintali di grano per ogni ettaro lavorato. Inevitabile lo scontro con il mercato che quasi ‘punisce’ lo sfruttatore puntando il costo del grano a 35 euro al quintale. Succede il più delle volte che i guadagni, normali epiloghi di un lavoro, coprano a stento le spese. Allora gli ‘sfruttati’ sono stati ben vendicati e gli sfruttatori tali erano qualche anno fa e tali rimangono oggi perché, alla luce dei fatti, nulla ma proprio nulla, è cambiato.
I giovani abbandonano le campagne e spesso alimentano le sacche di disoccupazione che gravano sulla società e i contadini sono sempre in equilibrio tra idee mediatiche e integrazioni statali e al termine di quest’analisi la voglia di abbandonare tutto non si fa scrupoli ad affacciarsi. La parte che però rimane attaccata all’amore per la propria terra, non si arrende e spera in qualche adeguamento, in qualche maggiore attenzione da parte di chi regola il mercato e magari ricorda che fino a qualche decennio fa l’economia trainante era quella dell’agricoltura e sempre l’agricoltura rendeva forte la nostra nazione, la nostra produzione che era ricercata ed apprezzata da tutti i mercati nazionali ed esteri. Bisognerebbe adeguare i costi di acquisto – concludono nel documento – e portare per esempio da 35 a 50 euro il costo del grano convincendo i consumatori che acquistare 1 kg di pasta a 2 euro e 50 non è esagerato se si considera che in media sono 8 le persone che consumano 1 kg di pasta spendendo 2 euro e 50 l’equivalente cioè di quanto un solo componente di una famiglia pagherebbe per una sola colazione al bar. E’ difficile individuare chi siano gli ‘sfruttati’ realmente, intanto, come fu detto tanti anni fa, gli ‘sfruttatori’ rimangono più sfruttati degli ‘sfruttati’ e‚ forse solo per tradizione, ancora oggi sono e saranno sempre ‘sfruttatori’ di una partita sempre più difficile da giocare. Nel gioco tra ‘sfruttati e sfruttatori’ chi guadagna è solo chi non scende in campo”.










