Si oppose alla malavita e venne ucciso, 31 anni dalla morte di Cianci a Cerignola. Città lo ricorda

Incontro sulla legalità, Piemontese: “L’attenzione sui temi della legalità e della sicurezza per la provincia di Foggia, che poi significano il suo sviluppo economico e occupazionale, deve essere straordinaria, ciascuno per le propria competenza”

Oggi ricorrono 31 anni dall’assassinio di Michele Cianci, un onesto cittadino punito con la morte perché ha cercato di resistere alla malavita. Quella sera del 1991 a Cerignola, quattro persone irruppero nella sua attività commerciale per rapinarlo, ma Cianci si oppose e fu freddato. “Quella stessa mattina aveva sventato uno scippo ai danni un anziano – ricorda il sindaco di Cerignola Francesco Bonito nel corso di un dibattito dal titolo “Legalità è Sviluppo” -. Oggi ho voluto ricordare la sua storia, in questa data importante per la città. La legalità è un atto concreto, come concreta è la storia di Michele Cianci e di tutti coloro i quali combattono la malavita, impegnandosi quotidianamente e in diverse forme a costruire una paese migliore”.

“L’attenzione sui temi della legalità e della sicurezza per la provincia di Foggia, che poi significano il suo sviluppo economico e occupazionale, deve essere straordinaria, ciascuno per le propria competenza”, lo ha detto il vicepresidente della Regione Puglia, Raffaele Piemontese, alla Camera del Lavoro di Cerignola, alla presenza del segretario generale del Sindacato Italiano Lavoratori della Polizia, Pietro Colapietro, dibattito che ha preceduto la deposizione di una corona di fiori alla Masseria “Cirillo”, primo luogo di lavoro di Giuseppe Di Vittorio.

All’incontro, aperto dal coordinatore della Camera del Lavoro di Cerignola, Gianni Marinaro, hanno partecipato anche il prefetto di Foggia Maurizio Valiante, il questore Ferdinando Rossi, la docente di Diritto del Lavoro dell’Università di Foggia Madia D’Onghia, il segretario generale della Cgil di Foggia Maurizio Carmeno e il segretario generale della Cgil della Puglia Pino Gesmundo.

Piemontese è tornato a sottolineare l’esigenza che siano potenziati gli organici delle forze dell’ordine a servizio delle comunità della Capitanata, “fermi in molti casi al 1989 con un’emorragia di pensionamenti che sono arrivati a oltre 120 negli ultimi tre anni”.

“Abbiamo bisogno di personale stabile, quello che sta per strada, che conosce i quartieri, che può fare prevenzione”, ha aggiunto il vicepresidente, riconoscendo i passi in avanti che si sono compiuti “negli ultimi cinque anni potenziando gli organici antimafia, concentrando qualità ai vertici della Questura, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, con ottimi prefetti a coordinare un sistema complesso”.

“Ma a fianco ai corpi speciali devono essere a pieno regime gli organici stabili — ha sottolineato Piemontese — così come deve diventare una battaglia senza steccati politici la richiesta che siano istituiti almeno un altro Tribunale e un’altra Procura della Repubblica in una grande provincia come la Capitanata, estesa il doppio di regioni come  il Molise che di tribunali e procure ne hanno tre”.

Piemontese ha ricordato l’impegno della Regione Puglia per l’acquisto dell’ex Scuola di Polizia “Caserma Miale” di Foggia, destinando 7 milioni e mezzo di euro all’Università di Foggia che, proprio qualche giorno fa, ha formalizzato l’acquisto di una sede storica e centrale, in cui saranno ospitati gli uffici della procura antimafia di Bari e quelli della Direzione Investigativa Antimafia, all’interno di un nuovo polo destinato agli studenti universitari.

“Ma, anche in questo caso, a fianco a queste professionalità specializzate, abbiamo bisogno di fare i conti con la realtà di una provincia che è tra le più povere d’Italia perché ci sono una mafia e una criminalità diffuse — ha concluso Piemontese — e, contro questa straordinarietà, va organizzata una risposta altrettanto straordinaria perché abbiamo bisogno della buona economia e della buona occupazione finora scacciate dalla presenza criminale”.



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