Traffici illeciti e lite per lo “stipendio” criminale da versare ogni mese. La ricostruzione dell’omicidio Di Rienzo

Il 17enne accusato dell’uccisione in un parco pubblico, secondo gli inquirenti era “ben inserito in un contesto dedito alla commissione di reati”

La scorsa notte, a seguito delle indagini esperite dalla squadra mobile della Questura di Foggia e coordinate dalla Procura presso il Tribunale per i minorenni di Bari, è stata data esecuzione a fermo del pubblico ministero nei confronti di un minore, allo stato in fase di indagini preliminari ed in attesa del successivo vaglio dell’autorità giudiziaria, poiché ritenuto responsabile del reato di omicidio.
Erano le 17.30 circa della scorsa domenica 27 novembre quando, presso il parco Rosa, in via Giuseppe Saragat a Foggia, all’interno dei giardini antistanti la chiesa Beata Maria Vergine Madre, è stato attinto mortalmente, da almeno 5 colpi d’arma da fuoco calibro 7.65 Nicola Di Rienzo, gravato da pregiudizi per reati contro il patrimonio ed inerenti lo spaccio di sostanze stupefacenti.

A seguito degli approfondimenti investigativi, avviati nell’immediatezza dei fatti dagli agenti di polizia, sono stati raccolti gravi indizi di colpevolezza a carico di un diciassettenne, secondo le fonti investigative già ben inserito in un contesto dedito alla commissione di reati. Il ragazzo, attivamente ricercato dagli agenti della squadra mobile dopo la commissione del delitto, si è presentato in Questura ed ha confessato di essere l’autore dell’omicidio.

Durante l’interrogatorio reso dinanzi agli inquirenti, il giovane ha dichiarato di essersi procurato intenzionalmente l’arma perché doveva incontrarsi con la vittima con la quale aveva preso accordi diretti per discutere in merito ad alcuni problemi inerenti la gestione dei loro traffici illeciti. L’indagato ha raccontato, infatti, che da giorni la vittima lo minacciava che avrebbe dovuto corrispondergli la cifra di 500 euro mensili per poter continuare a svolgere i suoi reati predatori.

Sulla scorta degli elementi probatori acquisiti, il giovane è stato sottoposto a provvedimento di fermo emesso dal pm e associato presso l’istituto penale per i minorenni, a disposizione dell’autorità giudiziaria procedente, in attesa del successivo vaglio di quest’ultima in sede di convalida. Il movente del litigio sfociato nell’omicidio risiederebbe, pertanto, in precedenti attriti tra i due giovani per motivi legati alla gestione di affari illeciti.

“È doveroso rappresentare che l’odierno indagato, non è considerato colpevole sino a passaggio in giudicato della sentenza di condanna”, riporta la Questura in una nota.

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