A San Severo regnava la mafia: oltre due secoli di galera a padrini e sodali dei due clan della città

Gli imputati erano accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, traffico di droga, racket, tentati omicidi e furti. Ecco la decisione dei giudici in secondo grado

Stangata in Appello alla mafia di San Severo. I giudici hanno inflitto condanne di secondo grado a boss e picciotti dei clan della città: oltre due secoli di carcere. Il processo “Ares”, dal nome del blitz del 2019, vedeva imputate 35 persone, tutte accusate di gravitare nella criminalità organizzata sanseverese. Alla sbarra i clan Nardino e Testa-La Piccirella, accusati di associazione mafiosa, traffico di droga, racket, tentati omicidi e furti. Con “Ares” venne indicata per la prima volta l’associazione criminale di stampo mafioso nella “città dei campanili” con le batterie criminali definite dagli inquirenti ormai “indipendenti” rispetto alla Società Foggiana.

Spicca tra le condanne quella a diciotto anni di reclusione a Franco Nardino detto “Kojak” capo del clan Nardino e nome storico della malavita sanseverese, già coinvolto in altri processi di mafia. 14 anni e otto mesi al fratello Roberto detto “Patapuff”. 10 anni e 8 mesi al boss rivale Severino Testa detto “Il puffo” e 11 anni al suo braccio destro Carmine Delli Calici.

Sei anni e 6 mesi a Vincenzo Pietro Nardino detto “Enzo”, 6 anni e 6 mesi anche a Matteo Nazario Nardino, 7 anni a Stefano Romano, sei anni e 10 mesi a Lucio Roncade, cinque anni a Loredana Russi, sette a Gennaro Tumolo, otto anni e 8 mesi ad Arnaldo Sardella detto “Cinese”, un anno e quattro mesi a Donato Luigi Colio detto “Dino”, cinque anni e 4 mesi a Daniele De Cotiis alias “Don Ciccio”, otto mesi a Michele Luciano Parisi detto “Coccett”, due anni a Vincenzo Leonardo D’Onofrio, sei anni a Giuseppe Vistola alias “Fafum”, otto a Giovanni Minischetti alias “Gianni”. E ancora, 10 anni ad Antonio Florio detto “Coniglio”, cinque anni a Pasquale Irmici alias “Cipolla”.

10 mesi e 20 giorni a Vincenzo Astuti, tre anni a Leonardo Augenti, quattro a Giacomo Baldassi. E ancora, sei anni ad Oreste Belfonte, quattro anni a Carmine Bozzo, otto a Vincenzo Bruno. Quattro anni a Francesco Carolla, nove anni e 4 mesi a Libero Ciociola detto “Il sindaco” o “Il nonno”, quattordici anni e 2 mesi a Luciano Michele De Stasio detto “Figliastro”, due anni e 10 mesi ad Armando Dell’Oglio alias “Dino”, tre anni a Luigi Di Gennaro, tre anni a Lorenzo Di Lorenzo, quattro anni a Gennaro Immobile, due anni a Giuseppe Leo, sette anni a Luigi Mario Mastromatteo alias “Il milanese”. Motivi della sentenza tra 90 giorni. (In alto, i fratelli Nardino; a destra, De Cotiis, Russi e Vincenzo Nardino)

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