Un passato tra bombe e droga, chi è il giovane arrestato per l’agguato all’imprenditore foggiano

Il 30enne Giuseppe Bruno era evaso dai domiciliari e girava con una pistola nel marsupio. Per gli inquirenti era intenzionato ad uccidere una vittima di estorsione

Ha tutti i contorni della mafiosità l’attentato sventato ad un imprenditore agricolo foggiano. Nelle scorse ore i carabinieri hanno arrestato il 30enne Giuseppe Bruno, volto noto agli inquirenti, sorpreso con una pistola e 3500 euro nel marsupio. L’arma aveva il colpo in canna e il cane alzato. Bruno, in compagnia di un complice tuttora ricercato, si sarebbe presentato presso l’azienda della vittima allo scopo di ucciderla, non riuscendo a portare a termine il piano criminale solo perché l’imprenditore era assente.

Ma pare che la malavita avesse puntato da tempo l’attenzione sull’agricoltore. Risulterebbero una denuncia contro ignoti per tentata estorsione ed una telefonata dai toni minacciosi: “Vedi che verranno due amici a trovarti”.

Nel frattempo, sul conto di Bruno, emergono altre grane giudiziarie. Al momento dell’arresto il 30enne stava scontando i domiciliari per una vecchia vicenda di armi, bombe e droga. Infatti, oltre che per concorso con ignoti in porto e detenzione illegale di una pistola calibro 7.65 e resistenza a pubblico ufficiale, è accusato anche di evasione dai domiciliari.

Le bombe di “Hurt Locker”

Il nome di Bruno comparve sulle cronache già nel 2012 nell’operazione “Hurt Locker” dal titolo del film di guerra premio Oscar di Kathryn Bigelow. Il giovane venne arrestato e condannato con l’accusa di aver piazzato ordigni esplosivi per conto di Raffaele Tolonese detto “Rafanill”, boss storico della “Società Foggiana”, al vertice della batteria Trisciuoglio-Tolonese.

All’epoca vennero arrestati Tolonese, il nipote Agostino Corvino, lo stesso Giuseppe Bruno e suo padre Luigi. Successivamente vennero tutti assolti ad eccezione del giovane Bruno, incastrato dalla videosorveglianza e condannato a 5 anni ridotti in appello a tre. Per le bombe di “Hurt Locker” non si parlò di pizzo ed estorsioni, bensì di questioni private e vendette trasversali.

Bruno venne inoltre arrestato nel 2020 in seguito al ritrovamento di marijuana e bombe-carta in un podere e, qualche mese dopo, per il possesso di tre pistole, un fucile e 60 piante da cui ricavare marijuana, con successiva condanna a 3 anni e 4 mesi. Vicende per le quali Bruno era ai domiciliari con facoltà di uscire di casa per andare a lavorare. Ma la mattina del 23 settembre il giovane sarebbe uscito per ben altro motivo, ovvero spaventare o forse addirittura uccidere un imprenditore agricolo locale. Secondo il gip che ha convalidato l’arresto “la pistola sequestrata doveva essere certamente utilizzata nei confronti della vittima”. Stando al giudice Bruno e il suo ignoto complice avrebbero ricevuto l’incarico di uccidere l’imprenditore, “non potendosi interpretare diversamente il fatto che l’arma ritrovata non solo aveva il colpo in canna, ma presentava anche il cane alzato”. (In alto, Bruno e un’immagine dal video dell’operazione Hurt Locker)

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