Esplosione in palazzina di Carapelle, il giovane ferito “era vittima di bullismo”. Duro atto d’accusa della Caritas

“Fragile, un po’ timido e introverso, preso di mira da alcuni giovani del posto”. La Chiesa invita la cittadinanza “a cogliere il segnale di disagio lanciato da Francesco”

“Trovare il modo di confortare i genitori di Francesco, rimasto ferito durante un’esplosione nella propria abitazione (venerdì 13 maggio 2022), un ragazzo di 21 anni che è stato trasportato in gravi condizioni presso l’ospedale, è quasi impossibile, ma nonostante tutto esprimiamo tutto l’affetto e la vicinanza di tutta la comunità alla famiglia”. Inizia così la nota della Caritas di Carapelle, firmata da parroco, vice parroci e il diacono unitamente alle comunità parrocchiali cittadine.

“Il parroco – si legge – invita la comunità a cogliere il segnale di disagio arrivato da questo giovane che venerdì è rimasto gravemente ferito in casa a causa di una fuga di gas che ha causato l’incidente e a pregare uniti per la sua guarigione. Purtroppo non ci sono parole di fronte alla sofferenza causata da questo grave incidente le cui cause sono ancora da appurare e chiarire (gesto volontario, incidente etc…). È giusto stare vicino a Francesco e ai suoi familiari e mandare un messaggio ai giovani. Per fare questo prendiamo in prestito le parole di Giovanni Paolo II ‘Fate della vostra vita un capolavoro’. Francesco aveva appena iniziato a vivere e lui ora sta lottando per la sopravvivenza per raggiungere questo obiettivo.

È necessario parlare più approfonditamente e cogliere il segnale di disagio che è arrivato attraverso la storia di Francesco, un giovane ‘fragile’, un po’ timido e introverso, ma che era stato preso di mira da alcuni giovani del posto, noti a molti, che costantemente lo bullizzavano, dal punto di vista materiale e verbale, attraverso azioni dannose e provocatorie, lui e la sua famiglia perfino davanti alla nuova abitazione presso le case popolari.
Francesco riassumeva il suo disagio con questa domanda: ‘Perché ce l’hanno tutti con noi?’ riferendosi a quei giovani, alcuni di loro a detta della madre erano presenti la sera dell’incidente come spettatori, che ogni giorno avevano preso di mira lui e la sua famiglia con frasi e azioni spregevoli. Sono fatti che segnalano un allarme nella comunità. Per questo invitiamo a costruire e a progettare un percorso educativo diverso. Deve essere un percorso di alleanze che dedica più attenzione ai ragazzi e ai genitori nel difficile compito dell’educazione dei figli e nell’opera di prevenzione evitando che ci siano atteggiamenti violenti e dannosi nei confronti di persone più deboli. Una buona prassi di attenzione ai ragazzi e ai giovani, avviata da anni dalle comunità parrocchiali, che va ulteriormente valorizzata sul territorio è l’opera costante e giornaliera dell’oratorio parrocchiale don Bosco con i suoi educatori, esso è un osservatorio privilegiato sulle dinamiche giovanili ed è un luogo aperto a tutti per realizzare percorsi comuni di inclusione e di integrazione e tolleranza”.



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