A rischio l’indipendenza dei magistrati, forti critiche verso la riforma Cartabia. Bray: “Non migliora la giustizia”

Nel tribunale di Foggia una giornata di astensione proclamata dall’Associazione Nazionale Magistrati. Confronto in Corte d’Assise sulle ragioni dello sciopero

Quasi il 75% dei magistrati di Foggia ha aderito all’astensione proclamata per oggi dall’Associazione Nazionale Magistrati per protestare contro la riforma della Giustizia voluta dalla ministra Cartabia.
Questa mattina nella Corte d’Assise del Tribunale di Foggia si è svolto un incontro dibattito organizzato dalla Sottosezione dell’ANM del capoluogo dauno. Nel video, l’intervista a Roberta Bray secondo cui la riforma Cartabia non migliora la giustizia, ma anzi rischia di minare l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati stessi.

LE RAGIONI DELL’ASTENSIONE (fonte Repubblica)

Ma quali sono le ragioni dello sciopero? Al primo posto c’è lo stop alla possibilità di cambiare “casacca” – da giudice a pm, e viceversa – per quattro volte. La magistratura è una grande famiglia, ma con una profonda divisione interna. Da una parte ci sono i giudici, dall’altra i pubblici ministeri. Oggi sono possibili quattro passaggi. Dopo invece sarà possibile farlo solo una volta, e solo durante i primi dieci anni della carriera. Sarà possibile, invece, in qualsiasi momento, passare al civile. I giudici considerano la nuova regola un grave errore perché passando da una funzione all’altra anche più volte il giudice diventa più a tutto tondo. E comunque solo una legge costituzionale, secondo le toghe, può bloccare il passaggio. E non una legge ordinaria. 

Al secondo posto nella lista delle preoccupazioni c’è il fascicolo personale di ogni magistrato. Come in tutte le professioni, anche i magistrati fanno carriera, secondo regole molto stringenti. A fare le “valutazioni di professionalità” e a decidere i nuovi incarichi, e quindi l’avanzamento in carriera, è il Csm. La riforma della ministra Cartabia ha rivisto e formalizzato in modo rigido l’esistenza, presso lo stesso Csm, di un “fascicolo” per ogni magistrato. Nel quale saranno segnalate anche le “anomalie” nel comportamento della toga, “anomalie” che riguardano espressamente anche le sue decisioni giudiziarie. L’Anm ha parlato di una “pericolosa schedatura” e di un danno anche alle indagini perché il magistrato sarà più prudente nelle decisioni. 

Avrete visto mille volte in tv le conferenze stampa nelle procure dopo gli arresti per un’inchiesta. Magistrati e forze di polizie schierati a beneficio delle telecamere. Con la nuova legge tutto questo non potrà più accadere, o sarà drasticamente ridotto. Perché la riforma impone al capo dell’ufficio di rispettare le regole sulla presunzione d’innocenza, approvate nel 2016 in Europa, e recepite in Italia a ottobre scorso. La legge è firmata da Marta Cartabia, ma a battersi per ottenerla è Enrico Costa di Azione. Adesso, con la riforma del Csm, quella legge viene messa in pratica. A decidere tutto sarà il capo dell’ufficio, il procuratore, e non ci sarà più alcuna libertà di aver rapporti con la stampa. I magistrati respingono tutto questo e gridano al bavaglio. Sopratutto perché in futuro al danno si aggiunge la beffa. In quanto, contro la toga che parla e viola la presunzione d’innocenza  può scattare anche un illecito disciplinare e quindi un processo contro la toga al Csm.  

Anche sulla presenza degli avvocati, con tanto di diritto di voto, nei consigli giudiziari, i mini Csm per ogni distretto, i magistrati hanno perso un’altra battaglia storica. E ora contestano la decisione che dà ampio spazio agli avvocati per valutare un magistrato dandogli un punteggio piu o meno ampio. Prima di questa riforma loro potevano contare solo sul “diritto di tribuna”, nessun voto specifico. D’ora in avanti invece potranno farlo.

È la “madre di tutte le battaglie”. La nuova legge con cui scegliere i futuri componenti togati del Csm. Che saranno 20 anziché gli attuali 16. Una legge che – come ha chiesto il presidente della Repubblica e del Csm Sergio Mattarella – deve impedire accordi sottobanco tra le correnti per pilotare l’elezione di un magistrato. La ministra Cartabia, alla fine, ha scelto un sistema maggioritario binominale con un piccolo correttivo proporzionale che però non soddisfa affatto i magistrati. Che invece chiedevano soprattutto un sistema interamente proporzionale. Che non hanno avuto. E adesso sostengono che la legge sul Csm è tutta contro di loro. Ed è fatta anche questa per normalizzare le toghe e togliere loro tutti gli spazi. 



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