Mafia Gargano, il processo “lumaca” a Scirpoli, Baffino (fresco di pentimento) e soci. Nuovo rinvio per “Ariete”

Un avvocato difensore impossibilitato e il procedimento slitta ancora, se ne riparlerà a giugno quando saranno ascoltati due testi di pg. Tra gli imputati ci sono ora ben tre collaboratori di giustizia

Fu una delle operazioni più imponenti contro la criminalità garganica, ma a sei anni di distanza la parola fine sembra ancora molto lontana. Va avanti, a rilento, il processo “Ariete” nei confronti di alcuni esponenti di spicco della malavita di Manfredonia, Mattinata e Vieste. Alla sbarra Antonio “Baffino” Quitadamo, Michele Silvestri “U’ russ”, Luigi Ferro detto “Gino Di Brancia”, Francesco Scirpoli alias “Il lungo”, Matteo Della Malva, Giuseppe Caposeno, Giovanni Iannoli “Smigol”, Cataldo Coccia, Antonio Guerra, Andrea “Baffino junior” Quitadamo, Fatima Hadiouch, Gerardo Curci, Antonio Ferrazzano, Danilo Della Malva “U’ Meticcio”, Antonio Del Nobile detto “Riccardo”, Giuseppe Trimigno “U’ biond”, Pietro La Torre “U’ figlie du poliziot” e Hadiouc Hechmi. Tra gli imputati c’erano anche i boss Mario Luciano Romito e Francesco Pio Gentile alias “Passaguai”, il primo ucciso nella strage di San Marco in Lamis del 9 agosto 2017, il secondo vittima di agguato sotto casa sua a Mattinata il 21 marzo 2019. Nel frattempo, tre imputati di rilievo, i fratelli mattinatesi Quitadamo e il viestano Della Malva hanno iniziato un percorso di collaborazione con la giustizia.

“Ariete” procede molto lentamente, nelle scorse ore ennesima udienza del processo a Foggia, dinanzi al giudice Giannone in seduta collegiale. Ma ancora un nulla di fatto a causa dell’impedimento di un avvocato difensore. Il processo è stato quindi rinviato a giugno quando saranno ascoltati due testi di pg. Riflettori puntati su alcuni aspetti dell’attività tecnica effettuata durante le indagini. Nonostante i tempi biblici, la prescrizione è comunque lontana, fissata a 12 anni e mezzo dai reati.

L’assalto al portavalori

Nel 2016, la Procura di Foggia e l’Arma dei Carabinieri sgominarono il gruppo criminale ritenuto responsabile di rapine, assalti a portavalori ed estorsioni. In manette persino un agente di polizia penitenziaria (Coccia), sospeso dall’impiego, accusato di aver introdotto un telefono cellulare in carcere in cambio di denaro. Vicenda finita anche nelle carte della recente inchiesta antimafia “Omnia Nostra”. A parere degli inquirenti, al vertice dell’organizzazione c’erano Mario Luciano Romito e Francesco Scirpoli, esponenti di vertice dell’organizzazione criminale mafiosa garganica oggi capeggiata dalla famiglia Lombardi rivale dei montanari Li Bergolis-Miucci-Lombardone.

La maggior parte degli imputati risponde del tentato assalto ad un furgone portavalori nel novembre 2015. Scirpoli e soci pianificarono una complessa rapina ai danni di un furgone “IVRI” con le seguenti modalità: avevano individuavano il luogo dell’assalto (SS 89 zona Vignanotica tra Mattinata e Vieste), controllato che non vi fosse segnale telefonico, definito le modalità dell’assalto, procurato diverse autovetture, ipotizzato l’uso di mezzi pesanti con il posizionamento di un camion sulla carreggiata ed il taglio del blindato con una motosega, effettuato numerosi sopralluoghi per individuare le vie di fuga e preparato i mezzi da utilizzare, in particolare una pala meccanica modificata a mo’ di ariete per capovolgere il blindato e procedere al taglio. Da qui il nome del blitz dei carabinieri, intitolato “Operazione Ariete”.

Gli arrestati in “Ariete”

L’assalto non fu portato a termine soltanto per cause indipendenti dalla volontà degli indagati ed in particolare grazie ad un energico spiegamento di forze, anche con l’ausilio dell’elicottero, messo in campo dall’Arma che presidiò nella circostanza il tratto individuato quale teatro dell’evento. Nel corso delle attività, vennero sequestrati numerosi veicoli provento di furto nonché diverse armi da sparo con relativo munizionamento. Recuperate anche delle maschere, proprio come in un film, che i malviventi avrebbero utilizzato per il colpo.

Nell’ambito dello stesso contesto investigativo, gli inquirenti raccolsero pesanti indizi di colpevolezza in capo a Hadiouch e Iannoli in ordine ad un delitto di rapina aggravato consumato dagli indagati in concorso, travisati ed armati, ai danni del supermercato  “Simply” di Vieste l’ 11 dicembre 2015. La rapina fruttò ai due autori un bottino di circa 5mila euro. In quella occasione i malviventi utilizzarono un’arma ottenuta dal cerignolano Curci, anche lui arrestato nel blitz.

A carico di alcuni arrestati, emersero responsabilità penali per violazioni della sorveglianza speciale, ricettazioni, furti, detenzione illegale di un’arma clandestina e del relativo munizionamento. Quest’ultima rinvenuta durante una perquisizione posta in essere dai carabinieri il 22 gennaio 2016 a Manfredonia. Venne contestato anche il furto aggravato in concorso commesso a Manfredonia il 14 marzo 2013 quando si impossessarono di 300 litri di gasolio sottraendoli alla cisterna servente il distributore Agip sito sul molo di levante di Manfredonia, previa effrazione del lucchetto posto sulla cisterna medesima.

Guai per l’assistente della Polizia Penitenziaria in servizio presso la Casa Circondariale di Foggia, gravato da un’ipotesi di corruzione poiché, dietro promessa di una somma imprecisata di denaro, si sarebbe adoperato per l’illecita introduzione all’interno dell’istituto penitenziario di un telefono cellulare, da consegnare al viestano Danilo Della Malva (oggi collaboratore di giustizia), finito in carcere durante le indagini per altro reato. Nella circostanza, a carico dell’agente emersero anche responsabilità per gli accessi abusivi ai sistemi informatici e a condotte di rivelazione di segreto d’ufficio.

Curioso, infine, il caso del 50enne Antonio Del Nobile detto “Riccardo”. Durante le indagini emerse che l’uomo aveva il controllo dei furti d’auto nel territorio di Manfredonia. Fece persino stampare degli adesivi con scritto “Ricky ti guarda”, come fossero una garanzia di sicurezza. Chi poneva l’adesivo sulla propria autovettura era certo di non subire danni o rapine.

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