La mafia foggiana progettava l’omicidio di Lanza “Bussolotto”, il pregiudicato trovato morto in carcere

I boss rivali avrebbero valutato l’ipotesi di assassinare il noto pregiudicato dei Sinesi-Francavilla. Nelle carte di “Decimabis”, le informazioni fornite agli inquirenti da un collaboratore di giustizia

Progetti di sangue nelle carte di “Decimabis”, maxi inchiesta del 2020 contro la mafia foggiana. Nelle oltre 800 pagine di ricostruzioni ed intercettazioni, spunta ancora l’odio tra le batterie Sinesi-Francavilla, Moretti-Pellegrino-Lanza e Trisciuoglio-Tolonese. Mentre le indagini sull’agguato di pochi giorni fa ad Antonello Francavilla e a suo figlio 16enne si stanno focalizzando sulla guerra tra i boss foggiani, nelle carte di “Decimabis” viene fuori che il gruppo dei Trisciuoglio fosse intenzionato ad eliminare il 43enne Alessandro Lanza detto “Bussolotto”, esponente dei Sinesi-Francavilla, da non confondere con gli omonimi Lanza alleati dei Moretti. “Bussolotto” venne trovato morto nel carcere di Foggia a settembre dello scorso anno. Suicidio, raccontarono le cronache. Al momento l’autopsia non è stata ancora depositata.

La rivalità tra capiclan è raccontata dal collaboratore di giustizia, Carlo Verderosa, ex “morettiano”, che agli inquirenti ha fornito numerose informazioni sul giro di estorsioni in città, indicando vittime e carnefici della “Società Foggiana”. È emerso anche “un accordo tra i due boss mafiosi Rocco Moretti e Federico Trisciuoglio“, un accordo secondo cui Trisciuoglio avrebbe percepito “la somma di 6.800 euro al mese dall’organizzazione mafiosa Moretti-Pellegrino-Lanza, soldi che in un’occasione gli erano stati consegnati dallo stesso collaboratore di giustizia”.

A parere degli inquirenti, “i soldi conferiti a Trisciuoglio dovevano servire a sostenere economicamente una serie di sodali di quest’ultimo, attualmente detenuti, tra cui il noto boss Raffaele Tolonese. Il collaboratore di giustizia – si legge ancora – riferiva che aveva consegnato il denaro a Trisciuoglio mentre questi si trovava all’interno della sua abitazione agli arresti domiciliari e lo stesso Trisciuoglio gli aveva riferito di dire a Nicola Valletta, pregiudicato di primo piano del clan Moretti-Pellegrino-Lanza, di tenersi pronto in quanto a breve sarebbero scesi dei pregiudicati dalla ‘Montagna’, intendendo appartenenti a clan garganici, che avrebbero provveduto ad assassinare Alessandro Lanza, pregiudicato ritenuto coinvolto nell’omicidio di Rodolfo Bruno“, quest’ultimo ritenuto dagli inquirenti cassiere dei Moretti ucciso il 15 novembre 2018 in un distributore sulla tangenziale di Foggia.

Il luogo dell’omicidio di Rodolfo Bruno

“Probabilmente – riportano ancora le carte giudiziarie -, Trisciuoglio cercava di sdebitarsi con i membri del clan di Rocco Moretti con queste azioni omicidiarie in cambio del sostentamento di denaro che riceveva. Del resto il rancore nutrito da Trisciuoglio nei confronti di Lanza, si evince anche da una conversazione telematica registrata dagli investigatori”. Nell’intercettazione, Trisciuoglio parlava con una persona “criticando aspramente – si legge – una donna che frequentava ‘Bussolotto’, pseudonimo con cui viene indicato Lanza, riferendo che questa donna, proprio in ragione di tale frequentazione non si avvicinava per niente a loro in quanto consapevole del rancore che Trisciuoglio nutriva nei confronti di Lanza, tanto da volerlo far assassinare”. (In alto, da sinistra, Lanza, Moretti, Trisciuoglio e Bruno; sullo sfondo, il carcere di Foggia)

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