Quella “familiarità” tra politica foggiana e mafia. I motivi dell’incandidabilità per Landella e 7 ex consiglieri

I giudici in sentenza: “Una cattiva governance interessava il Comune di Foggia, improntata al perseguimento di interessi privati a danno del primario interesse pubblico alla legalità”

“Collegamento diretto o indiretto con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare” per gli ex amministratori del Comune di Foggia, Franco Landella, Leonardo Iaccarino, Liliana Iadarola, Antonio Capotosto, Bruno Longo, Erminia Roberto, Dario Iacovangelo e Consalvo Di Pasqua. Lo riporta la sentenza di 74 pagine del Tribunale di Foggia, Prima sezione civile, che ha decretato l’incandidabilità, in primo grado, dei politici sciolti per mafia ad agosto 2021. Collegamento criminale “non ravvisabile – si legge ancora – nei riguardi di Pasquale Rignanese e di Lucio Ventura, ragion per cui si impone dunque il rigetto della domanda di incandidabilità nei loro confronti”.

I giudici Buccaro, Carbonelli e Stanziola scrivono che il provvedimento “ha natura interdittiva, volto a porre rimedio al rischio che quanti abbiano cagionato il grave dissesto dell’ente possano aspirare a ricoprire cariche identiche o simili a quelle precedentemente rivestite, e in tal modo perpetuare potenzialmente l’ingerenza inquinante nella vita delle amministrazioni democratiche locali”. Landella&co vengono definiti “amministratori responsabili delle condotte che hanno dato causa allo scioglimento”. Indicati come gli artefici di “una cattiva governance, che interessava il Comune di Foggia, improntata al perseguimento di interessi privati a danno del primario interesse pubblico alla legalità”.

Nel capitolo relativo all’ex sindaco si legge di “collegamenti indiretti con la criminalità organizzata locale”. Si ricorda, inoltre, la vicenda delle presunte tangenti che Landella si sarebbe spartito con la moglie ed alcuni ex amministratori. “È lo stesso Landella, d’altra parte – riporta la sentenza -, a definire la moglie la sua ‘più stretta collaboratrice’, con ciò confermando il ruolo di primaria importanza svolto dalla Di Donna, quale custode delle somme di danaro collettate dal marito nonché addetta alla distribuzione di tale danaro ai consiglieri ‘amici’ che avevano assicurato il voto favorevole in ordine alla questione messa all’ordine del giorno presa in carico dal sindaco” (la convenzione urbanistica relativa al programma “Tonti Raffaele Coer srl”). A parere dei giudici, “i collegamenti indiretti del sindaco con la criminalità organizzata divengono, tuttavia, tangibili laddove si passi ad esaminare le intercettazioni delle conversazioni della Iadarola con il proprio compagno e della Roberto con il pluripregiudicato Francavilla“.

La ‘familiarità’ tra il sindaco Landella ed il pregiudicato Delli Carri

“Con riguardo alla prima conversazione dell’11 febbraio 2021 – scrivono i giudici nella sentenza -, Fabio Delli Carri, pluripregiudicato e condannato per reati di mafia, sapendo che la compagna e consigliere Iadarola avrebbe, di lì a breve, incontrato il sindaco Franco Landella e l’assessore Cinzia Carella, intima alla compagna di ricordare al primo cittadino, in termini perentori, di adempiere agli impegni assunti nei ‘loro’ confronti (con espressione gergale, ripetuta in tutta la conversazione, tipicamente paradigmatica della grammatica mafiosa) durante la campagna elettorale. Riferiva, in quell’occasione, Fabio Delli Carri: ‘noi rimaniamo sempre con te fedeli, però, insomma, non è che lo dobbiamo prendere sempre a quel posto noi, anche perché qua, fino a prova contraria, persone che non valgono niente, che tengono due o trecento voti, che hanno sistemati i figli, lo vanno decantando’; ed ancora, ‘ce lo dici proprio, gli dici a noi niente? E non te lo stiamo chiedendo per non metterti in difficoltà, però [riferendosi a Landella, n.d.g.] se tu ci dici dammi un nome e poi così, poi me lo devi mettere, perché figure di m… noi non siamo abituati a farle, capito glielo dici così (…) noi neanche te lo veniamo a chiedere il lavoro, quello e quell’altro, non ti veniamo neanche a mettere in difficoltà, però se tu ci dici una cosa e ce la dai per certa, quella cosa poi ce la devi dare’). Ora, questo episodio dà contezza della ‘familiarità’ tra il sindaco Landella ed il Delli Carri Fabio – riporta ancora la sentenza –, come peraltro testimoniato da una foto (qui sotto) che ritrae il Delli Carri in compagnia della consigliera Iadarola Liliana, dei consiglieri comunali Di Pasqua, Rignanese e Di Mauro, del sindaco Franco Landella e di sua moglie, Di Donna Iolanda”.

Delli Carri (il primo da sinistra) con alcuni ex amministratori

“La mafia è politica”

Focus dei giudici anche sulla “conversazione intercettata tra la Roberto e Leonardo Francavilla in prossimità di una commissione consiliare. Nel corso di tale conversazione – si legge -, avvenuta il 29 novembre 2019 nell’edificio comunale, Francavilla Leonardo si rivolse, con toni confidenziali, ad Erminia Roberto e – dichiarandosi espressamente appartenente alla ‘malavita’ – la minacciava apertamente di rivelare l’attività svolta, su impulso di quest’ultima, per procacciare voti all’attuale amministrazione, facendo riferimento alla concessione di benefici economici di competenza dell’assessorato retto dalla Roberto o alla ‘sistemazione’ della consorte del Francavilla in un supermercato. Da tale conversazione è emerso che il Francavilla si era concretamente adoperato, su richiesta della Roberto, per sostenere il Landella in occasione dell’ultima campagna elettorale (‘Votiamo Landella’; ‘se noi siamo mafiosi, senza offesa, la mafia è politica, poi veniamo noi’, ancora una volta si noti l’utilizzo del ‘noi’)“.

Per i giudici si tratterebbe di “conversazioni che mettono in luce un accordo politico in virtù del quale alcuni noti esponenti della locale criminalità organizzata hanno dato il loro consenso a procacciare voti all’ex sindaco in occasione dell’ultima tornata elettorale in cambio di vantaggi economici, in un contesto territoriale ove peraltro i gruppi mafiosi hanno manifestato particolare interesse verso le Amministrazioni Locali, come testimoniato dal recente scioglimento dei comuni di Monte Sant’Angelo, Mattinata, Manfredonia e Cerignola”.

Contatti tra Capotosto e boss Francavilla

Riguardo ad Antonio Capotosto, la sentenza ricorda la sua stretta parentela con un uomo “ritenuto contiguo alla batteria Sinesi-Francavilla. Dalle attività tecniche svolte nell’ambito di un procedimento penale è emerso che, in data 1 aprile 2011, Capotosto Antonio era stato designato da Francavilla Emiliano, esponente apicale della batteria Sinesi-Francavilla, per l’organizzazione di un incontro tra lo stesso Francavilla e Nardella Antonio. Ebbene, l’episodio accertato nell’ambito del procedimento penale n. 9930/10 mod. 21 D.D.A. Bari lascia trasparire una prossimità consapevole ed elettiva tra l’ex consigliere comunale Capotosto e il pregiudicato Francavilla Emiliano, capo dell’omonima batteria mafiosa. Al contesto familiare del consigliere comunale appartiene anche il collaboratore di giustizia Capotosto Alfonso, già affiliato alla Società Foggiana“.

Iaccarino&co.

“La relazione prefettizia – ricordano i giudici citando il documento di scioglimento dell’ente comunale – ha messo in luce una facile e disinvolta inclinazione degli ex amministratori Iaccarino, Iacovangelo e Di Pasqua, a logiche corruttive ben radicate, che rende concreto il rischio di un loro condizionamento da parte dei sodalizi criminali”. Di Iaccarino viene citato “l’episodio, definito dalla relazione prefettizia ‘raccapricciante’, avvenuto nella notte di Capodanno 2021, allorquando lo Iaccarino venne ripreso dal proprio figlio (minore) in un video mentre sparava con un’arma caricata a salve dal balcone della propria abitazione, pronunciando in dialetto la frase ‘non è un barzelletta’“. Riguardo a Bruno Longo, invece, la sentenza evidenzia le “vicende abitative” dell’ex consigliere comunale: “È anagraficamente residente in una casa di edilizia popolare sita in Foggia, benché di fatto egli dimori in altra abitazione, unitamente alla propria famiglia. Ebbene, tale alloggio popolare, formalmente intestato al consigliere, risulta di fatto abitato” da persone vicine alla criminalità locale. Longo fu inoltre coinvolto nel blitz “Nuvola d’Oro” contro un altro presunto giro di tangenti a Palazzo di Città. Anche questa operazione ricordata dai giudici del Tribunale di Foggia.

Stando a quanto riportato in sentenza, “la Società Foggiana si è evoluta verso un modello a vocazione economica (mafia ‘affaristica’). A partire dal 2010 la Società Foggiana ha sviluppato la sua vocazione ‘imprenditoriale’ e la sua capacità di incidere nel tessuto economico locale; può dunque ragionevolmente concludersi nel senso che la Società Foggiana ha da tempo acquisito consistenza e pericolosità espansive assai elevate, ponendosi come organizzazione criminale dotata di notevole offensività e pericolosità sia nei confronti della società civile che dell’economia e della regolare amministrazione della cosa pubblica”.

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