Covid, tutti “No Vax” i pazienti gravi al Riuniti di Foggia. Oltre la metà dei ricoverati ha altre patologie

Un dato rilevante nel policlinico di viale Pinto, in linea con il contesto generale che sta portando alla ridefinizione del calcolo per i ricoveri

Quasi 6 pazienti su 10 al Riuniti di Foggia, pur essendo ricoverati in area Covid, sono al Policlinico per altre patologie. Un dato rilevante, in linea con il contesto generale che sta portando alla ridefinizione del calcolo per i ricoveri. Difatti, secondo le indiscrezioni trapelate nelle ultime ore, pur restando valida la definizione di “caso” e le modalità di isolamento in reparto, i pazienti asintomatici che entrano in ospedale per altre patologie e si scoprono accidentalmente positivi al Covid non dovrebbero essere più conteggiati come “ricoveri Covid”.

Per le regioni sarà così più difficile, sulla carta, raggiungere le soglie che decretano il cambio di colore o, una volta eliminate le zone, che determinano l’aggravarsi dell’epidemia. Nella pratica, però, cambia poco perché i pazienti positivi devono comunque avere percorsi protetti e reparti dedicati, andando dunque a incidere sulla organizzazione interna dei posti letto negli ospedali.

Al Policlinico di Foggia, risultano attualmente occupati 141 posti letto, di cui 12 (su 16 disponibili) in Terapia intensiva, dove praticamente tutti i pazienti sono no vax (se si escludono 2 anziani arrivati in condizioni critiche, per importanti comorbilità pregresse). “Questo – fanno sapere da Viale Pinto – è l’elemento dirimente, semmai ce ne fosse bisogno, per sottolineare l’efficacia dei vaccini”.

In effetti, se cosi non fosse, l’ospedale sarebbe già collassato. Basta guardare i numeri dell’ultima ondata per avere contezza: solo negli ultimi due mesi (dicembre-gennaio, NdR) i positivi registrati in Puglia sono stati 280mila, lo stesso numero dei contagiati nel periodo che va da febbraio 2020 a novembre 2021. Invece, ora la gran parte – il 55% – arriva in ospedale per patologie diverse, e scopre di essere positivo dal test in corsia. Ovviamente, dal momento in cui viene accertata la positività, viene trattato in area Covid. Così si ritrovano 10 pazienti in chirurgia e altrettante donne in gravidanza incappate nel virus. In Gastro, ad esempio, tutti e 14 i pazienti presenti sono ricoverati per altre patologie.

Come riferito dal primario di Malattie infettive, Teresa Santantonio, si tratta prevalentemente di “ricoverati per altre patologie con tampone positivo”. In buona sostanza, nessuno di questi ha la polmonite. “E questo – spiegano – è determinato dal successo della campagna vaccinale”. È lontano – e mutato notevolmente – lo scenario delle ondate precedenti, contrassegnate dalla difficoltà di riorganizzare in tempi celeri i reparti per fornire assistenza e dalla fila di ambulanze in Pronto soccorso: una gestione complessa che ha portato i moduli della terapia intensiva a 3 livelli, con un potenziale di 32 posti letto.

Un’assetto di ‘guerra’ sanitaria in cui, come veniva più volte rimarcato, nell’organizzazione bisognava “correre più veloce del virus” per non essere travolti. Anche i sanitari contagiati, grazie alla copertura vaccinale, rientrano in tempi celeri (pochi giorni). “Siamo di fronte ad una situazione completamente differente – commenta il commissario Michele Ametta -, ormai è così in tutta Italia. Bisognerà modificare il sistema dei conteggi. La discussione va avanti da qualche settimana e immagino che ci saranno novità a breve in questo senso”, conclude.

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