“Terra Rossa”, su Bisceglia restano “gravi indizi di colpevolezza”. Procura di Foggia: “Il quadro non è mutato”

L’indagine sul caporalato risale al 10 dicembre scorso e ha portato all’arresto di 5 persone. Secondo l’accusa, alcuni imprenditori avrebbero reclutato migranti da impiegare nei campi sottopagandoli

Il Tribunale della Libertà di Bari ha attenuato o revocato le misure cautelari alle persone coinvolte nell’operazione “Terra Rossa”. Le esigenze sono venute meno in quanto le aziende interessate sono ormai sotto il controllo giudiziario. Intanto, restano i gravi indizi di colpevolezza anche dopo gli interrogatori di garanzia che non avrebbero scalfito l’impianto accusatorio. La decisione di revocare la misura era già stata presa dalla gip di Foggia, Margherita Grippo nei confronti di Rosalba Bisceglia (foto sopra), 55enne originaria di Mattinata, imprenditrice agricola e moglie del prefetto Michele Di Bari, ex capo Immigrazione del Viminale. Alla donna era stato inizialmente applicato un obbligo di firma e di dimora.

L’imprenditrice è coinvolta, assieme ad altre 15 persone, in un’indagine sul caporalato che il 10 dicembre scorso ha portato all’arresto di 5 persone. Secondo l’accusa, Bisceglia si sarebbe rivolta ad un caporale per reclutare migranti da impiegare nei campi sottopagandoli.
Ma, al contrario di quanto emerso nelle intercettazioni, secondo l’avvocato Ursitti, legale della donna, l’azienda agricola sarebbe “totalmente meccanizzata” e non verrebbero “praticate colture quali pomodoro e ortaggi che richiedono una notevole manodopera ad eccezione della coltivazione del vigneto della superficie di quattro ettari e mezzo”. Riguardo alla raccolta dell’uva sarebbero state “regolarmente assunte 12 persone e i pagamenti sarebbero stati corrisposti secondo quanto previsto dal contratto di lavoro provinciale e nazionale”.

Sulla revoca della misura nei confronti di Bisceglia, alcuni organi di informazione a carattere nazionale hanno erroneamente riportato che sarebbero cadute le accuse nei confronti dell’imprenditrice. È la stessa Procura di Foggia, attraverso una nota stampa firmata dal procuratore capo Ludovico Vaccaro, a fare chiarezza: “Il gip nel provvedimento di revoca delle misure cautelari ha espressamente affermato che ‘anche all’esito dell’interrogatorio di garanzia, il quadro indiziario non risulta mutato ed anzi per certi versi può ritenersi confermato. Il gip ha ritenuto ‘non più sussistenti’ le esigenze cautelari ‘anche in considerazione dello stato di incensuratezza dell’indagata e del comportamento processuale della stessa. Pertanto – continuano dalla Procura di Foggia -, la revoca delle misure è avvenuta non per il venir meno del quadro indiziario, ma per la cessazione delle esigenze cautelari ravvisate in sede di applicazione della misura. Si precisa, inoltre che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari; che a carico della Bisceglia sono stati raccolti indizi di colpevolezza ritenuti gravi dal gip che ha applicato la misura e che l’indagata non può essere considerata colpevole fino alla condanna definitiva”.

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