“Troppi incidenti su strada appena rifatta”, sindaco Troia tuona: “400mila euro di migliorie, chiesti atti lavori”

“Una strada rifatta da poco ma, probabilmente, in maniera difforme rispetto a quanto prevedeva il progetto originario. Vogliamo vederci chiaro”

“La strada provinciale 115, Troia-Foggia, continuerà ad essere un problema fino a quando non sarà messa in sicurezza. L’incidente di ieri mattina, in cui sono rimasti coinvolti alcuni giovani migranti, è solo l’ennesimo che si consuma su quell’arteria”. Lo ha dichiarato il sindaco di Troia, Leonardo Cavalieri.
“È sotto gli occhi di tutti gli automobilisti che la percorrono – proseguono -: la deformazione del manto; le misure ridotte della careggiata; il pericolosissimo dislivello tra il manto stradale e il terreno perimetrale. Eppure, è una strada rifatta da poco ma, probabilmente, in maniera difforme rispetto a quanto prevedeva il progetto originario. Finalmente, la Giunta comunale di Troia, dopo mesi dal deposito della richiesta, ha ottenuto l’accesso agli atti dagli uffici della Provincia. Noi, in questa vicenda vogliamo vederci chiaro, e per questo incaricheremo un tecnico affinché possa verificare la conformità dei lavori al progetto originario; le motivazioni alla base delle varianti apportate; il tipo di materiale impiegato. Da una prima, sommaria lettura, risulta una spesa di 400mila euro di migliorie. Sarà la perizia tecnica a spiegarci tutto. Perché non è sopportabile avere strade, appena rifatte, in quelle condizioni”.
“Così come non è sopportabile – prosegue – che un gruppo di giovani migranti abbia rischiato la vita. Ma qui, si apre un altro capitolo, ed è quello del lavoro nero, dello sfruttamento di uomini e donne che nella nostra terra ci arrivano spinti dalla fame e dalla guerra; che nella nostra terra sperano di trovare lavoro e serenità. Undici uomini stipati in un’auto finita fuori strada, la dice lunga, e la dice tutta sul perché viaggiassero in quelle condizioni. Undici uomini stipati in un’auto tornavano da una giornata di lavoro nei campi, i nostri campi. Non è questa la terra che sognavano – conclude -. Ma, con tutto il cuore, dico che, se le condizioni sono queste, non è neanche la mia terra. Serve responsabilità. E rispetto dei diritti”.