Grande attesa per il prezzo del grano, in forte rialzo: vicino ai 60 euro al quintale. I “giochi pericolosi” dei pastifici

Nuovi aumenti in arrivo per la scarsità delle scorte a livello internazionale. “Ogni famiglia potrebbe arrivare a spendere circa 50 euro in più all’anno per la pasta”. Addetti ai lavori col fiato sospeso per borsa merci

C’è attesa tra produttori e commercianti di grano per la borsa merci del prossimo mercoledì in Camera di Commercio a Foggia. Il grano duro oggi a 52 euro a quintale teoricamente dovrebbe aumentare ancora, per via della assoluta scarsità delle scorte a livello internazionale. Alcuni commercianti foggiani, che chiedono l’anonimato per evitare inutili protagonismi, sono in possesso delle stime internazionali. Come osservano a l’Immediato, la situazione in Canada, principale fornitore di grano internazionale, è tutt’altro che ottimale. Nei magazzini canadesi c’è meno grano di quello che ci si attendeva mesi fa. Chi scommette sia come produttore sia come commerciante ed analista di mercato, dà il grano duro vicino ai 60 euro a quintale. È su quel prezzo che dovrebbe posizionarsi l’offerta.

“Oggi siamo a quota 52 euro, credo che già mercoledì aumenterà qualcosina, poi ci sarà una battuta d’arresto, come è avvenuto sui 49 euro, per poi riavere una risalita che arriverà ad almeno 60 euro, credo già prima della fine di novembre”, illustra un commerciante. Questi prezzi comportano ovviamente un rialzo importante anche del costo delle sementi, che al commerciante dovrebbero arrivare a 75 euro al quintale. Per gli agricoltori il prezzo va maggiorato di almeno 5 euro. Insomma, un bell’investimento per chi magari ha venduto il grano subito, quando il prezzo era basso.

“Anche sul mercato locale, nei magazzini non ce n’è molto di grano. Tanti commercianti che avevano liquidato molto grano, hanno venduto quasi tutto nella scorsa battuta d’arresto. Tanti per paura che il prezzo scendesse hanno venduto. Sono pochi coloro che hanno accettato di scommettere ancora sul prezzo in rialzo. Diciamo che il prezzo sicuramente dovrà salire e anche molto, perché da fuori non arriva nulla. È arrivato solo qualcosa dal Kazakistan”.

Stando alle notizie di compravendita, i mulini stanno facendo molta resistenza a vendere, in attesa di possibili squilibri. Oggi la trattativa dovrebbe chiudersi a 55 o 56, ma ci sono resistenze a vendere. “I mulini dovranno adeguarsi se vogliono la roba”, è il commento di uno scaltro trader. Tanti oggi stanno soffrendo, anche chi ha sempre fatto vanto delle proprie massicce importazioni dal Canada, che sfalsavano il mercato italiano. Solo il 9% del totale è il grano canadese che tanto veniva elogiato per le sue qualità proteiche ed organolettiche, quando tanti imprenditori snobbavano il made in Italy.

“Dal Canada arriva il grano numero 3, 4 e 5, il resto è quasi zootecnico, roba invendibile. Ma diciamo che il grano canadese arriva sempre tra febbraio e marzo”. Anche le imprese dei contratti di filiera hanno dovuto rivedere i loro tetti massimi. Barilla paga ormai a prezzo di mercato, lo stesso Divella, il primo a cancellare il tetto massimo, De Matteis e De Cecco. Qualche pastificio, però, “sta facendo dei giochetti pericolosi” per la tenuta del mercato: prevedono per la loro parte il pagamento del prezzo del grano entro un certo prezzo, mentre il margine restante viene accollato al commerciante. La quota del pastificio è stata fissata entro i 49 euro. Si capisce bene che se il prezzo salirà a 60 euro, non tutti i commercianti potrebbero avere la liquidità necessaria.

Sotto osservazione anche gli aumenti dei prodotti derivati. La farina di grano tenero è già aumentata e anche la Gdo ha ormai compreso che dovrà far pagare di più la pasta, label e non. Gli aumenti si aggireranno per tutti, per le paste sotto i 50 cent e per quelle sopra, sui 50 centesimi in più al pacco. “Quello dell’aumento del prezzo della pasta è un finto problema, anche per i consumatori meno abbienti. Fino a 15 anni ogni famiglia consumava di media un quintale di pasta in un anno. Oggi, che per le diete proteiche e per le diverse abitudini alimentari è calato il consumo di pasta, quei 100 chili sono arrivati a 80, se aumentano di 50 cent al chilo significherà che ogni famiglia spenderà 50 euro in più all’anno”. L’aumento però potrebbe determinare un diverso posizionamento dei tanti produttori nazionali di pasta, con nuove quote di mercato. Perderanno quote le paste medie o le due ali delle paste economiche e quelle top di gamma? Difficile prevedere quali saranno i comportamenti dei consumatori.

Ricevi gratuitamente le notizie sul tuo Messenger di Facebook. Ecco come





Change privacy settings