“Foggia, l’abisso italiano”: il viaggio di Repubblica nel Comune della Quarta Mafia. Dai “potenti” Landella e Iaccarino agli omicidi di San Severo

Nel pezzo di Bonini e Foschini, si ripercorrono alcune tappe della vita politica e criminale della Capitanata. Capo DDA: “Il silenzio in questi anni è stato il miglior alleato dei mafiosi”

“Foggia, l’abisso italiano” è il titolo della lunga panoramica realizzata oggi da Repubblica sugli ultimi anni di cronaca in città e in provincia. Nel pezzo firmato da Carlo Bonini e Giuliano Foschini, si ripercorrono alcune tappe della vita politica e criminale della Capitanata. Dalla strage di San Marco in Lamis del 2017 allo scioglimento per mafia del Comune di Foggia, passando per i fatti di sangue che hanno contrassegnato San Severo in estate. In mezzo, lo scioglimento di altri Comuni di rilievo come Manfredonia e Cerignola.

L’articolo parte da Leonardo Iaccarino, “il pistolero” del video di Capodanno. “Di mestiere è un vigile del fuoco – si legge -. E, prima di quel video, era stato un uomo molto potente. Eletto con le liste di centrodestra che appoggiavano il riconfermato sindaco, Franco Landella, alle elezioni regionali aveva strizzato l’occhio al centrosinistra di Michele Emiliano. Iaccarino coltivava grandi progetti. Per sé. Puntava alla Regione, al dopo Landella, a un seggio in Parlamento. E invece, poche settimane dopo che quel video di Capodanno era stato pubblicato in rete, è finito in manette con diverse accuse, tra cui corruzione e peculato. Per dire, a Natale, si era portato a casa persino tutta la cancelleria dell’ufficio”.

Poi si passa a Franco Landella, il sindaco. “Potente anche lui. Anzi, potentissimo. Mai però come suo suocero, Massimino Di Donna, in politica da sempre. Quando il genero fu eletto primo cittadino, Di Donna riceveva in un bar fuori dal Comune. Disse la Procura di Foggia che erano quei tavolini all’aperto il vero consiglio comunale perché li si decidevano strategie, assunzioni e il futuro della città. Landella è uomo di centrodestra: prima con Fitto, poi contro Fitto. Prima con Berlusconi, poi contro Forza Italia. Le ultime foto sono della scorsa estate. Era abbracciato a Matteo Salvini. ‘La Lega ha un sindaco a Foggia’ diceva il Capitano. Qualche mese dopo è stato arrestato. Con lui sua moglie, la signora Di Donna. La giunta è caduta. Ma i foggiani non andranno a votare. Il Comune è stato sciolto dal Viminale per infiltrazioni mafiose”.

Lungo il capitolo sulla relazione di scioglimento dell’ente comunale foggiano. L’articolo riprende alcuni passaggi cruciali stilati dal prefetto Carmine Esposito, già ripresi da l’Immediato nelle scorse settimane. “Logica spartitoria”, “mafia degli affari” e “favori alle imprese collegate alla criminalità organizzata” le espressioni attorno alle quali è stato costruito l’intero documento.

Poi i protagonisti, dal caso di Erminia Roberto a quello di Liliana Iadarola, passando per Bruno Longo. “Quest’ultimo – si legge – viene arrestato il 10 febbraio 2020 per induzione indebita. Nei colloqui intercettati, oltre a dimostrare un ruolo dominante nel sistema tangentizio, manifestava il forte disappunto per l’attività di prevenzione antimafia, condotta dal prefetto: ‘Queste interdittive ci hanno un poco rotto il cazzo’“.

Occhi sulla città

Bonini e Foschini tornano anche sui settori “infettati” dalla mala: videosorveglianza, semafori, segnaletica e quant’altro. Si legge: “Emblematica la storia che riguarda la videosorveglianza. Vista come un problema. Troppi occhi sulla città possono significare troppi guai. ‘Viene vista come un problema per chi preferisce operare nell’ombra’, dice un testimone alla Procura. In questo caso viene individuata un’azienda – che si occupa di tutto: dalle telecamere al movimento terra, lavoro che viene considerato fortemente a rischio, perché il settore è assai infiltrato – a cui vengono affidati una serie di contratti, senza bando. In modo tale da non ‘costringerla’ a presentare la certificazione antimafia. Una certificazione che difficilmente avrebbe potuto avere: dagli accertamenti è risultato che l’amministratore e il socio di maggioranza della ditta (la Goss) ‘sono legati da forti rapporti economici con Alessandro Carniola‘, al centro di diverse inchieste. E ‘destinatario – si legge ancora negli atti – di interdittiva come amministratore della ‘Pepe Games’, attiva nel campo delle scommesse e dei giochi”.

Case ai boss

E gli alloggi popolari? Come già raccontato da l’Immediato, sono numerosi i casi di abitazioni affidate – anche in sanatoria – a parenti stretti dei maggiori boss della mafia foggiana. Tra i beneficiari “un pregiudicato, genero del capoclan Pasquale Moretti (si tratterebbe di Pasquale Nardella sposato con Erika Moretti, figlia del boss, ndr)”. E ancora: “Vivono nelle case popolari la sorella (Dina Francavilla, ndr) di Emiliano e Antonello Francavilla, capi di una delle batterie più importanti di Foggia. Ma ci sono anche Moretti, Pellegrino, Lanza. ‘Le norme non vietano alle famiglie di pregiudicati di partecipare all’assegnazione delle case popolari’ aveva detto il sindaco Landella. Ma dalle intercettazioni – si legge negli atti – emerge come il controllo delle case popolari fosse una pratica diffusa, con tanto di pagamento di denaro. Non risulta – scrivono ancora – che l’amministrazione abbia preso posizione sulla questione in una vicenda che aumenta la percezione comune del potere della criminalità organizzata sulla cosa pubblica e si risolve nella negazione dei diritti di fasce deboli della popolazione, che finiscono per riconoscere la contiguità alla mafia come mezzo unico per affermarsi”.

La guerra di San Severo

L’ultima parte dell’articolo è dedicata alla mattanza di San Severo, segnata dagli omicidi di Matteo Anastasio e Luigi Bonaventura, trucidati alla presenza di bambini. Il primo morto durante i festeggiamenti per l’Italia campione d’Europa. “Sul motorino con Anastasio – si legge – c’è Dodo, il nipote. Ha 6 anni. Ed è già campione d’Europa. Suonano il clacson, festeggiano. Finché due persone a bordo di una moto li affiancano. Indossano il casco integrale, che qui è un biglietto da visita: quello da killer. Non gli danno nemmeno il tempo di pensare: scaricano una dozzina di colpi di pistola, calibro 7.65. E lasciano Anastasio per terra, sotto le ruote di un Suv. Dodo perde molto sangue. Va in coma. Si salverà. Ma – dicono i medici – non potrà più camminare”.

L’articolo riprende le parole di Roberto Rossi, nuovo procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Bari che con la sua sostituta, Bruna Manganelli, sta indagando su quella notte. “Spesso ci chiedono: siete preoccupati? Io direi che siamo occupati. Nel senso che oggi c’è la reazione dello Stato. C’è l’attenzione investigativa e delle istituzioni a un territorio che ha bisogno di noi. Se calasse questa attenzione, allora sì, mi preoccuperei. Ma c’è invece un altro tema che mi preoccupa: la politica non è sufficientemente attenta. Hanno sparato a un bambino: cosa diavolo deve succedere ancora per indignarsi? Gridare, denunciare. Dov’è la parola mafia nei discorsi della politica? Nazionale e locale. Il silenzio in questi anni è stato il miglior alleato dei mafiosi. Parlare è necessario, anche se può significare perdita di consenso nel territorio. È inaccettabile che si spari a un bambino per strada. E lo è altrettanto che non si venga qui per strada a dire che, no, non si può”.

Ma come detto, Anastasio non l’unica vittima estiva. C’è anche Bonaventura freddato in corso Mucci. “Alla vigilia di Ferragosto – riporta l’articolo – hanno sparato ancora. E a morire è stato un pregiudicato di 32 anni. E qui le notizie sono due. La prima: per gli investigatori è stata una risposta all’omicidio di Anastasio, in cui Bonaventura potrebbe essere direttamente coinvolto. Poi, non hanno sparato a caso. Hanno aspettato che Bonaventura fosse con suo nipote. Un ragazzino. Come Dodo. Perché nel vocabolario della mafia di Foggia, la prima parola è vendetta. Anzi, le notizie forse sono tre: Dodo sta un po’ meglio. E forse, da grande, potrà camminare”. (In alto, Landella e Iaccarino; sullo sfondo, il Comune di Foggia nella grafica di Repubblica)

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