Augurò “buon anno alla malavita di Foggia”, ora picchia un agente della Penitenziaria. Nuova aggressione nel carcere cittadino

Il noto Giuseppe Perdonò ha sferrato un pugno in faccia ad un poliziotto con la pretesa di recarsi in barberia nonostante il servizio inattivo

“Ancora un’aggressione ad un poliziotto penitenziario nel penitenziario di Foggia che dimostra come la politica del buonismo che ha regalato le carceri in mano ai detenuti, ne ha di fatto azzerato la sicurezza e la legalità”. Lo riporta una nota stampa divulgata dal segretario nazionale del Sappe, Federico Pilagatti. “I fatti: ieri pomeriggio verso le ore 14 in un reparto detentivo del penitenziario foggiano, un assistente della polizia penitenziaria è stato aggredito da un detenuto foggiano (il 33enne Giuseppe Perdonò, ritenuto dagli inquirenti vicino alla batteria mafiosa Moretti-Pellegrino-Lanza, ndr), noto alla cronaca per aver augurato la sera di Capodanno ai detenuti un buon anno (alla malavita di Foggia, ndr), esplodendo in aria diversi colpi di pistola. Anche in questo caso la vile aggressione è avvenuta a seguito del diniego del poliziotto di far uscire dalla stanza il detenuto che voleva andare in barberia ben sapendo che il servizio non era attivo”.

Perdonò ha chiesto “di andare al passeggio ed appena uscito dalla stanza, ha sferrato un pugno ed un forte schiaffo sul viso del poliziotto che ha riportato un trauma che ha richiesto una prognosi di alcuni giorni. Ormai la delegittimazione dell’unico baluardo a garanzia delle istituzioni nelle carceri, ha ingenerato nei detenuti la convinzione che possano fare tutto quello che vogliano, con arroganza e prepotenza, mentre i poliziotti che cercano di far rispettare le leggi e la legalità sono sottoposti, giornalmente, a minacce, aggressioni verbali e di fatto.

Purtroppo – continua Pilagatti – tutto ciò accade anche perché un’istituzione voluta da una certa politica quali i ‘garanti dei detenuti’, (un doppione visto che la legge già prevede da anni un ‘vero garante dei detenuti’ che è il magistrato di sorveglianza) non si preoccupa di verificare in maniera corretta quello che effettivamente accade nelle carceri, ma fanno solo da cassa di risonanza per i detenuti, con lo scopo di affossare del tutto la sicurezza e l’istituzione carceraria. Infatti, i garanti sono pronti, in prima fila, a denunciare, stigmatizzare, talvolta calunniare la polizia penitenziaria, e poi di fronte alle decine e decine di aggressioni agli agenti, alle centinaia di episodi di violenza verbale e fattuale dei detenuti spariscono, si nascondono, diventano invisibili. Ma a questo punto i garanti dei detenuti a che servono? Non dovrebbero garantire una maggiore correttezza dei detenuti nelle carceri invece di fare i loro portavoce per gettare fango sulla polizia penitenziaria? E di fronte a questo sfascio delle carceri, il ministro ed i vertici romani dell’amministrazione penitenziaria mandano in giro commissioni, non per verificare la catastrofica situazione delle carceri e dei poliziotti, che giornalmente subiscono aggressioni o peggio, ma a cercare colpevoli da sacrificare a beneficio di politici, mass media, opinione pubblica, per nascondere le loro colpe.

Proprio per questo il SAPPE non ci sta più – conclude -, e dopo varie riunioni con i poliziotti della regione che non ce la fanno più, sta organizzando una manifestazione di protesta, poiché non è più possibile lavorare in grave carenza ed in forte pericolo tra l’incudine dei detenuti sempre più violenti e prepotenti, ed il martello dell’amministrazione penitenziaria pronta a colpire qualsiasi comportamento di difesa, adottato per riportare la legalità ed il rispetto delle leggi”.

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