Mafia in “Amica”: il processo a Lanza non finisce mai, sentenza slitta a giugno 2022! Intanto, fissata l’autopsia su “Bussolotto”

Mario Lanza resta l’unico imputato del procedimento penale “Piazza Pulita” per le presunte infiltrazioni dei clan nell’azienda dei rifiuti. Attesa per l’esame autoptico sul fratello Alessandro

Un processo infinito. Nuovo slittamento per la sentenza di “Piazza Pulita”, procedimento penale a carico del 40enne Mario Lanza alias “Marittil Malavita”, ritenuto contiguo alla batteria mafiosa della “Società Foggiana”, Sinesi-Francavilla. L’altro imputato era il fratello 43enne Alessandro detto “Bussolotto”, trovato morto impiccato nel carcere di Foggia sabato scorso.

Oggi in Corte d’Appello a Bari era attesa la decisione finale dei giudici, ma è sopraggiunto l’ennesimo rinvio in quanto un componente del Collegio aveva già preso parte al precedente processo annullato dalla Cassazione. Ricordiamo, infatti, che l’Appello nei confronti dei Lanza si era già tenuto con condanna a 7 anni di carcere per entrambi gli imputati, poi però la Corte Suprema aveva annullato la sentenza ordinando un nuovo processo di secondo grado. L’appuntamento in aula è fissato per giugno 2022. Nel frattempo, cresce l’attesa per l’autopsia sul corpo di “Bussolotto”. Domani il conferimento dell’incarico, poi potrà svolgersi l’esame.

Una telenovela giudiziaria 

Sembra non finire mai il processo ai Lanza, arrestati il 6 aprile del 2012 con l’accusa di estorsione aggravata dalla mafiosità ai danni dell’ex “Amica”, azienda che si occupava della gestione dei rifiuti a Foggia. Secondo l’impianto accusatorio, la società sarebbe stata costretta a pagare gli stipendi ai due dipendenti, senza che avessero mai lavorato. I Lanza avrebbero persino costretto alcuni dipendenti dell’azienda ad accompagnarli, con l’auto di servizio, a sbrigare commissioni personali. Vicende che, stando ai magistrati, sarebbero aggravate dalla mafiosità in quanto l’Amica sarebbe stata costretta “a mantenere il rapporto lavorativo in atto, nonostante i due imputati non svolgessero alcuna attività”. Inoltre, sotto la “minaccia consistita nell’aver fatto chiaramente intendere che se l’Amica si fosse opposta alle loro pretese, vi sarebbero state ritorsioni personali e familiari nei confronti dei responsabili”. Fatti risalenti al 2009, mentre il blitz “Piazza Pulita”, come detto, risale al 2012.

I Lanza brothers vennero condannati in primo grado a 7 anni e 2 mesi a testa, sentenza del gup del Tribunale di Bari del 2013, poi ci fu l’assoluzione in appello nel 2015ma quest’ultima sentenza venne annullata nel 2017, dopo il ricorso della Procura generale di Bari. Fu dunque celebrato un secondo processo d’appello conclusosi nel 2019 con la condanna dei Lanza a 7 anni e 2 mesi. Verdetto annullato pochi mesi fa in seguito ad un ricorso del collegio difensivo. Insomma, un ping pong infinito che oggi ha visto andare in scena un nuovo capitolo, ancora una volta senza alcun esito.

Federico Trisciuoglio

Le condanne ai Trisciuoglio

Per “Piazza Pulita” sono già stati condannati in via definitiva, il boss Federico Trisciuoglio detto “Enrichetto lo Zoppo” e il figlio Giuseppe; i giudici inflissero ad entrambi la pena di 7 anni e 2 mesi per estorsione aggravata dal metodo mafioso. I Trisciuoglio, ai vertici della batteria omonima, costrinsero l’azienda dei rifiuti a “mantenere in atto il rapporto lavorativo instaurato con Giuseppe Trisciuoglio corrispondendogli stipendi per un importo netto di 66mila euro dal 2006 al giorno dell’arresto nonostante non svolgesse palesemente alcuna attività lavorativa”. (In alto, nei riquadri, Alessandro e Mario Lanza; sullo sfondo, l’ex sede di “Amica” in una foto della gazzetta del mezzogiorno scattata all’epoca del blitz “Piazza Pulita”)

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