Sesso alla Caritas di Foggia, in aula il prete vittima di estorsione. Uno degli imputati avrebbe “deficit cognitivi”

Il sacerdote ha risposto alle domande del pm, ma non sono mancati i momenti di tensione, dettati da alcuni crolli emotivi della parte offesa. Ascoltati anche alcuni messaggi e telefonate

Nuova udienza del processo a carico di due 40enni foggiani, accusati di avere estorto all’ex direttore della Caritas Diocesana la somma di 11.500 euro (a fronte dei 20.000 richiesti), con la minaccia di diffondere alcuni video (girati all’insaputa del sacerdote), nei quali si vedeva il prelato in atteggiamenti sessuali con uno dei due. Gli imputati si dichiarano innocenti e anzi accusano il sacerdote di avere approfittato delle condizioni di minorazione fisica di A.D. per avere favori sessuali, mentre l’altro imputato L.M. avrebbe ingiuriato e minacciato il sacerdote perché indignato da quanto accaduto all’amico disabile mentale.

In una documentazione medica relativa all’imputato A.D. si legge: “Deficit cognitivi e ripercussioni negative anche sulla capacità di critica e di giudizio. Evidenti danni organici cerebrali”. Per la difesa, l’imputato non sarebbe in grado di percepire in maniera esatta la realtà e sarebbe facilmente influenzabile. Una tesi tutta da provare nel corso del procedimento penale in Corte d’Assise. Non è escluso che, a riguardo, i giudici possano disporre una perizia ad hoc.

Ma quella odierna è stata soprattutto la giornata della parte offesa. Il parroco è stato ascoltato per diverse ore dal pm Stella, rigorosamente a porte chiuse data la delicatezza dei temi trattati. Il controesame è stato invece fissato per fine settembre. In aula non sono mancati i momenti di tensione, dettati da alcuni crolli emotivi della vittima. Un perito ha anche ascoltato vari messaggi e chiamate registrate durante l’inchiesta. Il processo è ancora alle battute iniziali, in agenda numerosi testi indicati da pm, legali difensori e avvocati della parte offesa. Nella lista anche i comici Pio e Amedeo e il giornalista de “Le Iene”, Pablo Trincia che all’epoca dei fatti sarebbero stati contattati da L.M.. Secondo il legale dell’imputato, il suo assistito voleva che tutti sapessero cosa era accaduto ed era intenzionato, in qualche modo, a “vendicare” l’amico con disabilità. (In alto, foto archivio)

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