La piovra mafiosa al Comune di Foggia, svelati gli Omissis della relazione di scioglimento. 114 dipendenti “con pregiudizi di polizia”

Tecnostruttura, servizi e politica piegati ai voleri dei clan della “Società Foggiana”. La ricostruzione del prefetto Esposito

“Tassa di sovranità” con le estorsioni per alimentare il sodalizio, condizionamento politico e piano di presa “egemonica” della città con il raggiungimento di fasce ampie del tessuto sociale. Così la “Società Foggiana” (strutturata in tre batterie: Sinesi-Francavilla, Moretti e Trisciuoglio), secondo la relazione di 135 pagine dei commissari firmata dal prefetto di Foggia Carmine Esposito che ha cristallizzato uno spaccato inquietante, è entrata in Comune per gestire – direttamente o indirettamente – gli appalti più succulenti, con la complicità di molti politici. L’humus, peraltro, negli ultimi anni è stato particolarmente fertile, per via della “scarsissima propensione alla denuncia” da parte di cittadini e imprenditori. “Tra i ceti più poveri e bisognosi – scrivono nella relazione finale – viene reclutata la manovalanza delle ‘batterie’ in cambio di aiuti e sostegni economici”.

Uno scambio sul bisogno che ha trascinato la città nelle sabbie mobili, per via dell’asse perverso tra criminalità, politica e imprenditoria. “Tali dinamiche – viene precisato – finiscono per far affermare le consorterie criminali come punto di riferimento riconosciuto per queste fasce di popolazione”. Le stesse che sono risultate decisive nelle tornate elettorali. Il voto controllato e pagato, secondo le carte, è stato alla base del successo di diversi assessori e consiglieri, oltre che ovviamente dell’ex sindaco Franco Landella. Qualcuno inveiva contro il lavoro antimafia della Prefettura (“queste interdittive hanno rotto il cazzo”), mentre altri sfilavano soldi pubblici e li rendevano in contanti per il proprio tornaconto elettorale.

I soldi in contanti dal cassetto per i bisognosi

Tutto è partito da un esposto in Prefettura. Un documento al quale sono state allegate le copie di documenti che attestano la liquidazione di alcune somme a favore di persone bisognose. Ad occuparsene, direttamente l’assessora Erminia Roberto, che ha allungato il denaro prelevato direttamente dal cassetto degli uffici. La “sistematica prossimità” agli ambienti criminali trova conferma nella vicenda fotografata e ripresa dalle telecamere del Comune che l’ha vista coinvolta con Leonardo Francavilla, cugino dei due più noti fratelli Francavilla (capi del clan Sinesi-Francavilla), prima minacciata in Commissione Welfare (Francavilla minacciò di rivelare l’attività svolta su impulso di Roberto per procacciare voti all’amministrazione Landella facendo riferimento alle promesse di contributo o alla sistemazione di sua moglie in un supermercato), e poi protagonista “pro manibus” della consegna della dazione di danaro “dalla propria scrivania”.

“Il maneggio del denaro della pubblica amministrazione è riservato agli agenti contabili interni (tesoriere ed economo), tenuti all’osservanza di precise regole di contabilizzazione e rendicontazione”, scrive la Commissione.

Tutta la vicenda, con particolare riferimento al colloquio fuori dalla Commissione della consigliera Roberto insieme ad un collega (non era più amministratrice, si era all’inizio del secondo mandato Landella) e Francavilla, secondo la Commissione, “evidenzia l’asservimento del munus pubblico a logiche clientelari non scevre da particolari attenzioni per soggetti contigui alla criminalità mafiosa e in una innaturale ingerenza di un organo di indirizzo politico amministrativo in poteri riservati agli organi di gestione”.

“Il ruolo ricoperto dalla consigliera, quale assessora ai Servizi Sociali, non giustifica le interlocuzioni sistematiche con un soggetto che la stessa conosce quale appartenente ad una famiglia mafiosa – le quali, al più rientrerebbero nelle competenze degli organi di gestione – ma anzi le rende incomprensibili se non alla luce di rapporti confidenziali, inammissibili per un amministratore locale”.

Federico Trisciuoglio

I nomi di Capotosto, Longo e Iacovangelo. Scapato per l’opposizione 

Nella relazione della Commissione d’accesso per la verifica di infiltrazioni mafiose compare spesso il ruolo del consigliere eletto nelle fila dell’Udc Tonino Capotosto, suocero di un giovane, a sua volta parente di persone vicine ad una delle batterie della Società.

Su Bruno Longo emergono non poche ombre, oltre a quelle sull’indagine Nuvola D’Oro. Dagli accertamenti l’ex An che nel 1976, negli anni di piombo, ebbe anche una condanna per porto d’armi abusivo, risulterebbe intestatario di un alloggio popolare, dove in realtà vive il compagno di una donna, sorella di un pregiudicato appartenente alla Società, iscritto agli atti in DecimAzione e condannato per altre vicende a 11 anni di reclusione. Longo come si sa e come si legge dimora invece in una villetta Caroprese nei pressi del multiplex GrandApulia.

Non è esente da attenzioni neppure l’opposizione. La Commissione scrive diffusamente di Giulio Scapato, eletto nella lista civica “La città dei diritti”. Si riferisce dell’atto intimidatorio alla sua autovettura, che lo condusse a dimettersi da presidente del Consiglio pro tempore dopo la sfiducia a Leo Iaccarino, ma anche del tempo in cui era assessore all’Annona nell’amministrazione Ciliberti, quando emersero colleganze nella indagine Piazza Pulita tra una cooperativa che gestiva i parcheggi e la criminalità organizzata. In quella circostanza emerse un ruolo poco chiaro, scrive la Commissione. L’assessore era intervenuto per “accontentare” le richieste della cooperativa.

40 euro a voto (dopo aver mostrato la foto)

L’altra posizione di rilievo riguarda un consigliere comunale eletto con Landella. La Commissione ha evidenziato anzitutto le cointeressenze economiche del consigliere in imprese che riflettono la presenza di soggetti vicini alle consorterie mafiose foggiane. Il politico, infatti, è socio di una cooperativa che gestisce servizi per conto del Comune.
La Commissione ha dato risalto anche alle frequentazioni: “Lo stesso, infatti, è stato più volte controllato con soggetti controindicati specie per un esponente dell’amministrazione comunale” – scrivono.

Durante le elezioni, in un seggio elettorale, “il segretario del seggio chiedeva l’intervento del personale delle Forze di polizia in servizio di vigilanza presso il plesso scolastico, segnalando di aver udito, proveniente da una cabina elettorale, dove un elettore stava votando, il rumore di uno scatto fotografico. I successivi accertamenti hanno permesso di verificare al personale intervenuto che l’elettore aveva ritratto con il telefono cellulare la propria scheda – è riportato nel documento -, con l’espressione di voto per OMISSIS per la lista ‘OMISSIS’ e per il candidato OMISSIS e che la fotografia era stata inviata al proprio figlio tramite whatsapp”.

“Quest’ultimo il giorno successivo ha rilasciato spontanee dichiarazioni alla OMISSIS, facendo presente che il giorno prima egli aveva inviato tramite telefono al proprio genitore la fotografia della scheda elettorale da lui votata come sopra, chiedendogli di esprimere analogo voto e di inviargli la relativa fotografia. Ciò in quanto, essendo disoccupato ed in precarie condizioni economiche, aveva deciso di aderire alla richiesta rivoltagli da una persona incontrata casualmente e di cui non ha saputo fornire l’identità, che gli aveva chiesto di votare per il candidato OMISSIS e di estendere la richiesta anche ad altre persone, promettendogli un posto di lavoro se avesse fornito la prova del voto espresso. Su tale episodio è stata data comunicazione di notizia di reato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Foggia”.

Il prefetto di Foggia, Carmine Esposito

“Un ulteriore episodio – aggiungono – è stato riscontrato durante mirate attività d’indagine che hanno permesso di individuare altre persone che avevano ritratto con il cellulare la propria scheda elettorale votata a favore del candidato in questione, come prova da fornire ad una persona che aveva promesso loro, in cambio, il pagamento della somma di 40 euro per ogni voto.
Le indagini hanno consentito, altresì, di acclarare come un esercizio pubblico di Foggia abbia costituito, soprattutto per la tornata elettorale delle Regionali, un vero centro di riferimento per la compravendita del voto elettorale, tant’è che proprio OMISSIS spontaneamente dichiara come lui stesso e la di lui fidanzata in detto luogo concordano il mercimonio con OMISSIS, poi definitosi positivamente con il pagamento delle previste 40,00 (quaranta) euro, percepite pro-capite dall’indagato e dalla OMISSIS”.

Sulla base delle indagini svolte gli investigatori concludono: “Sulla scorta degli elementi raccolti si presume che sia stato messo in campo un sistema illecito davvero organizzato con meticolosità che si è potuto pregiare di un passaparola vincente e capillare che ha coinvolto un numero importante di personaggi, ovviamente garantito da un rilevante investimento economico da parte di qualcuno e/o di coloro che avevano interesse alla vittoria elettorale di un determinato candidato. Riguardo a tali accadimenti, la OMISSIS ha inviato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Foggia comunicazione di notizia di reato OMISSIS. La ricostruzione effettuata dalla Commissione evoca logiche ampiamente ricattatorie connesse all’esercizio del fondamentale diritto di elettorato attivo, piegato agli interessi di un pubblico amministratore che, invece, dovrebbe garantire la tutela dei diritti costituzionalmente garantiti”.

Corona, una delle operazioni antimafia più importanti degli ultimi 10 anni

Tecnostruttura

La Commissione ha analizzato le posizioni soggettive dei dipendenti comunali e ben 114 risulterebbero oggetto di pregiudizi di polizia. L’organo si concentra sul dipendente che faceva da ufficiale di collegamento con le batterie per il caro estinto e su Antonio Parente, funzionario coinvolto in Nuvola d’Oro. Paragrafo a parte anche per la moglie dell’ex sindaco Daniela Di Donna. Una dipendente invece è proprio legata ad un membro della Società condannato in primo grado per il reato di estorsione.

I servizi

Tanti i servizi comunali che hanno subito le infiltrazioni mafiose. Sono ben 8 secondo le risultanze della Commissione: i servizi semaforici, la videosorveglianza, l’accertamento e la riscossione dei tributi, la gestione dei bagni pubblici, la manutenzione del verde, il servizio di bidellaggio nelle scuole comunali e il buco nero degli alloggi popolari.

Per quanto riguarda i semafori il caso è stato ampiamente dibattuto in ordine alla posizione dell’azienda Segnaletica Meridionale, colpita da interdittiva antimafia. Il Comune ha rallentato e stoppato ogni verifica sulla presenza dell’impresa nella white list prefettizia, costituendo da parte dell’amministrazione Landella, come si legge nella relazione un “topos contrattuale”, in frode alla legge, creando “disordine amministrativo”, teso a favorire una impresa di famiglia di una delle batterie della Società con “coraggiose semplificazioni amministrative”, nonostante le sollecitazioni della Prefettura. “La vicenda amministrativa conferma una malcelata difficoltà nell’amministrazione comunale di Foggia ad affrancarsi dal rapporto milionario con un’impresa mafiosa”. Stesso atteggiamento anche nei confronti dell’impresa che gestiva la videosorveglianza.

Landella e sua moglie

Sui tributi la Commissione evidenzia la celerità con cui il Comune ha acquisito la cessione del ramo d’azienda di Aipa ad Adriatica Servizi. “L’importo milionario del contratto e la sensibilità del settore avrebbero richiesto quanto meno una attenta verifica sulla sussistenza di tutti i presupposti per il subentro”. L’impresa non ha fornito informative sulla sua iscrizione alla white list al Comune. La richiesta è stata fatta solo 21 giorni dopo la determinazione della presa d’atto. In più la Commissione ha messo in risalto “una inopinabile quanto ingiustificata interpretazione in melius del contratto, che si è oggettivata con un arricchimento dell’impresa contraente fuori da ogni previsione contrattuale”. La Adriatica Servizi ha ricevuto una interdittiva antimafia.

La Commissione si spinge oltre indicando un cointeresse economico tra uno degli amministratori della società e i suoi parenti, capi clan della batteria. Non c’è solo il dato geneaologico a pesare su tributi e servizi cimiteriali secondo i commissari. Nel caso del cimitero si prende in esame anche la inopinabile prossimità della Giunta con gli imprenditori, ai tempi di Gianni Mongelli sindaco. Il project financing si legge nella relazione non era economicamente congruo e si sono fatte anche delle modifiche dello stato dei luoghi. La Commissione fa anche le pulci sull’ampliamento cimiteriale, non previsto al momento dell’offerta. Tutto il procedimento è “claudicante” e conferma la particolare “sollecitudine” del Comune di Foggia a riempire di contenuti il contratto, pieno di “aggiustamenti procedimentali”. Dentro le casse di quelle società che operano “sotto lo scudo della batteria”, si legge, “convogliano somme pari a più di 50 milioni di denaro pubblico”.

Erminia Roberto

I bagni pubblici di Cep e Incoronata erano gestiti direttamente da imprese collegate alla malavita, con contratti continuamente in deroga. “Il disordine amministrativo, anche in questo caso, ridonda a vantaggio di imprese adiacenti ad ambienti malavitosi”. 5,7 milioni all’anno è il valore dell’appalto del verde, avviato con l’amministrazione Mongelli. Un rapporto contrattuale che si rafforza negli anni con l’aggiunta di altri 10 milioni d’appalto per altre incombenze. Anche qui il Comune non ha verificato gli obblighi antimafia. Nella cooperativa lavorano diversi soggetti coinvolti in reati di detenzione, spaccio e furto aggravato con associazione di stampo mafioso. Addirittura c’è un dipendente indagato per tentato omicidio, nipote di un elemento di vertice di una delle batterie della Società.

Per il bidellaggio il vulnus oltre che nel procedimento è tra i soci della cooperativa Astra, che la Commissione indica come una impresa del tutto assoggettata al potere mafioso. Sugli alloggi c’è tutto il marcio denunciato da Pippo Cavaliere anche in sede di Commissione Antimafia.

Oltre al sistema tangentizio messo su dai clan per ottenere una casa popolare, con il pagamento di una dazione, c’è la sistematica assegnazione di case popolari a mogli, figli o affini di esponenti di spicco della Società Foggiana. La Commissione cita 3 esempi, tutti riferibili a parenti di prima fascia. Tra i 323 richiedenti figurano moltissimi beneficiari sine titulo, appartenenti a famiglie mafiose. (In alto, Landella e Di Donna; sotto, il prefetto Esposito, Roberto, Longo, Capotosto e Scapato)

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