“Fallimento monoclonali a Foggia, sono deluso”. Il capo area Covid del Riuniti: “Più ricoveri per colpa di medici ignoranti e no vax”

Incredulo Sergio Lo Caputo che avverte sui rischi della variante Delta: “Più infettante e più patogena”. E individua i 3 “idealtipi” contrari ai vaccini, tra cui quelli con limiti culturali e i “furbi”

“Le persone non sfruttano gli anticorpi monoclonali a Foggia, sono molto deluso”. È incredulo il professor Sergio Lo Caputo, da dicembre a capo dell’area Covid con 33 posti letto al “Riuniti”. La scarsa propensione all’approccio terapeutico, decisivo nelle prime fasi della malattia, lo spiazza. “È una delle pochissime armi a disposizione contro il virus, ma in 3 mesi abbiamo trattato solo 9 pazienti – dice a l’Immediato -, un numero risibile se si pensa che in altri centri selezionati per la sperimentazione ne hanno assistiti un centinaio. La principale responsabilità, in questo caso, è dei medici di medicina generale”.

Non proprio una novità. Qualche mese fa, infatti, il direttore generale del Policlinico, Vitangelo Dattoli, aveva richiesto un incontro al presidente dell’Ordine, Pierluigi Nicola De Paolis, per sostenere un approccio differente nelle prime fasi della malattia. Ma i risultati sono stati evidentemente scarsi. “C’è una ignoranza preoccupante di una parte dei medici e della popolazione – afferma Lo Caputo -, questo è alla base del numero maggiore di ricoverati quest’anno rispetto all’anno scorso. Anche allora ci siamo rilassati, e poi abbiamo assistito ad una ripresa preoccupante della circolazione e delle ospedalizzazioni. Ora, da questo punto di vista, siamo già avanti, nonostante la campagna vaccinale. Abbassare la guardia ora significa sostenere una variante, la Delta, che è più infettante e più patogena. Per semplificare, è più cattiva delle precedenti, perché causa polmoniti più gravi e casi clinici più gravi”.

Attualmente, nell’hub di Foggia sono ricoverati poco più di 50 pazienti, per gran parte (poco meno del 90%) non vaccinati. La media d’età è di poco superiore ai 50 anni. Dei sei in Rianimazione, nessuno è vaccinato. “Ci sono pochi pazienti vaccinati, ma si tratta di anziani con comorbilità, ovvero di individui che manifestano già diverse malattie in corso al momento del ricovero per Covid. Mentre nel caso dei non vaccinati il quadro cambia completamente. Queste persone vengono trovate dal virus che si manifesta in maniera più aggressiva, con polmoniti importanti e, dunque, con la necessità di un supporto respiratorio intensivo”.

Anche in questo caso, il fallimento dei monoclonali si fa sentire. “Mi hanno telefonato pazienti che si sono negativizzati dopo 5 giorni in seguito al trattamento – fa sapere -, mentre altri non sottoposti agli anticorpi hanno dovuto attendere anche 3 mesi. Altri hanno recuperato olfatto e gusto dopo 4 giorni. Risultati straordinari. Ma serve agire con tempismo, perché anticipare la malattia per noi che facciamo malattie infettive è decisivo. Invece ci ritroviamo dinanzi ad atteggiamenti incomprensibili dei medici di medicina generale e delle Usca, gli unici a poter somministrare i monoclonali dell’Aifa. In alcuni casi il mancato utilizzo dell’approccio terapeutico ha peggiorato la condizione del paziente poi arrivato in reparto, con una complicazione: quando cominci con l’ossigeno non puoi più utilizzare le proteine. Purtroppo devo constatare che anziché stare al passo del Covid, stiamo sempre due passi indietro. Per fortuna il reparto creato come area cuscinetto, con 10 posti letto in Malattie infettive che sono serviti come subintensiva, ha limitato i danni. Ma occorre cambiare approccio nella popolazione e, ribadisco, tra i medici”.

Poi conclude con i 3 “idealtipi” avversi alle vaccinazioni. “Abbiamo individuato tre tipologie – conclude l’infettivologo -, quelli con limiti culturali che non hanno compreso la portata della pandemia, che andrebbero supportati; i furbi che attendono la vaccinazione altrui, fino al raggiungimento dell’immunità di gregge; infine, i ‘no vax’ ideologicamente orientati”.

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