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Home - All’Antimafia di Bari l’inchiesta sulla morte di Anastasio, ucciso a San Severo. Si scava nel mondo dei clan della città

All’Antimafia di Bari l’inchiesta sulla morte di Anastasio, ucciso a San Severo. Si scava nel mondo dei clan della città

Di Francesco Pesante
15 Luglio 2021
in Cronaca
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Finisce alla DDA di Bari l’inchiesta sull’omicidio di Matteo Anastasio, 42enne pregiudicato di San Severo trucidato in viale Matteotti durante la festa per la vittoria della Nazionale italiana agli Europei di calcio. Del caso se ne sta occupando la magistrata Bruna Manganelli (foto sopra), esperta di criminalità organizzata sanseverese. Le modalità eclatanti dell’agguato e la presenza di una forte contrapposizione tra i clan della città hanno infatti spinto alla decisione di spostare le indagini all’Antimafia di Bari. Ci sarebbe, infatti, la mano della mala dietro l’agguato sanguinoso della notte tra l’11 e il 12 luglio. Due i killer in azione, a bordo di uno scooter e con i caschi integrali. Uno dei sicari ha esploso cinque colpi di pistola utilizzando una calibro 7,65: due proiettili hanno centrato Anastasio a testa e collo, uno ha trafitto all’addome il nipotino della vittima, un bambino di 6 anni. Altri due colpi sono andati a vuoto. Una terza persona, la compagna del pregiudicato ucciso, è rimasta illesa. La donna è nipote di Michele Russi alias “Lillino Coccione”, ammazzato con altrettanta efferatezza nel salone di un barbiere il 24 novembre 2018.

Chi indaga scava soprattutto nel mondo dei clan mafiosi della città e nel business degli stupefacenti che per anni ha arricchito le tasche dei boss. Non si esclude che dietro l’agguato ci sia la voglia di qualcuno di colmare il vuoto di potere lasciato dai capimafia storici, tutti in carcere dopo la maxi operazione “Ares” del 2019. I padrini Franco Nardino, Roberto Nardino e Severino Testa sono già stati condannati a lunghe pene, mentre è ancora sotto processo Giuseppe La Piccirella. Anastasio, precedenti per droga, stando agli investigatori avrebbe gravitato nell’orbita del clan Nardino rivale del gruppo Testa-La Piccirella. Le due organizzazioni criminali sono state ritenute “autonome e indipendenti” rispetto alla “Società Foggiana” proprio nell’inchiesta “Ares” della DDA di Bari.

https://www.immediato.net/wp-content/2021/07/agguato-san-severo-OK.mp4

Gli inquirenti non escludono collegamenti tra alcuni degli omicidi che si sono consumati nell’Alto Tavoliere negli ultimi quattro anni. La morte del 42enne Anastasio, infatti, potrebbe essere strettamente connessa a quella del fratello Giuseppe (padre del bimbo ricoverato), ucciso il 5 febbraio 2017 in via Taranto. Per quel fatto di sangue era sospettato Matteo Masullo detto “Bacchettone” per la sua altezza, un giovane di 30 anni svanito nel nulla la sera del 7 febbraio 2017, soltanto due giorni dopo l’agguato di via Taranto. Masullo era a Termoli dalla fidanzata ma si allontanò dopo aver ricevuto una telefonata: “Rientro tra poco”, disse alla giovane, ma di “Bacchettone” non si seppe più nulla, sicuramente vittima di lupara bianca. La sua auto fu ritrovata qualche giorno dopo in una masseria abbandonata di San Severo.

C’è poi il netturbino Pasquale Maiellaro, amico di Masullo, vittima di agguato a Torremaggiore il 28 aprile del 2017, ennesimo omicidio irrisolto dell’Alto Tavoliere. Nel 2002 Maiellaro uccise il 22enne Nazario Protano durante una lite per futili motivi. Sempre quell’anno, il 18 giugno, Giuseppe Anastasio ammazzò per un tragico errore la 12enne Stella Costa nel tentativo di eliminare un “rivale” in amore. Una scia di sangue lunga 19 anni, piena di intrecci e misteri. Sta agli investigatori fare luce sull’ennesima guerra di mafia a San Severo.

Il bollettino del Riuniti di Foggia

Nelle scorse ore, l’ospedale di Foggia ha diramato il bollettino medico sulle condizioni di salute del bambino di 6 anni trasferito di recente a Bari. “Relativamente al bambino di 6 anni ferito in un agguato a San Severo – si legge -, si comunica che il piccolo, che era ricoverato per lesioni da arma da fuoco presso il Policlinico Riuniti di Foggia dove gli sono stati assicurati tutti gli interventi fondamentali per stabilizzare le funzioni vitali, è stato trasferito ieri sera per la prosecuzione delle cure all’Ospedale Giovanni XXIII di Bari, struttura con finalità e specifiche attrezzature pediatriche. 

Le condizioni del piccolo, apparse subito molto critiche a causa delle lesioni multiple procurate dal proiettile in diversi organi interni, hanno richiesto un trattamento intensivo iniziale presso il Policlinico Riuniti di Foggia dove sono state chiamate ad operare diverse équipe specialistiche. Una volta completate le procedure assistenziali salva vita e rese più stabili le condizioni del bambino, è stato ritenuto opportuno trasferire il piccolo paziente presso l’Ospedale Giovanni XXIII di Bari, orientato al trattamento delle specifiche problematiche pediatriche”.

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Tags: DdamafiaOmicidio AnastasioSan Severo
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