Don Uva, licenziata nel 2006 chiede il conto a nuova società. Tribunale Foggia le dà ragione, Universo Salute: “Sentenza errata, faremo ricorso”

“La società Universo Salute, che ha acquisito i tre complessi ospedaliero-assistenziali Don Uva (sedi a Bisceglie, Foggia e Potenza) dovrà rispondere anche delle cause lavoro del vecchio gestore, la Congregazione Ancelle delle Divina Provvidenza in amministrazione straordinaria”. Lo dichiara l’avvocati Gabriella Guida ed Enzo De Michele dopo la sentenza del giudice del lavoro del Tribunale di Foggia, depositata in data 11 maggio 2021, nell’ambito di un giudizio di opposizione a un precetto avanzato da una ex dipendente licenziata nel 2006 e reintegrata con una sentenza della Corte di appello di Bari nel gennaio 2018, a passaggio avvenuto il 1° ottobre 2017 dei tre complessi aziendali dall’amministrazione straordinaria al nuovo gruppo imprenditoriale Universo Salute.

I legali difendono la lavoratrice deceduta a dicembre 2020, al cui figlio, precisano in una nota, “devono essere riconosciuti 14 anni e mezzo di stipendi, il giudice del lavoro Lilia Ricucci ha statuito che la sentenza pronunciata nei confronti della Congregazione Ancelle Divina Provvidenza spiega i suoi effetti anche nei confronti di Universo Salute”.
“In questo caso – precisano -, la dipendente era stata licenziata 11 anni prima del passaggio, per cui aveva fatto giudizio contro il vecchio datore di lavoro anche se gli effetti della decisione, ora, si sono trasferiti sul nuovo. Il 1° ottobre 2017, infatti, oltre 1400 lavoratori erano passati ad Universo Salute instaurando un nuovo rapporto di lavoro a condizioni economiche inferiori rispetto a quelle presso CDP e lasciandosi alle spalle eventuali pretese, avendo sottoscritto, dopo l’accordo al Mise del 9 febbraio 2017, a giugno 2017 dimissioni con il vecchio datore di lavoro condizionate al passaggio senza soluzione di continuità con la nuova impresa.
Le cose non sarebbero così – proseguono -. In 13 pagine, la sentenza del giudice del lavoro di Foggia chiarisce i motivi di tale decisione che riguarda la ‘deroga’ all’art. 2112 c.c. ovvero la possibilità, in caso di cessione di imprese, di non rispettare la normativa in materia di trasferimento del rapporto di lavoro da una società all’altra.
Richiamando il recente orientamento della Cassazione e la giurisprudenza comunitaria, secondo cui i rapporti di lavoro non devono avere soluzione di continuità, cioè non devono essere interrotti, il tribunale ha rigettato l’opposizione con cui Universo Salute aveva ottenuto uno stop al precetto (atto che prelude al pignoramento) notificato dai difensori della ex dipendente per il pagamento delle somme riconosciute dalla Corte di appello di Bari. Universo Salute è stata così legittimata a diventare parte processuale di questa causa ‘così come di eventuali altri giudizi'”.
Secondo i legali infatti “tale decisione ristabilisce il giusto equilibrio tra imprese e lavoratori e in questo caso afferma un importante principio per la tutela dei diritti di oltre 1400 lavoratori interessati dalla cessione dei tre complessi aziendali Don Uva. Inoltre, il legislatore regionale aveva espressamente condizionato nel 2017 il trasferimento dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività e l’accreditamento istituzionale degli ospedali di Bisceglie e di Foggia al rispetto dell’art.2112 c.c. nei confronti dei lavoratori ceduti, norma che invece non è stata applicata”.

Universo Salute: “Sentenza errata e lesiva, faremo appello”

Dopo la nota degli avvocati della controparte in giudizio, Universo Salute, rappresentata dal presidente del CdA Giancarlo Pecoriello, ha fatto sapere che “la sentenza in oggetto è errata e lesiva dei nostri diritti”. “Abbiamo già conferito mandato ai nostri legali per proporre appello, avvalendoci esclusivamente dei rimedi tipici previsti dal nostro ordinamento giuridico. La questione, dunque, lungi dall’essere stata definitivamente risolta, risulta ancora pienamente sub iudice e la società confida per un pieno accoglimento dell’impugnazione.

Ciò chiarito, la società si vede costretta a stigmatizzare l’uso distorto degli strumenti di comunicazione finalizzato a rendere mediatico un processo che non ha alcun interesse pubblico ed in cui la società è stata chiamata a rispondere per fatti di terzi, rispetto ai quali risulta essere del tutto estranea.

Verosimilmente, come si desume anche dalle espressioni contenute nel comunicato, lo scopo della diffusione mediatica della vicenda sembrerebbe essere quello di rivolgere un invito implicito agli ex dipendenti della CDP, espressamente evocati, ad intraprendere azioni nei confronti di Universo Salute, che, peraltro, si rivelerebbero manifestamente infondate”.

“I due legali – proseguono – hanno anche falsamente insinuato la illegittimità del trasferimento dei complessi aziendali per iniquità del corrispettivo pagato, affermazione che hanno già avanzato in altri giudizi e che risulta essere assolutamente infondata e diffamatoria, in quanto la procedura di acquisto è avvenuta tramite evidenza pubblica ed è stata sottoposta alla sorveglianza del Ministero dello Sviluppo Economico e del Tribunale di Trani; il corrispettivo pagato da Universo Salute per l’acquisto dei complessi aziendali, peraltro, è stato già ritenuto, in sede giudiziaria ed in via definitiva, congruo e rispettoso del procedimento, anche alla luce dei maggiori oneri derivanti dal costo del lavoro in esubero, di cui la società si è caricata, quale elemento migliorativo rispetto alle offerte degli altri concorrenti. Per tali condotte e per tali affermazioni, Universo Salute si riserva di proporre sia in sede disciplinare che in sede penale le opportune azioni”, concludono.





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