L’omicidio di Marcone, uno dei grandi misteri foggiani. Funzionari e imprenditori sospettati del delitto ma in 26 anni nessun colpevole

Il direttore dell’ufficio del Registro venne assassinato all’età di 57 anni nel portone di casa sua, in via Figliolia. Le indagini si focalizzarono su una presunta maxi frode fiscale per l’acquisto di terreni

Chi ha ucciso Francesco Marcone? Una domanda che 26 anni dopo non ha ancora una risposta. Un “cold case” che gli inquirenti provarono a riaprire anche qualche anno fa, ma finora senza alcun esito. Il 31 marzo 1995, Marcone fu assassinato a Foggia all’età di 57 anni nel portone di casa sua, in via Figliolia, traversa di corso Roma. Parcheggiò la Panda, entrò nell’edificio stringendo in mano un paio di buste con all’interno alcune pratiche, ma dopo aver salito pochi gradini una persona nell’ombra gli esplose due revolverate alla nuca. Il killer si dileguò indisturbato. Erano le 19:20.

Poco dopo giunse la figlia Daniela, oggi vicepresidente nazionale di Libera, l’associazione contro le mafie. “Quello è mio padre!”, urlò. La famiglia della vittima riferì agli inquirenti che Marcone, direttore dell’ufficio del Registro di Foggia, aveva presentato un esposto pochi giorni prima di morire. Scrisse: “L’ufficio non si avvale di figure intermediarie ma provvede alle comunicazioni ed alle notifiche direttamente ai soggetti interessati”. Fu un modo per avvertire notai, commercialisti e ragionieri di non dar retta a faccendieri pronti a spacciarsi come intermediari del Registro, promettendo favori per il disbrigo di pratiche.

Ad un paio di mesi dall’agguato, fu arrestato un funzionario del Ministero delle Finanze mentre vennero indagati a piede libero un costruttore foggiano e un imprenditore originario di una provincia campana. Il costruttore era accusato solo di abuso, mentre funzionario e imprenditore finirono tra i sospettati per la morte di Marcone. Le indagini ruotarono attorno ad una possibile maxi evasione fiscale legata alla compravendita di terreni su verde agricolo o privato ma destinati a suoli edificatori. Pratiche che erano sulla scrivania di Marcone il quale avrebbe potuto disporre accertamenti che avrebbero costretto gli interessati a pagare l’imposta Invim (sul valore aggiunto degli immobili) e la somma sarebbe stata molto elevata, intorno al miliardo di vecchie lire. Il funzionario venne sospettato di aver favorito imprenditore e costruttore rivelando come muoversi per pagare meno tasse. Ma nel 1998 la vicenda cadde nel vuoto e il gip, su richiesta della stessa procura, archiviò le accuse di omicidio ritenute assai deboli.

Nuova svolta nel maggio del 2001: quando un ex impiegato dell’ufficio del Registro fu destinatario di un’informazione di garanzia, sospettato di aver custodito la pistola (mai ritrovata) utilizzata per uccidere Marcone e che in origine apparteneva ad una guardia giurata. Anche al vigilante giunse l’informazione di garanzia per le ipotesi di simulazione di reato, cessione di arma e favoreggiamento. Il 16 febbraio 2002, l’ex impiegato del Registro morì in un incidente stradale mentre il 24 luglio 2004 il gip archiviò le accuse.

Il “messaggio di Marcone” sulla pagina di Libera

È comparsa oggi, sulla pagina Facebook del presidio di Libera Foggia intitolato a Nicola Ciuffreda e Francesco Marcone, una lettera immaginaria scritta direttamente dal compianto direttore dell’ufficio del Registro. La riportiamo.

Anche in quel lontano 1995 si era prossimi alla Santa Pasqua.

Da quel giorno sono trascorsi tanti anni eppure, oggi come allora, avrei voluto festeggiare la Pasqua circondato dai miei affetti più cari… da mia madre Ninella, da mia moglie Maria Pia, dai miei figli Daniela e Paolo e da tutti coloro che mi hanno voluto bene.

Purtroppo, non sono più con tutti voi da troppi insopportabili anni perché qualcuno ancora sconosciuto alla giustizia, quel 31 marzo di 26 anni fa, ha emesso una sentenza di morte nei miei confronti per essere “colpevole di onestà” e per aver fatto il mio dovere fino in fondo, da uomo giusto!

Mi piacerebbe un mondo di giustizia e verità, pieno di amore e libero dalla paura. Non si dovrebbe più assistere a scene di un uomo contro un altro uomo.

Basta con la violenza criminale che ogni anno continua a fare così tante vittime!

Basta…

Perché ci sono lacrime che non si possono asciugare…

Perché il male che si riceve non si può cancellare…

Oggi però non voglio che sia un giorno triste ma un giorno di festa, perché siete venuti in chiesa a pregare per me e voglio ringraziare tutti voi che continuate a tenermi nelle vostre preghiere e a manifestarmi affetto e stima.

Vi ringrazio tutti per la Memoria viva di me che portate avanti negli anni e nelle vostre vite, e per la calorosa vicinanza che manifestate alla mia famiglia.

Grazie.

Un caro saluto, il vostro Francesco



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